Provocazione, satira e irriverenza. Declinate in ordine alfabetico, parola per parola -dalla A di ‘Accoglienza’ (con l’Italia da gestire come un albergo ben tenuto, con prenotazioni, pagamenti e stanze da lasciare in ordine, “evitando di stuprare le turiste del terzo piano”), alla ‘Z’ di ‘Zoccola’ che non deve essere per forza un’offesa “perché non si deve essere razzisti con chi vende il proprio corpo”. E’ il dizionario ‘enciclopedico’, in poco più di 250 pagine che il conduttore radiofonico della Zanzara, Giuseppe Cruciani, offre ai lettori nel suo ‘Libertà – Tutto Cruciani’ dalla A alla Z, l’alfabeto del politicamente scorretto’, edito da Cairo, in vendita a 18 euro. Nella sua ricerca di quello che (quasi) nessuno ha il coraggio di dire, ma forse qualche volta ha attraversato il pensiero di tanti di noi, Cruciani pare indossare -mentre scrive- gli occhiali scuri che sempre ha con sé: li usa per filtrare ogni parola, innanzi tutto per mettere a fuoco ogni ‘etichetta’, e rimandarla al mittente. Così fa per ‘Antifascismo’ che è “l’idea fissa nella testa di chi non ha nulla in testa”, di chi “vede continuamente il ritorno del pelatone sotto altre spoglie”. Ce n’è anche per il linguaggio politicamente corretto, perché per esempio del ‘Body shaming’ non se ne può più. “Abbiamo trasformato ogni critica, ogni battuta, ogni azzardo in un possibile reato”, sbotta.
Per il conduttore romano anche il ‘femminicidio’ è una forzatura della realtà, perché “non esiste”. “E’ un essere umano che ne ammazza un altro. Tutto qui”. Con buona pace delle femministe e della legge che punisce quello, che per il codice penale, è un reato a se stante, fresco di approvazione. Qui Cruciani ha però la sponda del generale Vannacci, altro fautore dello stop al ‘femminicidio’. Il dizionario però punta soprattutto alla libertà, come rivela il titolo. E la libertà per Cruciani passa dall’antiproibizionismo. ‘Proibizionismo’ infatti per lui è “la grande illusione moralista. L’idea che se proibisci una cosa, quella cosa smette di esistere”. Prevale qui un anarchismo di fondo, che stavolta a destra non piacerà tanto. Il proibizionismo, ne è sicuro Cruciani “nella storia non ha mai funzionato una volta”. Ecco il caso del probizionismo dell’alcol negli Usa: “L’alcol non sparisce. Sparisce lo Stato dall’Alcol e arriva al Capone. Arriva la mafia. Arrivano i locali clandestini, il mercato nero, l’alcol adulterato che ammazza la gente”.
Qua e là, tra una parola e l’altra -ci sono anche ‘frociaggine’, ‘figa’, ‘clitoride’, ‘Corna’ ma lasciamo la suspense – spuntano anche nomi e cognomi. Sono i vari Sgarbi, Parenzo, Del Debbio, Funari, che sono finiti nel Pantheon di Cruciani. Il primo “è un liberissimo pensatore”. Uno “che non è possibile imbrigliarlo, non si fa circoscrivere”. Poi il racconto di un festino con due donne che vede Sgarbi lasciarlo fuori, quando Cruciani sperava in un invito. “Lì con immutato affetto -scrive Cruciani– mi piace continuare a collocarlo: al centro di un Harem“. L’ultimo, Funari, uno che “come tutti gli intellettuali, e lui lo era, aveva visto stagliarsi all’orizzonte il woke, la cancel culture e tutti i mali che hanno squassato la libertà e anche le palle delle persone che non hanno tutta la giornata libera per occuparsi di cazzate”. Di lui Cruciani regala la citazione: ‘Io non sono mai stato un donnaiolo, le donne che ho incontrato erano omaiole’. Oggi lo avrebbero messo al muro. Un precursore”.