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Coltiviamo la Cultura 2026: ville, castelli e masserie aperte domenica 8 novembre tra agricoltura e innovazione

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Domenica 8 novembre oltre cinquanta dimore storiche italiane hanno aperto gratuitamente i cancelli al pubblico per la quinta edizione di Coltiviamo la Cultura, l’iniziativa promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Ville, castelli, cascine, masserie e tenute sparse in dodici regioni hanno raccontato il legame tra patrimonio architettonico, paesaggio agricolo e produzioni locali. L’ingresso è gratuito.

La novità dell’edizione 2026 è la collaborazione con Confagricoltura e Confagricoltura Donna, prima volta in assoluto per la manifestazione. L’alleanza ha portato con sé tre conferenze scientifiche — in Calabria, Emilia-Romagna e Piemonte — dedicate alle nuove tecnologie applicate all’agricoltura e, in particolare, al miglioramento genetico delle piante. Il ciclo si intitola Scrivere il futuro di una storia antica.

Tre conferenze scientifiche nelle dimore storiche

In Calabria, alla Tenuta Acton di Cannavà di Rizziconi, il punto di partenza è stato il volume Il pomodoro: storia di un immigrato di successo dei professori Luigi Frusciante e Nunzio D’Agostino. La tavola rotonda, organizzata insieme all’Accademia dei Georgofili, ha approfondito le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) e le prospettive offerte da genetica, genomica e biotecnologie agrarie.

A Villa Emaldi di Faenza, in Emilia-Romagna, il divulgatore scientifico Max Beretta ha guidato una riflessione sull’evoluzione del miglioramento genetico delle colture e sul ruolo delle nuove tecnologie nel settore agroalimentare. In Piemonte, la Tenuta Berroni di Racconigi ha ospitato il ricercatore Alberto Acquadro, che ha illustrato le più recenti innovazioni nella genetica vegetale e le sfide dell’agricoltura del futuro.

Trattori d’epoca e macchine agricole storiche

Tra le novità di questa edizione figura anche la partnership con ASI – Automotoclub Storico Italiano, che ha portato nelle dimore trattori storici e macchine agricole d’epoca. Questi mezzi documentano l’evoluzione della meccanizzazione e delle tecniche produttive che hanno accompagnato lo sviluppo dell’agricoltura italiana nel Novecento, trasformando le tenute in piccoli musei a cielo aperto.

Maria Pace Odescalchi, presidente di ADSI, ha spiegato la filosofia dell’iniziativa: Le dimore storiche non sono soltanto custodi di arte e memoria, ma realtà vive, profondamente legate ai territori e alle loro attività produttive. Patrimonio culturale e patrimonio agricolo sono parti di un unico ecosistema, capace di generare valore economico, sociale e culturale per le comunità.

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha sottolineato la dimensione scientifica della collaborazione: Confagricoltura e ADSI rafforzano la propria collaborazione con iniziative condivise dedicate non solo alla promozione del patrimonio storico, culturale e produttivo del Paese, ma anche alla ricerca e alla scienza con uno sguardo al futuro del settore primario.

Il ruolo delle donne e il Protocollo d’intenti

L’edizione 2026 ha anche sancito un accordo formale tra ADSI e Confagricoltura Donna: le due organizzazioni hanno firmato un Protocollo d’intenti per sostenere l’imprenditoria femminile e sviluppare progettualità condivise nei settori agricolo, culturale e turistico.

Paola Giovannini Pasti, presidente di Confagricoltura Donna, ha commentato: A guidare, custodire e rinnovare le dimore ogni giorno ci sono anche tante donne, che con competenza e visione ne accompagnano l’evoluzione. La storia dell’agricoltura è da sempre una storia di innovazione.

I numeri del patrimonio rurale privato

A sostenere la rilevanza dell’iniziativa ci sono i dati del VII Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato: il 66% delle realtà agroalimentari censite offre agriturismo o ospitalità rurale, mentre il 56% promuove percorsi enogastronomici aperti al pubblico. La vendita diretta in azienda, indicata dal 37% dei rispondenti, resta il principale canale di distribuzione. Le attività prevalenti sono la coltivazione di cereali (35%) e la vitivinicoltura (26%), seguite da frutticoltura e agrumicoltura (13%).

Le collaborazioni per la promozione dei prodotti coinvolgono soprattutto Comuni ed enti locali (22%), associazioni enogastronomiche (19%) e consorzi di tutela delle produzioni certificate (15%).

Le dimore aperte in tutta Italia

Le aperture hanno interessato dodici regioni, da nord a sud. In Friuli-Venezia Giulia hanno partecipato nove sedi, tra cui Villa del Torre a Romans d’Isonzo e Villa Ritter de Zàhony ad Aquileia. La Calabria ha schierato sedici dimore, tra cui Palazzo Amarelli a Corigliano-Rossano e Casa Spanò a Gerace. In Puglia hanno aperto sei masserie e tenute, tra cui l’Azienda Vitivinicola Leone de Castris a Salice Salentino e Castel di Salve a Depressa di Tricase. In Toscana erano presenti cinque sedi, tra cui il Castello di Barberino nel Mugello e la Tenuta di Bibbiano a Castellina in Chianti.

Il programma completo e aggiornato delle dimore partecipanti è consultabile sul sito di ADSI all’indirizzo associazionedimorestoricheitaliane.it.

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