E’ stato firmato, a quanto si apprende, il decreto interministeriale con cui si proroga il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise del diesel fino al 10 settembre. In sei mesi, quindi, la spesa totale sostenuta dallo Stato è stata pari a oltre 2 miliardi di euro. Da marzo, al deflagrare del conflitto tra Usa e Iran e con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz che ha fatto schizzare i prezzi, l’esecutivo ha approvato numerosi interventi, prorogandoli nel tempo con diverse modulazioni. Questa ulteriore proroga però potrebbe essere l’ultima.
Le risorse dell’accisa mobile vengono dall’extragettito Iva, ha spiegato il ministro Adolfo Urso a margine del suo intervento al Forum Ambrosetti.
L’obiettivo per i prossimi interventi è di voler ragionare su provvedimenti più mirati, per sostenere i redditi più bassi e alcune categorie professionali. I ministeri, dunque, starebbero ultimando la formulazione delle misure perché si arrivi, presumibilmente, a una sintesi in un prossimo Consiglio dei ministri.
Per quanto riguarda il futuro le decisioni verranno prese anche tenendo conto del contesto internazionale. “Decideremo anche a fronte di quello che accadrà. Il paradigma dell’epoca in cui viviamo è l’imprevedibilità” aggiunge il ministro Urso. L’obiettivo è aiutare “soprattutto le imprese, chi lavora e i ceti meno abbienti” a limitare l’impatto dei rincari.
Per la questione dei carburanti, sottolinea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, “la questione di Hormuz è fondamentale”. Dopo questa proroga si interverrà “con misure mirate” per le fasce più esposte, dagli autotrasportatori alle famiglie più fragili. Il problema è internazionale è legato alla guerra in Iran, ha ribadito, ma “il governo vigila, interviene e interverrà” anche coinvolgendo “le compagnie petrolifere” con il “confronto e il dialogo”.
Tra le opzioni allo studio, ci sarebbero aiuti specifici al settore dell’autotrasporto, e un bonus per i dipendenti da erogare attraverso l’azienda con i fringe, sulla scia dell’intervento varato nel 2022 dal governo Draghi, che aveva introdotto la possibilità per le imprese private di assegnare ai propri dipendenti dei buoni carburante che non contribuivano alla formazione del reddito imponibile. La novità rispetto al passato riguarderebbe i destinatari, concentrando le risorse sui nuclei e sui lavoratori economicamente più esposti.
La Lega però insiste e chiede misure a più ampio raggio, che tocchino non solo i lavoratori dipendenti ma anche le partite Iva. Il Carroccio, soprattutto, vuole rivedere il meccanismo di erogazione, basato soltanto sull’Isee.