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Broadcom e VMware: cosa è cambiato per licenze e aziende

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Per vent’anni VMware è stata quasi un sinonimo di virtualizzazione. Poi, a novembre 2023, è passata sotto il controllo di Broadcom, colosso statunitense dei semiconduttori e del software. Da allora il modo di comprare e pagare VMware è cambiato in profondità.

Le licenze perpetue non si vendono più. Si paga solo in abbonamento, a pacchetti, in base ai core dei processori. Il catalogo è stato ridotto a pochi bundle. Per molte imprese il conto del rinnovo è salito, a volte di molto.

Il risultato è un mercato in movimento. Alcune aziende hanno accettato le nuove regole. Altre hanno avviato la migrazione verso piattaforme alternative. Molte stanno ancora facendo i conti.

File di armadi server bianchi in un grande data center
Un data center dopo lacquisizione di Broadcom molte aziende hanno rivisto la propria infrastruttura VMware

Un’acquisizione da 69 miliardi

L’operazione è stata annunciata il 26 maggio 2022. Broadcom offriva agli azionisti di VMware 142,50 dollari in contanti per azione, oppure azioni Broadcom. Il valore complessivo è stato indicato in circa 69 miliardi di dollari, considerando anche il debito di VMware.

La chiusura ha richiesto un anno e mezzo di esami da parte delle autorità antitrust di diversi Paesi. Broadcom ha annunciato il completamento il 22 novembre 2023.

Le intenzioni di Broadcom si sono capite presto: puntare sui grandi clienti, sfoltire il catalogo, spostare tutto sull’abbonamento. È lo stesso approccio che Broadcom aveva già seguito con altre società di software acquisite.

La fine delle licenze perpetue

Il cambiamento più visibile è arrivato a dicembre 2023. Broadcom ha annunciato lo stop alla vendita delle licenze perpetue di VMware. Fino a quel momento un’azienda poteva comprare il software una volta e pagare solo il supporto annuale.

Ora si paga un abbonamento, che comprende licenza e supporto. Alla scadenza, se non si rinnova, il diritto di usare il software decade. I contratti di supporto già attivi sulle vecchie licenze perpetue restano validi fino alla loro scadenza naturale.

Da centinaia di prodotti a pochi pacchetti

Il catalogo VMware contava oltre 160 tra prodotti e combinazioni. Broadcom lo ha ridotto a pochi pacchetti principali, più alcuni componenti aggiuntivi.

Al vertice c’è VMware Cloud Foundation, la piattaforma completa per il cloud privato. Sotto troviamo vSphere Foundation e vSphere Standard. Per le realtà più piccole esisteva vSphere Essentials Plus, sostituito a fine 2024 da vSphere Enterprise Plus.

Molte aziende si sono trovate a pagare funzioni che non usavano. Prima potevano comprare solo i singoli componenti necessari. Ora quei componenti sono spesso inclusi, e fatturati, dentro un pacchetto.

Broadcom la presenta come una semplificazione, e in parte lo è: meno codici, meno combinazioni da confrontare, una piattaforma aggiornata in modo coerente. Per un’azienda che usa davvero buona parte delle funzioni, il pacchetto può persino risultare conveniente. Per chi usava solo l’hypervisor e poco altro, invece, il salto di prezzo è stato spesso marcato.

Il conto si fa per core

Poi è cambiato il metro. In passato VMware si pagava per processore. Oggi i pacchetti principali si pagano per core, con un minimo di 16 core per ogni CPU.

Il minimo pesa su chi ha server con processori piccoli: una CPU da 8 core viene comunque conteggiata come se ne avesse 16.

Ad aprile 2025 Broadcom ha proposto un minimo di 72 core per ogni acquisto. La misura avrebbe colpito soprattutto le piccole installazioni: un cluster di due server con 32 core in tutto avrebbe dovuto pagarne 72. Dopo le proteste di clienti e partner, la proposta è stata ritirata nel giro di pochi giorni.

Rinnovi più rigidi

Anche le regole dei rinnovi si sono irrigidite. Per gli abbonamenti non è previsto un periodo di grazia, e un rinnovo tardivo comporta un costo aggiuntivo. In diversi casi ai clienti è stato proposto un rinnovo pluriennale con pagamento anticipato.

[Infografica: prima e dopo – licenza perpetua per CPU contro abbonamento per core]

L’hypervisor gratuito, sparito e poi tornato

A febbraio 2024 Broadcom ha ritirato anche la versione gratuita di ESXi. Era usata da studenti, appassionati, laboratori di test e piccoli uffici. La scelta ha spinto molti di loro verso alternative open source.

Ad aprile 2025, con il rilascio di ESXi 8.0 Update 3e, l’hypervisor gratuito è ricomparso con il nome di VMware vSphere Hypervisor 8. Si scarica dal portale di supporto di Broadcom, previa registrazione. È una versione di base, senza le funzioni avanzate.

Partner e cloud provider

Le novità hanno toccato anche la rete di vendita. Broadcom ha ridotto il numero dei partner e riorganizzato i livelli del programma. A giugno 2025 è stato eliminato il livello “Registered”, quello di ingresso.

Anche i grandi cloud provider hanno dovuto adattarsi. Microsoft, per esempio, ha smesso dal 15 ottobre 2025 di vendere Azure VMware Solution con l’abbonamento VMware Cloud Foundation incluso. I clienti devono ora portare la propria licenza.

Restare o cambiare?

Per un responsabile IT, a questo punto, il dilemma è molto pratico. Restare su VMware significa accettare costi in genere più alti, in cambio di una piattaforma matura e di un ecosistema enorme. Molti sistemi di storage, backup e sicurezza sono certificati proprio per vSphere.

Cambiare significa affrontare una migrazione. Le alternative più citate sono Microsoft Hyper-V, Nutanix con il suo hypervisor AHV e le piattaforme open source basate su KVM, come Proxmox VE. Spostare centinaia di macchine virtuali richiede tempo, competenze e test accurati.

A decidere sono i numeri: quanti core servono davvero, quali funzioni si usano ogni giorno, quanto costerebbe formare il personale su un’altra piattaforma. E va verificato quali componenti dell’infrastruttura, a partire dallo storage, siano certificati per l’una o per l’altra soluzione.

Di sicuro non conviene ridursi all’ultima settimana prima della scadenza del contratto. Fare l’inventario delle licenze e delle risorse con mesi di anticipo dà margine per trattare o per pianificare un’alternativa.

Esiste anche una via di mezzo. Alcune aziende mantengono VMware per i carichi più critici e spostano su un’altra piattaforma gli ambienti di test e sviluppo. Altre portano una parte dei servizi nel cloud pubblico. Sono strade che riducono il numero di core da licenziare senza imporre una migrazione completa in tempi stretti.

Comunque vada, conviene coinvolgere presto chi gestisce lo storage e il backup. Sono i sistemi che più di altri devono dialogare con l’hypervisor, e una loro incompatibilità può bloccare un intero progetto.

Il comunicato ufficiale con cui Broadcom ha annunciato la chiusura dell’operazione è disponibile sul sito dell’azienda: Broadcom Completes Acquisition of VMware.

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