HomeSenza categoriaAnche i "numeri uno" hanno la loro bestia nera

Anche i “numeri uno” hanno la loro bestia nera

[oblo_image id=”1″] Quando ha una racchetta in mano solo due cose non glipiacciono. La prima è giocare sulla terra rossa, la seconda è vedere Rafa Nadal dall’altra parte della rete. Quando si verificano entrambe le circostanze , Roger Federer perdequella sicurezza incrollabile che lo rende da anni il re indiscusso deltennis. Lo svizzero soffre di una sorta di blocco psicologico quando sitrova sui campi più lenti il campione di Palma de Mallorca. E lo stessocopione si è ripetuto nella finale del torneo di Montecarlo, dove Nadalha iscritto il proprio nome nell’albo d’oro per la quarta voltaconsecutiva. Sui campi in terra battuta, il bilancio tra i duedominatori della racchetta è imbarazzante: 9 vittorie per Nadal, unasola per Federer. Un risultato che ha senz’altro anche motivazionitecniche: la superficie più lenta favorisce il gioco dello stakanovistaspagnolo capace di incredibili recuperi grazie ad un fisico esplosivo elimita l’efficacia dei colpi del repertorio dello svizzero. Ma èinnegabile che persino il numero 1 al mondo contro il rivale più osticomostri un pò di “braccino”. Perchè se è vero che vincere ti aiuta avincere, per analogia perdere ti può aiutare a perdere. E anchenell’ultima sfida nel Principato, Federer si è improvvisamente scioltonei momenti decisivi sbagliando troppo in chiusura di primo set efacendosi incredibilmente rimontare due break nel secondo parziale. Il7-5 7-5 finale suggella l’ennesimo trionfo di Nadal sulla terra rossa econferma come anche lo svizzero abbia un suo tallone d’Achillenonostante una classe che senza limiti.

[oblo_image id=”2″] Se può consolarlo, però, anche altri grandi del passato avevano la loro bestia nera. Pete Sampras haconquistato 14 titoli del Grande Slam ma si smarriva quando si trovavadi fronte il discreto ma tutt’altro che eccezionale sudafricano Wayne Ferreira. C’è poi chi a seconda dei casi interpretava il doppio ruolo di vittima e carnefice. Bjorn Borg soffriva talmente il carisma di Adriano Panatta da perderci addirittura sei volte. Ma al tempo stesso lo svedese era il peggior incubo di Vitas Gerulaitis.Il compianto tennista americano glissò sulla sua bestia nera regalandouna delle più geniali battute della storia del tennis. Dopo aver persoper 16 volte su 16 incontri, alla notizia del prematuro ritiro di Borgcommentò: “Deve ancora nascere chi riuscirà a vincere con Vitas Gerulaitis per 17 volte di fila!”. Chissà se anche Federer sta pensando qualcosa di simile…

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