John Elkann, presidente della Fondazione Agnelli, ha ricevuto ieri sera a New York l’Alessandro di Montezemolo Lifetime Achievement Award, assegnato dall’American-Italian Cancer Foundation. Il riconoscimento, consegnato dal presidente della fondazione americana Daniele Bodini, premia quanti si distinguono per un impegno costante a favore della ricerca oncologica e per la promozione della collaborazione scientifica tra Italia e Stati Uniti. La cerimonia, alla quale ha preso parte anche il console generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli, ha visto inoltre la premiazione di tre scienziati per i risultati delle loro attività di ricerca: Ronald P. DeMatteo, Raymond J. Deshaies e Silvia Formenti. Fondata nel 1980, l’American-Italian Cancer Foundation nacque dall’iniziativa di importanti personalità del mondo scientifico, tra cui Umberto Veronesi e Alessandro di Montezemolo. Ai fondatori si unirono protagonisti della scienza, della filantropia e dell’imprenditoria italiana e americana, tra cui Umberto Agnelli, Renato Dulbecco e Mary Lasker. La sua costituzione precedette di alcuni anni la nascita di altre importanti istituzioni italiane dedicate alla ricerca e alla cura dei tumori, come la Fondazione Piemontese per la Ricerca e Cura contro il Cancro, avviata nel 1986 e oggi denominata Fondazione Allegra Agnelli, e l’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), fondato nel 1991.
In occasione della consegna del premio, John Elkann ha annunciato la creazione di una borsa di studio intitolata alla Fondazione Allegra Agnelli. L’iniziativa consentirà a una giovane ricercatrice o a un giovane ricercatore italiano di trascorrere un periodo di studio e ricerca negli Stati Uniti, presso uno dei centri oncologici di eccellenza collegati all’American-Italian Cancer Foundation. Nel suo intervento, Elkann ha voluto innanzitutto ringraziare la zia Allegra per la dedizione e lo straordinario contributo alla fondazione che da alcuni mesi porta il suo nome, ricordando gli esordi: “L’idea nacque alla fine degli anni Settanta, quando Allegra incontrò alcuni ricercatori dell’Università di Torino impegnati in un lavoro straordinario, all’epoca condotto in soffitte e locali di fortuna. Con l’incoraggiamento di Umberto, decise che firmare semplicemente un assegno non era sufficiente. Quegli scienziati – sottolinea Elkann – meritavano una vera sede in cui lavorare e i pazienti un luogo dove ricerca e cura potessero convivere sotto lo stesso tetto. Donazione dopo donazione, un terreno spoglio alle porte di Torino si trasformò nell’istituto di Candiolo, inaugurato nel 1996. A realizzarlo furono decine di migliaia di persone: c’era chi contribuiva ogni anno con una piccola somma e chi inseriva Candiolo nel proprio testamento. La maggior parte di loro non poteva sapere se un giorno avrebbe avuto bisogno di quella struttura. Eppure, scelsero di donare ugualmente.”
Elkann ha quindi rivolto un omaggio ai medici, agli scienziati e ai donatori che, con il loro lavoro e il loro sostegno, rendono possibile oggi una ricerca che supera ogni confine geografico. “Queste due fondazioni sono nate a sei anni di distanza e ai due lati di un oceano. Ma condividono la stessa convinzione: – spiega Elkann – la ricerca è la forma più concreta di speranza di cui disponiamo. Quest’anno Allegra ha scritto che il lavoro della Fondazione deve oggi spingersi oltre i propri confini. Mi piace pensare che possa cominciare proprio qui, a New York, la città in cui sono nato. La mia famiglia sa bene, come tante altre, quanto questa malattia possa portarci via. Candiolo ha mostrato a tutti noi quanto si possa fare, quando si decide insieme di non arrendersi.”