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Ai, la Casa Bianca ‘libera’ Fable 5 di Anthropic e la sfida Usa-Cina riparte da zero

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Nel mercato dell’intelligenza artificiale succedono talmente tante cose contemporaneamente che è impossibile capire da che parte guardare. Ma osservando bene, dagli Usa alla Cina, tutto è interconnesso. Mentre i riflettori se il prende ancora una volta Anthropic, con la fine del blocco governativo al modello Claude Fable, dalla Cina arrivano nuove Ai in grado di rivaleggiare, forse, con quelle statunitensi. Intanto OpenAI ha approfittato del periodo di restrizioni governative su Anthropic per presentare i suoi nuovi modelli Sol, Terra e Luna. Ma l’arrembaggio cinese potrebbe essere proprio il motivo che ha spinto l’amministrazione americana a rimuovere il ban, dopo aver rimesso in riga la stessa Anthropic.

Prima di tutto, la notizia per chi Fable lo vuole usare: si pagherà in base all’uso, ma fino al 7 luglio, ancora per una settimana, il modello sarà disponibile anche a chi ha un abbonamento (Pro, Max, Team e alcuni piani Enterprise), ma solo per la metà dei limiti di utilizzo settimanali dei piani di pagamento.

La Casa Bianca aveva limitato i modelli Mythos 5 e Fable 5 di Anthropic lo scorso 12 giugno consentendone l’uso a soli cittadini Usa, di fatto costringendo l’azienda a sospendere l’accesso a tutti gli utenti in tutto il mondo. Dopo poche ore di utilizzo gli stessi utenti del modello più avanzato si sono dovuti accontentare delle versioni meno potenti e meno recenti. Entrambi i modelli fanno parte della famiglia Mythos, ma Fable era stato studiato per un uso generalizzato grazie a un set di restrizioni che indirizzavano le domande su argomenti sensibili (come la cybersicurezza, vero nucleo dell’expertise di Mythos) a modelli più deboli. Restrizioni superate in poco tempo, in particolare da chi ha fatto partire la segnalazione al Governo americano: i ricercatori Amazon, che avrebbero convinto Fable a rispondere a domande su un possibile attacco cyber. Esattamente quello si temeva quando mesi fa si è venuti a conoscenza del progetto Mythos. Si tratta di un nodo che rimane irrisolto: nella nota che comunica la “liberazione” di Fable, Anthropic torna a ripetere che i ‘jailbreak’ (una tecnica di hacking usata per aggirare i sistemi di sicurezza) di un qualsiasi modello AI sono quasi ineluttabili. “È importante notare che la tecnica riportata”, scrive l’azienda facendo riferimento al report di Amazon, “non ha rivelato alcuna capacità cyber uniche a livello Mythos“. Tutti i modelli sono vulnerabili, quindi. Anthropic dice di aver rafforzato i ‘classifiers’ alla base del suo sistema di sicurezza.

Quello su Fable è stato l’ennesimo scontro tra Casa Bianca e Anthropic, e stavolta ha vinto la prima. Howard Lutnick, segretario al Commercio statunitense, ha detto di aver rimosso la restrizione all’export perché Anthropic ha finalmente accettato di lavorare con il governo alla creazione di protocolli di sicurezza, dando di fatto un ruolo di supervisore al governo americano. Anthropic si è impegnata a rispettarla: ha scritto che “per modelli che migliorano sensibilmente le proprie capacità in ambiti rilevanti per la sicurezza nazionale, forniremo ad alcuni partner governativi selezionati un accesso anticipato sia al modello che ai meccanismi di salvaguardia”. Più o meno quello che ha fatto OpenAI, vantandosene: ha condiviso con la Casa Bianca i suoi GPT-5.6 Sol, Terra e Luna prima di metterli sul mercato.

Intanto a spingere la Casa Bianca a stringere i tempi su quello che di fatto commercialmente è stato un reset sui modelli ‘frontier AI’ ci sarebbero state le preoccupazioni per l’avanzamento della Cina, particolarmente nei modelli con competenze ‘cyber’ come Mythos. Secondo alcuni i modelli cinesi ora sarebbero in grado di eguagliarne le prestazioni. Lo stallo americano avrebbe avvantaggiato le aziende di Pechino e i loro modelli open fortemente aggressivi a livello di prezzo, aumentando intanto il rischio che le stesse aziende occidentali dirottino carichi di lavoro verso modelli cinesi. Festeggiano le azioni di società cinesi come Zhipu AI, che ha da poco lanciato il modello Glm-5.2, mentre DeepSeek ha raccolto 7,4 miliardi di dollari annunciando il raddoppio della sua forza lavoro.

In questi giorni uno studio di eToro ha rivelato una svolta verso Oriente anche da parte degli investitori retail, che negli ultimi tre mesi hanno rivalutato la posizione della Cina all’interno dei loro portafogli. In 9 dei 13 Paesi analizzati dallo studio un numero maggiore di investitori retail ha indicato la Cina rispetto agli Stati Uniti come il Paese meglio posizionato per guidare la corsa globale all’AI. Gli Usa vengono visti in vantaggio solo dagli investitori americani (che naturalmente hanno un certo peso sui mercato internazionali) e in Francia, Singapore e Romania. Negli altri nove Paesi rilevati, tra cui l’Italia, si pensa che sia la Cina ad essere in vantaggio. Dal quarto trimestre del 2024, la quota di investitori retail che indica la Cina come mercato con il potenziale di generare migliori rendimenti azionari nel lungo termine è salita dal 24% al 29%, mentre quella di chi indica gli Stati Uniti è scesa dal 45% al 35%. (di Alessandro Pulcini)

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