L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha inasprito le raccomandazioni sui livelli di assunzione accettabili di Tfa (acido trifluoroacetico), un inquinante idrico onnipresente che fa parte degli Pfas, i cosidetti inquinanti perenni, aprendo la strada a controlli più severi sull’acqua potabile in tutto il continente.
Questo composto è il membro più piccolo e persistente della famiglia degli Pfas, che sono chiamati inquinanti perenni perché possono rimanere nell’ambiente per anni o per decenni. Il Tfa si forma durante la decomposizione dei pesticidi o di alcuni gas utilizzati nell’industria. Si trova nei suoli, nelle acque sotterranee, nelle colture agricole e, in definitiva, nell’acqua potabile e negli alimenti.
Dopo aver esaminato nuovi dati scientifici, l’Efsa ha fissato la nuova dose giornaliera accettabile (Dga) per i consumatori a 0,014 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
Questa soglia rappresenta la quantità di sostanza che può essere consumata quotidianamente per tutta la vita senza che ciò comporti un rischio significativo per la salute.
Questo nuovo valore è circa 3,5 volte inferiore al precedente limite di 0,05 mg/kg, stabilito nel 2017 sulla base di un insieme di dati allora considerato limitato. Per giustificare questo inasprimento degli standard sanitari, l’Efsa si basa su recenti studi sugli animali che hanno evidenziato gli effetti nocivi del composto sullo sviluppo, sulla riproduzione e soprattutto sui livelli di tiroxina, un ormone tiroideo che svolge un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo.
L’agenzia sanitaria dell’Unione Europea, tuttavia, cerca di rassicurare il pubblico su altri aspetti, concludendo che è improbabile che il Tfa sia genotossico, ovvero che danneggi il Dna cellulare. Gli esperti dell’agenzia sottolineano che permangono delle incertezze, a causa della mancanza di dati sulla tossicità a lungo termine e sul potenziale cancerogeno della sostanza.