“Sembra che gli attacchi di queste ore e delle scorse settimane stiano colpendo prevalentemente il cibo. Dopo i congelatori e i frigoriferi, nel prossimo attacco potrebbero colpire le galline: se fai saltare i sistemi di aerazione o alteri la temperatura negli allevamenti, uccidi gli animali, blocchi la produzione di uova e fai schizzare i prezzi alle stelle”. L’avvertimento è netto, ma secondo l’esperto di sicurezza informatica Alessandro Orlowski non appartiene più alla fantascienza. Mentre ancora non sono state diffuse informazioni ufficiali sugli autori e le indagini sono in corso (come ha dichiarato l’Agenzia europea per la cybersecurity, l’Enisa, all’Adnkronos) sembra delinearsi un attacco alle catene del cibo. Secondo Orlowski è lecito pensare che ora possano essere presi di mira obiettivi meno convenzionali e meno protetti: supermercati, allevamenti, mungitrici, filiere agroalimentari.
Partiamo dall’attacco ai sistemi di refrigerazione. Quanto incide l’Ai?
“Questo tipo di attacco potrebbe essere avvenuto anche grazie all’intelligenza artificiale, che oggi facilita il reverse engineering: prendere un software, analizzarlo, a volte persino meglio di quanto riesca a fare la stessa azienda che lo produce. Può accadere che l’azienda non sappia nemmeno di avere una vulnerabilità. A quel punto cosa fa un attaccante? Cerca chi ha installato sistemi vecchi, perché sono i più facili da violare. Si scaricano i firmware dalle pagine dei costruttori, li si analizza e magari, su dieci, se ne trova uno con vulnerabilità evidenti, buone per entrare. Anche la ricerca dei firmware o delle possibili aziende target può essere automatizzata con l’intelligenza artificiale”.
Come si può attribuire un attacco del genere? Come si fa a capire se arriva da un Paese o da un altro?
“Ancora non si sa chi sia l’autore. Ma c’è un caso interessante. Il primo caso di questo tipo, il “paziente zero”, è stato nel 2022, con delle celle frigorifere in Russia. Poi in Russia non è più successo nulla. In seguito, questo tipo di attacchi è riapparso negli Stati Uniti e in Francia. Negli Stati Uniti ci sono stati episodi più piccoli, un paio di anni fa. Poi in Francia sono comparsi all’improvviso in forma massiva. E la Francia ha una posizione molto netta nei confronti della Russia, così come la Finlandia, un altro dei Paesi che ora sono stati colpiti”.
E l’Italia? Lei cosa prevede adesso?
“In Italia è andata bene, con pochi disagi. Però un rischio c’è stato. Nel prossimo attacco, secondo me, sono a rischio le galline. Sembra una battuta, ma non lo è. Altre realtà dell’agroalimentare che usano questo tipo di tecnologie sono i grandi allevamenti di galline, quelli per la produzione di uova, e persino le mungitrici per le vacche. Ci sono già stati due o tre casi nel mondo di hacking di macchine mungitrici. Immaginiamo uno scenario: invece di lanciare droni, io voglio creare panico nella popolazione. Già c’è l’aumento dei prezzi. Se faccio saltare i blocchi dei sistemi di aerazione negli allevamenti, posso alzare la temperatura dove ci sono le galline oppure, in inverno, abbassarla di colpo. Così gli animali muoiono. Se colpisco le galline e la produzione di uova, faccio schizzare i prezzi alle stelle”.
Sembra un po’ romanzato.
“Sì, può sembrare fantahacking. Ma dopo quello che è successo con i frigoriferi, non siamo più così lontani. Il prossimo attacco potrebbe colpire catene non convenzionali, che noi non immaginiamo nemmeno. Se si facesse un attacco massivo, tentando di colpire più sistemi contemporaneamente, potrebbero finire nel mirino anche infrastrutture come le Ferrovie dello Stato. Il problema però è altrove: nelle filiere meno visibili, nei sistemi gestiti da fornitori esterni, nelle tecnologie installate e poi dimenticate”.
Per supermercati e allevamenti il perimetro di sicurezza è più fragile? Sembra ci sia confusione su chi lo gestisce, tra vendor e manutentori.
“Esatto. Chi gestisce la manutenzione delle celle frigorifere sono spesso aziende apposite, e di solito non stanno dentro l’azienda cliente. Non è un servizio in house. La responsabilità è spesso molto confusa e dipende da chi gestisce l’impianto. Bisogna capire se se ne occupa l’azienda che produce la macchina frigorifera, l’azienda che la installa, il cliente o una società esterna. Da dove siano entrati in questi attacchi, sinceramente, non lo so. E probabilmente per ogni target c’è stato un sistema di ingresso diverso. Ma il punto è che il modello di gestione è frammentato: produttore, installatore, manutentore, cliente finale. E in mezzo si creano zone grigie”.