Quarantadue per cento della popolazione adulta italiana dichiara interesse per il motorismo storico. Sono 21 milioni di persone, quasi 4 milioni delle quali si definiscono molto appassionate. Il dato è emerso ieri, 27 ottobre, durante il convegno Motorismo storico, patrimonio vivo d’Italia, organizzato dall’Automotoclub Storico Italiano nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica, per celebrare i sessant’anni dalla fondazione dell’associazione.
A presentare la ricerca è stata Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, con l’indagine quali-quantitativa Il Motorismo Storico nell’Italia che cambia: valori, percezione pubblica e impatto sui territori. I numeri restituiscono un settore che va ben oltre il collezionismo: l’impatto economico complessivo annuo è stimato in 3,6 miliardi di euro, mentre nell’ultimo anno circa 14,5 milioni di italiani hanno partecipato o assistito a manifestazioni dedicate ai veicoli storici, con una spesa complessiva di circa 1,4 miliardi di euro. Il potenziale di coinvolgimento futuro raggiunge i 25 milioni di persone.
Il convegno è stato moderato da Francesco Giorgino, docente di Comunicazione e Marketing alla LUISS. Tra i presenti, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Vicepresidente Gian Marco Centinaio e il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. I lavori sono stati aperti dalla senatrice Elena Murelli, presidente dell’Intergruppo Parlamentare Motorismo Storico, e da Alberto Scuro, presidente di ASI e della FIVA, la Federazione Internazionale dei Veicoli d’Epoca.
Motorismo storico e turismo lento: borghi e strade secondarie come destinazione
La prima sessione del convegno ha messo al centro il rapporto tra motorismo storico e turismo lento. La vicepresidente ASI Agnese Di Matteo ha aperto il confronto con un intervento sugli itinerari e sulla varietà del territorio italiano, sottolineando come i veicoli storici possano diventare strumento per raggiungere borghi e paesaggi esclusi dai grandi flussi turistici.
Stefano Locatelli, vicepresidente ANCI con delega al Turismo, ha evidenziato come il viaggio a bordo di un’auto o una moto d’epoca trasformi strade secondarie e piccoli centri in parte integrante dell’esperienza, spostando l’attenzione dalla destinazione al percorso. Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, ha sottolineato le opportunità di sinergia tra turismo lento e patrimonio storico per sostenere le comunità locali.
Nel corso della sessione è stato richiamato anche il protocollo d’intesa tra ASI e la Direzione Generale per l’Ippica del MASAF, finalizzato a collegare ippodromi, paesaggi, enogastronomia e turismo a bordo di veicoli storici in percorsi di valorizzazione territoriale.
Autenticità e archivi: la memoria industriale italiana da tutelare
La seconda sessione ha affrontato il tema della conservazione del patrimonio motoristico, con un focus su autenticità, archivi e formazione. Il motorismo storico, ha sottolineato il vicepresidente ASI Ugo Gambardella nell’introduzione, non comprende solo i veicoli ma anche documenti, conoscenze progettuali, competenze artigianali e testimonianze dell’evoluzione industriale del Paese.
Un caso concreto è quello dell’archivio della Carrozzeria Bertone, acquisito e conservato dall’Archivio Centrale dello Stato e collegato alla Collezione di veicoli Bertone di proprietà ASI. Alberto Corteggiani, dell’Archivio Centrale dello Stato, ha illustrato il valore della digitalizzazione della documentazione storica come strumento di salvaguardia della memoria industriale italiana. È stato affrontato anche il tema delle targhe originali per i veicoli di interesse storico e collezionistico, presentate come strumento per il recupero dell’identità storica dei mezzi.
I dati sulla sostenibilità ambientale dei veicoli storici
La ricerca di Euromedia Research ha dedicato spazio anche al rapporto tra veicoli storici e ambiente. La percorrenza media annua dichiarata dai proprietari è di circa 1.200 chilometri, e quasi il 40% percorre meno di 500 chilometri all’anno. Un utilizzo occasionale e conservativo, confermato da studi condotti sia in Italia che all’estero.
Il 71,5% degli intervistati, proprietari e non, ritiene che l’impatto ambientale legato alla circolazione di questi veicoli sia minimo o irrilevante. Sul fronte del riconoscimento culturale, il 79,1% degli intervistati considera i veicoli storici una componente fondamentale del patrimonio culturale italiano, mentre il 60,7% ritiene che Stato ed enti locali debbano sostenerne attivamente la conservazione.
ASI a sessant’anni dalla fondazione: la visione per il futuro
Il convegno ha segnato per ASI non solo un anniversario ma un momento di confronto sul ruolo futuro del settore. A sessant’anni dalla sua fondazione, ha dichiarato il presidente Alberto Scuro a conclusione dei lavori, ASI guarda al futuro con la consapevolezza che il motorismo storico rappresenta molto più di una passione: è una componente del patrimonio culturale italiano, una risorsa per il turismo e per l’economia dei territori e un’espressione delle competenze tecniche, industriali e artigianali del nostro Paese.
Scuro ha poi aggiunto: Conservare il passato significa anche costruire il futuro. È con questa convinzione che ASI intende proseguire il proprio impegno, promuovendo cultura, turismo, sostenibilità e trasferimento delle conoscenze, per continuare a essere un punto di riferimento del motorismo italiano e internazionale.