L’intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro di chi progetta contenuti, gestisce campagne pubblicitarie e costruisce relazioni tra brand e persone. Un’accelerazione che coinvolge strumenti, processi e competenze e che rende la formazione continua un investimento strategico per professionisti e imprese. È su questo cambiamento che si è concentrata la 13esima edizione di Social Media Strategies, l’evento di Search On Media Group dedicato ai professionisti del social media marketing, conclusosi ieri all’Opificio Golinelli di Bologna. Il 20 e 21 ottobre, 800 partecipanti e oltre 50 speaker hanno animato due giornate di formazione, casi studio e networking con al centro l’evoluzione del lavoro nel marketing e nella comunicazione: dall’AI nei processi quotidiani al rapporto tra creator, community e imprese. “L’intelligenza artificiale aumenta la nostra capacità di produrre, ma non rende automaticamente rilevante ciò che comunichiamo – dice Cosmano Lombardo, founder di Search On Media Group -. Il valore nasce dalle competenze, dalla creatività e dalla capacità di comprendere le persone. Per i brand, la sfida è costruire fiducia e relazioni che durino oltre una campagna. Per chi lavora nel digitale, significa investire nella formazione: saper usare uno strumento è il punto di partenza, scegliere come e perché utilizzarlo è ciò che fa la differenza”.
“Continuiamo a chiederci come imparare a usare l’AI, mentre l’AI stessa sta già cambiando – sottolinea Giorgio Taverniti, co-founder di Search On Media Group -. Dalle chat stiamo passando all’orchestrazione di strumenti e processi: cambia ciò che possiamo fare con i nostri computer e, di conseguenza, il modo in cui lavoriamo. La formazione deve aiutarci anche a sviluppare curiosità, a fare domande migliori e a esplorare ciò che ancora non comprendiamo. È da qui che passa la nostra capacità di partecipare al cambiamento”. Il programma ha affrontato questa trasformazione attraverso scenari e applicazioni concrete. Veronica Gentili e Veronica Civiero con Gabriele Aprile hanno approfondito l’evoluzione delle piattaforme e il ruolo dell’AI nella distribuzione dei contenuti e nelle performance. Roberto Nardini ed Eugenia Brini hanno portato l’attenzione sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi editoriali e creativi, mentre Angela Sebastianelli ha esplorato il rapporto tra ascolto delle conversazioni, analisi e decisioni aziendali. Spazio anche alla sostenibilità del lavoro nel settore. Il contributo di Astrid Maria De Luca, Metricool, ha affrontato carichi di lavoro, produttività e possibilità di utilizzare l’automazione per recuperare tempo da dedicare alle attività di maggiore valore. Accanto all’efficienza, il confronto ha riguardato le conseguenze delle scelte comunicative. Se la tecnologia amplia la capacità di produrre messaggi e immaginari, cresce anche la responsabilità di chi li progetta e li diffonde. “La comunicazione non è neutra – dice Paolo Iabichino -: orienta desideri, costruisce immaginari e influenza il modo in cui guardiamo il mondo. Per questo la responsabilità di chi comunica va oltre i risultati di una campagna. Non possiamo delegare alle macchine il pensiero, né al mercato la scelta della società in cui vogliamo vivere. Il punto è quale umanità vogliamo portare nel progresso e quale futuro siamo disposti a rendere possibile”.
La creator economy è stata al centro del confronto come un’industria che coinvolge creator, agenzie, piattaforme e imprese, collegando produzione di contenuti, pubblicità e commercio. In Italia genera un indotto di 4 miliardi di euro e conta 37.700 creator professionisti. Tra il 2023 e il 2024, i guadagni degli Ugc creator, che realizzano contenuti per i brand, sono cresciuti del 64%. Attorno ai creator lavorano agenzie, tra cui Chimera Agency e Doom Entertainment presenti in questa edizione di SMStrategies, produzioni, piattaforme e aziende: costruire un pubblico significa anche sviluppare progetti editoriali, collaborazioni e modelli di ricavo capaci di durare, come nel caso di Spot, presentato da Andrea De Carlo, che ha raccontato l’evoluzione di un progetto nato sui social in una struttura editoriale e imprenditoriale. “Più l’AI produce, più vale il vero. Per i brand, distinguersi significherà investire in autenticità, fiducia e occasioni concrete di relazione – sottolinea Silvia Borsari, Head of Digital Strategy & Lecturer, Community Group & Iulm -. I creator diventano editori, costruiscono community, entrano nel B2B e portano le persone a incontrarsi anche fuori dalle piattaforme. Per le aziende questo richiede un cambio di prospettiva: passare dalla singola campagna a collaborazioni continuative, coerenti con la propria identità e con quella del creator”.
“Generare odio e polarizzare può far crescere i numeri sui social – dice Stefano Maiolica -, ma a quale prezzo per il brand? Il rischio è snaturarsi per piacere all’algoritmo. La sfida è costruire una comunicazione attorno a ciò che ci rende riconoscibili, accettando anche una crescita più lenta. Perché un picco di interazioni passa; la credibilità e la fiducia si costruiscono nel tempo”. Il confronto tra Mirtilla Malcontent e Marco Cioni ha approfondito il rapporto tra produzione audiovisiva e linguaggi delle community, evidenziando il valore di spontaneità, creatività e conoscenza dei linguaggi delle piattaforme. Al centro, il ruolo della scrittura: nei video brevi, sintesi e struttura sono decisive per rendere efficace il messaggio e preservare l’identità del creator, anche nell’utilizzo dell’AI.