HomeCulturaIn mostra 'Primo progetto per la facciata di San Lorenzo' di Michelangelo

In mostra ‘Primo progetto per la facciata di San Lorenzo’ di Michelangelo

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Un capolavoro inedito e di inestimabile valore storico di Michelangelo Buonarroti sarà tra i grandi protagonisti della 34/a edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (Biaf). Dal 24 settembre al 4 ottobre, gli spazi espositivi di Palazzo Corsini ospiteranno il disegno del “Primo progetto per la facciata di San Lorenzo”, prezioso foglio custodito nelle collezioni di Casa Buonarroti.

L’iniziativa, che rappresenta uno dei pilastri della prima edizione guidata dal nuovo segretario generale Bruno Botticelli, unisce la valorizzazione della filiera conservativa alla sinergia con le istituzioni culturali del territorio. L’intervento è interamente sostenuto dalla Fondazione CR Firenze e condotto dall’Opificio delle Pietre Dure (Opd).

Nel mese di agosto, l’opera michelangiolesca è stata sottoposta a una fondamentale campagna diagnostica preliminare presso i laboratori dell’Opd alla Fortezza da Basso di Firenze. Le analisi scientifiche hanno svelato la complessità tecnica del documento – caratterizzato da un impiego combinato di punta d’argento, matita e differenti tipologie di inchiostro -, permettendo di seguire quasi in tempo reale l’evoluzione del pensiero creativo del maestro. Il disegno documenta il primo e ambizioso incarico architettonico conferito a Michelangelo nel 1516 da Papa Leone X per la basilica fiorentina, un progetto grandioso concepito per fondere architettura e scultura prima dell’interruzione contrattuale avvenuta nel 1520. A conclusione della rassegna espositiva alla Biaf, il foglio rientrerà nei laboratori dell’Opificio per l’esecuzione del restauro conservativo vero e proprio.

La storia del progetto di Michelangelo per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze è una delle vicende più affascinanti, ambiziose e, alla fine, frustranti della storia dell’architettura rinascimentale. Rappresenta il primo vero grande incarico architettonico di Michelangelo, un’opera che avrebbe dovuto fondere in modo totale architettura e scultura, ma che non vide mai la luce.

La Basilica di San Lorenzo dai primi del Quattrocento era sostenuta dalla famiglia Medici, ma la sua facciata era (ed è tuttora) un muro grezzo di mattoni a vista. Nel 1515, Papa Leone X (nato Giovanni de’ Medici) fece un ingresso trionfale a Firenze e decise che era giunto il momento di completare la chiesa di famiglia con una facciata monumentale. Venne indetto un concorso informale a cui parteciparono i più grandi artisti dell’epoca, tra cui Raffaello, Giuliano da Sangallo e Jacopo Sansovino. Inizialmente a Michelangelo fu chiesto solo di collaborare per la parte scultorea, ma nel 1516, il Papa decise di affidargli l’intera direzione del progetto. L’evolversi dell’idea di Michelangelo è documentato oggi da splendidi disegni conservati a Casa Buonarroti e dal monumentale modello in legno. I primi disegni mostrano una struttura che seguiva al profilo della chiesa retrostante, con un corpo centrale più alto e due ali laterali più basse. Tuttavia, Michelangelo sentiva questo schema come un limite alla sua libertà espressiva. L’intuizione geniale di Michelangelo fu quella di slegare completamente la facciata dalla forma interna della chiesa. Concepì una struttura rettangolare, un vero e proprio palcoscenico architettonico a due piani principali più un attico.

Per convincere Papa Leone X e il cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII), Michelangelo fece realizzare un imponente modello in legno in scala (lungo circa due metri), tuttora visibile a Casa Buonarroti. Immagina una facciata scandita da colonne libere e paraste di ordine corinzio e composito che creavano un forte effetto di chiaroscuro (luce e ombra). Nicchie e riquadri pensati per ospitare un numero impressionante di statue in marmo e rilievi in bronzo (si parlava di circa 40 sculture). Un’architettura che non faceva da semplice “muro”, ma da vera e propria ossatura per la scultura. Nel gennaio del 1518 venne firmato il contratto definitivo. L’opera doveva essere completata in otto anni. Michelangelo, con la sua solita ossessione per il controllo totale della materia prima, si trasferì personalmente nelle cave di marmo. Qui iniziò il suo calvario burocratico e logistico: Il Papa lo costrinse ad abbandonare le già avviate cave di Carrara per utilizzare le nuove cave di Pietrasanta, in territorio fiorentino. Michelangelo dovette improvvisarsi ingegnere civile, tracciando strade ex novo sulle montagne e affrontando l’ostilità dei cavatori carraresi. Spese anni preziosi (dal 1518 al 1520) a supervisionare il taglio e il trasporto di blocchi di marmo che faticavano ad arrivare a Firenze. “Non mi rincresce il fare questa facciata, ma mi rincresce il modo, che è un tempo perso”, scrisse Michelangelo in una lettera del periodo. Nel marzo del 1520, stanco dei ritardi, dei costi esorbitanti e distratto da altre urgenze politiche, Papa Leone X annullò clamorosamente il contratto. Fu uno dei colpi più duri della vita di Michelangelo, che definì l’annullamento come un “vituperio grandissimo” (un enorme insulto alla sua reputazione). La facciata di San Lorenzo è rimasta incompiuta. Tuttavia, i disegni e il modello ligneo segnano una pietra miliare: per la prima volta nella storia, la facciata di una chiesa veniva trattata come un’opera d’arte autonoma e tridimensionale, anticipando di decenni le intuizioni dell’architettura barocca. I Medici affidarono subito dopo a Michelangelo altri due progetti fondamentali nello stesso complesso: la Sagrestia Nuova e la Biblioteca Medicea Laurenziana, potentissimi e indimenticabili proprio per la permeabilità tra architettura e scultura. (di Paolo Martini)

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