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Germania, Bolaffi su trionfo Afd: “Cdu debole, su voto in Sassonia-Anhalt hanno pesato divisioni su Brandmauer”

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La debolezza della Cdu, un forte elemento identitario e la spinta anti-immigrazione sono i fattori che hanno maggiormente influito sul risultato del voto in Sassonia-Anhalt e sull’imponente vittoria di Alternativa per la Germania (Afd). Un risultato determinato da cause diverse, “non riconducibili però a fattori economici – dal 1991 ad oggi nelle regioni orientali sono arrivati dall’Ovest 1,5 bilioni di euro – o di livello culturale” degli elettori. A spiegare in questi termini il risultato del voto regionale celebrato ieri in Germania è il politologo e germanista Angelo Bolaffi, già Professore di Filosofia politica all’Università La Sapienza di Roma.

Intanto la Cdu locale è stata “internamente divisa sulla condotta da tenere rispetto al Brandmauer“, il cordone sanitario garantito da un patto tra gli altri partiti per bloccare di volta in volta l’accesso dellAfd al potere, spiega all’Adnkronos Bolaffi – citando a riprova di un cambio di posizione di una parte almeno del partito in Sassonia-Anhalt, e quindi di conseguenza degli elettori (83mila le preferenze date allAfd da ex elettori Cdu) – gli “accesi dibattiti interni dedicati a questo tema dalla sezione regionale del partito prima del voto”. A confermare le divisioni interne – che comunque sicuramente non porteranno ad un’alleanza con lAfd – aggiunge, “anche il fatto che il cancelliere è stato tenuto lontano dalla campagna elettorale”.

Esiste poi “un elemento identitario molto forte della vecchia Germania profondamente protestante, antioccidentale e filorussa” che poco si sente rappresentata dal governo federale, guidato da un cancelliere imprenditore “non particolarmente carismatico, proveniente dal NordReno Westfalia, nel più profondo nella Germania ovest, a 600 chilometri da Berlino“. Merkel, peraltro protestante, cresciuta nella Germania est anche se originaria di Amburgo, “assicurava in un qualche modo un aggancio con quella parte del paese”. In quelle regioni inoltre la propaganda filorussa è più forte in contrasto netto con la posizione del governo a Berlino e fa leva – per una parte dell’elettorato almeno – su un passato che è anche una componente identitaria. Per dirla con Putin, “Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange senza cuore’.

“L’elemento immigrazione è stato assolutamente determinante” per il risultato del voto oltre che nella campagna elettorale di Alternativa per la Germania, sottolinea ancora Bolaffi, autore tra gli altri di ‘Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea’ e di ‘Il sogno tedesco: la nuova Germania e la coscienza europea’, ricordando che il problema dell’immigrazione esiste da tempo in quella zona: ai primi anni ’90 venne rivista la legge sui Gastarbeiter, i lavoratori stranieri, introducendo per la prima volta un diritto al soggiorno più stabile e favorendo l’integrazione della seconda generazione, e ci furono violenti disordini e incidenti nella ex Germania orientale.

Resta comunque da ricordare – sottolinea infine Bolaffi commentando l’allarme sull’esito del voto – che i cinque Laender che costituiscono la ex Rdt hanno una popolazione complessiva che corrisponde a quella della Baviera e che nell’intera Sassonia-Anhalt vivono poco meno di 2,2 milioni di abitanti. “E’ stato certamente un voto di rottura, importante, ora però bisogna vedere come reagisce la politica. Non siamo ai voti ripetuti prima di Hitler“. E sull’obiettivo annunciato oggi da Alice Weidel di raggiungere il 40% dei voti alle legislative del 2029, “manca molto tempo”, fa notare.

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