Sono oltre 34mila gli studenti celiaci che tornano tra i banchi a settembre, circa il 13% delle persone con diagnosi in Italia secondo i dati del Ministero della Salute del 2024. Per loro il rientro a scuola porta con sé una domanda concreta: la mensa sarà sicura? I compagni capiranno? L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ha aggiornato le proprie indicazioni per famiglie, insegnanti e personale scolastico, con l’obiettivo di rendere l’anno scolastico 2026-2027 più inclusivo e privo di rischi alimentari.
Ogni studente celiaco ha il diritto di vivere la scuola in sicurezza e senza discriminazioni, afferma Rossella Valmarana, presidente di AIC. Ricorda che fu proprio l’associazione a battersi per la Legge 123 del 2005, che ha introdotto il diritto al pasto senza glutine nelle mense pubbliche — il 70% delle quali è scolastico. Prima di quella norma, i bambini celiaci tornavano a casa per pranzo. Promuovere la conoscenza significa rendere la scuola più inclusiva e garantire a ogni studente le stesse opportunità di partecipazione alla vita di comunità, aggiunge Valmarana.
Cinque principi per gestire la celiachia a scuola
AIC individua cinque punti fermi per una corretta gestione della celiachia in età pediatrica, validi tanto a casa quanto a scuola. Il primo riguarda la natura della dieta senza glutine: non è una moda, ma l’unica terapia disponibile, da seguire per tutta la vita e solo dopo una diagnosi medica. Iniziare la dieta prima di completare l’iter diagnostico compromette la possibilità di una diagnosi corretta e del relativo follow-up.
Il secondo punto smonta un equivoco diffuso: senza glutine non significa automaticamente sano. Anche i celiaci devono scegliere alimenti equilibrati dal punto di vista nutrizionale, non solo sicuri rispetto al glutine. Il terzo principio riguarda la varietà: la dieta mediterranea è compatibile con la celiachia. Verdura, frutta, legumi e pesce restano la base; pasta e pane gluten free possono alternarsi a cereali e pseudocereali naturalmente privi di glutine come riso, mais, grano saraceno, miglio, quinoa e amaranto.
Il quarto punto tocca la mensa scolastica, che AIC definisce luogo di inclusione e uguaglianza: deve garantire sicurezza alimentare e permettere a tutti gli studenti di condividere il pasto senza differenze. Il quinto principio è l’autonomia: aiutare i bambini celiaci a conoscere la propria dieta, scegliere gli alimenti adatti e vivere il cibo con serenità è un percorso che si costruisce giorno dopo giorno.
La mensa scolastica: sicurezza e inclusione vanno insieme
La mensa è il contesto più delicato per uno studente celiaco. La sicurezza non dipende solo dalla scelta degli alimenti, ma dall’intera organizzazione del servizio: procedure di produzione, pulizia, servizio a tavola, formazione del personale e comunicazione costante tra scuola, famiglia e gestore della mensa. L’Italia dispone di una normativa praticamente unica al mondo su questo fronte.
Secondo i dati della Relazione al Parlamento del Ministero della Salute (2024), sono 33.027 le mense italiane — di cui 22.972 scolastiche — che hanno erogato pasti senza glutine su richiesta. Un numero che fotografa l’applicazione concreta di un diritto acquisito.
Sul piano psicologico, AIC sottolinea che il pasto senza glutine non deve essere percepito come speciale o diverso. Ogni bambino ha diritto a pietanze di qualità equivalente a quelle dei compagni. Va evitata la disposizione in tavolate separate, anche se il personale di supervisione deve restare attento al rischio di scambio di assaggi tra compagni.
Merenda e autonomia alimentare: crescere senza rinunce
Anche la merenda segue le stesse logiche di equilibrio nutrizionale degli altri pasti. AIC suggerisce di combinare carboidrati complessi — pane, taralli o gallette senza glutine — con proteine come lo yogurt, frutta fresca per fibre e vitamine, e una piccola quota di dolcezza, ad esempio qualche pezzetto di cioccolato o frutta disidratata. Quando il tempo stringe, una merenda più semplice resta comunque una soluzione accettabile in via occasionale.
L’educazione alimentare è il terreno su cui si costruisce l’autonomia. Per un bambino celiaco significa imparare a leggere le etichette, riconoscere gli alimenti consentiti, prevenire le contaminazioni e spiegare la propria condizione agli altri senza imbarazzo. La scuola può contribuire con laboratori sul cibo, orti scolastici e attività legate alla dieta mediterranea: strumenti che aiutano tutti gli studenti a capire che esistono bisogni alimentari diversi e che l’inclusione passa anche dal cibo.
I progetti AIC nelle scuole: i numeri del 2025
L’impegno di AIC nel mondo scolastico si traduce in due programmi gratuiti, finanziati con i fondi del 5 per mille.
In fuga dal glutine è rivolto agli insegnanti delle scuole dell’infanzia e primaria. Prevede un incontro formativo con i docenti su celiachia, dieta senza glutine e gestione delle situazioni scolastiche più comuni, insieme a materiale didattico da usare in classe. Nel 2025 ha coinvolto 106 scuole, oltre 250 classi, 767 docenti e più di 3.600 studenti. Il programma è consultabile su celiachia.it/in-fuga-dal-glutine.
A scuola di celiachia è invece il programma nazionale per gli Istituti Alberghieri, pensato per formare i futuri professionisti della ristorazione sulla gestione del servizio senza glutine. Gli studenti possono anche svolgere percorsi di alternanza scuola-lavoro presso i circa 5.000 esercizi commerciali aderenti al programma Alimentazione Fuori Casa senza glutine di AIC. Nel 2025 ha raggiunto 84 scuole, 227 classi, 185 docenti e oltre 4.000 studenti. Informazioni su celiachia.it/a-scuola-di-celiachia.
In Italia sono 279.512 le persone con diagnosi di celiachia, con un rapporto maschi-femmine di 1 a 2. Si stima che la malattia riguardi oltre l’1% della popolazione, con circa 300.000 persone ancora non diagnosticate.