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ll Leone d’Oro della Biennale Danza al Bangarra Dance Theatre

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Il Leone d’Oro della Biennale Danza 2026 va al Bangarra Dance Theatre, la compagnia australiana simbolo della cultura delle Prime Nazioni e prima formazione composta interamente da danzatori aborigeni australiani e delle Isole dello Stretto di Torres. La cerimonia si terrà domani, domenica 26 luglio, alle ore 12, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia. Il premio, voluto dal direttore artistico della Biennale Danza Wayne McGregor, nasce dalla volontà di valorizzare artisti e compagnie capaci di superare i confini della propria disciplina e di lasciare un segno profondo nella società. “Sin dall’inizio del mio mandato – ha spiegato McGregor – ho cercato di dare risalto e sostenere artisti e compagnie straordinarie, la cui influenza e il cui impatto vanno oltre il loro peculiare lavoro”. Una motivazione che trova piena espressione nella storia di Bangarra, realtà artistica che da oltre trent’anni racconta attraverso la danza le radici, le memorie e le trasformazioni dei popoli indigeni australiani.

Fondata nel 1989 da Uncle Rob Bryant, Cheryl Stone e Carole Y. Johnson, a partire dall’esperienza della National Aboriginal Islander Skills Development Association, Bangarra Dance Theatre ha costruito un linguaggio originale capace di unire movimento, musica, poesia e arti visive. La compagnia attinge a un patrimonio culturale che attraversa 65.000 anni di storia, trasformando tradizioni ancestrali e racconti comunitari in opere contemporanee conosciute in tutto il mondo.

A guidare per oltre trent’anni il percorso artistico della compagnia è stato Stephen Page, membro dei popoli Quandamooka Nunukul/Ngugi e della nazione Yugambeh Munaldjali. Dal 1991 al 2022 Page ha contribuito a creare un repertorio di oltre ventisette opere, portando Bangarra sui principali palcoscenici internazionali. Dal 2023 la direzione artistica è affidata a Frances Rings, coreografa pluripremiata e appartenente alla comunità Mirning della costa occidentale dell’Australia Meridionale. Sotto la sua guida la compagnia continua la propria missione: promuovere la conoscenza e la valorizzazione delle culture aborigene e delle popolazioni delle isole dello Stretto di Torres.

“Con i suoi diciotto duttili e vitalissimi danzatori aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres, Bangarra (che significa ‘accendere il fuoco’) è una delle maggiori formazioni artistiche australiane nota a livello internazionale. spiegano le motivazioni del premio – Ognuno dei danzatori, fiero della propria appartenenza, attinge a un patrimonio culturale che attraversa le generazioni lungo 65.000 anni creando opere potenti che uniscono danza, musica, poesia. Fin dalla sua fondazione nel 1989, Bangarra ha avuto un impatto significativo sulla scena teatrale australiana e mondiale, portando in tournée produzioni che raccontano le storie dei popoli delle Prime Nazioni. Stephen Page, membro dei popoli Quandamooka Nunukul/Ngugi e della nazione Yugambeh Munaldjali, è stato direttore artistico di Bangarra per oltre trent’anni. Dal 1991 al 2022 ha plasmato la compagnia e un corpus storico di oltre ventisette opere, trasformando il panorama delle arti performative australiane e catapultando la compagnia sulla scena mondiale come narratore contemporaneo delle Prime Nazioni. Un lascito che dal 2023 raccoglie la pluripremiata coreografa Frances Rings, discendente della tribù Mirning della costa occidentale dell’Australia Meridionale. Sotto la sua guida come direttrice artistica la compagnia continua la missione di promuovere consapevolezza e valorizzazione delle culture indigene”.

Il riconoscimento è accompagnato dalla presenza della compagnia al 20esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea con “Terrain”. Coreografato da Frances Rings per diciotto danzatori, “Terrain” nasce dall’ispirazione del Kati Thanda-Lake Eyre, il più grande lago salato dell’Australia, e racconta il rapporto profondo tra le Prime Nazioni australiane e il territorio. Lo spettacolo si sviluppa in nove quadri che evocano la forza della terra e del corpo, mostrando il paesaggio come una seconda pelle: uno spazio sacro, custode di conoscenze antiche e responsabilità verso il futuro. Le musiche originali sono firmate da Munaldjali e Nunukul David Page, le scenografie sono di Jacob Nash, i costumi di Jennifer Irwin e le luci di Karen Norris. Alla creazione ha collaborato anche l’Anziano aborigeno Reginald Dodd, consulente culturale che ha condiviso con la compagnia la propria conoscenza sulla cura della terra, delle acque e delle risorse culturali.

Per Bangarra raccontare una storia significa tornare alle proprie origini, ascoltare la memoria degli antenati e restituire alla comunità narrazioni costruite attraverso lunghi processi di ricerca e confronto. Una visione artistica che ha portato la compagnia nei più importanti teatri internazionali, dal Lincoln Center di New York al Sadler’s Wells Theatre di Londra, fino al Théâtre du Châtelet di Parigi. (di Paolo Martini)

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