La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase delicata: dopo due notti di attacchi sempre più intensi, si è registrata un’apparente pausa nelle operazioni militari, ma il cessate il fuoco resta fragile.
Nonostante la ripresa degli scontri, negli ultimi giorni un numero maggiore di navi cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto ha ripreso ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Secondo i dati di Kpler e Lseg, almeno cinque metaniere hanno ripreso il transito nel passaggio strategico, tra cui la GasLog Shanghai e quattro navi collegate a QatarEnergy. Anche 22 navi legate al Giappone hanno lasciato lo stretto, comprese sei grandi petroliere.
Sul fronte diplomatico, i negoziati proseguono dietro le quinte. Un funzionario statunitense ha riferito che Washington ha alternato attacchi e pause per evitare un’ulteriore escalation, mentre le forze americane restano in massima allerta. Gli equipaggi della portaerei USS Abraham Lincoln sarebbero pronti a reagire in caso di nuovi attacchi.
Resta incerto anche il quadro politico in Iran dopo la morte della guida suprema Ali Khamenei, sepolto a Mashhad nelle prime ore di oggi. Il figlio e presunto successore Mojtaba Khamenei non è apparso pubblicamente durante le cerimonie funebri.
Nel frattempo cresce la tensione anche sul fronte israeliano: secondo i media, Israele starebbe valutando un nuovo coinvolgimento negli attacchi contro l’Iran, in attesa di un eventuale via libera di Donald Trump. Secondo il Wall Street Journal, inoltre, Israele avrebbe condiviso con Washington informazioni su un presunto piano iraniano per colpire il presidente americano.
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