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Ondata di calore 2026: fino a 45°C a luglio, quando arrivano i temporali

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L’Italia è dentro la terza ondata di calore della stagione e il peggio deve ancora arrivare. Tra il 15 e il 20 luglio una nuova fiammata nordafricana potrebbe portare temperature fino a 45°C in Sardegna e 42-43°C in Sicilia, mentre il Nord resta in attesa di temporali che i modelli previsionali collocano attorno al 18 luglio. È il quadro che emerge da una conversazione a più voci con i meteorologi di Meteo Giornale.

Terza ondata di calore: l’anticiclone africano non molla

Mauro Meloni non usa mezze misure: Ci troviamo ancora all’inizio di luglio e siamo già dentro la terza ondata di calore della stagione. L’anticiclone africano ha gioco facile e finora si è espanso soprattutto sull’Europa occidentale. La partenza così precoce di temperature altissime rischia perfino di insidiare il primato del 2003. Un dato aggrava il quadro: il Mediterraneo presenta anomalie termiche già di 2-4°C sopra la norma, un serbatoio di energia che alimenta l’intera circolazione atmosferica. È una fase che descriviamo come una possibile estate peggiore in assoluto, e non lo diciamo per allarmismo, aggiunge Meloni.

Antonio Iannella scende nei dettagli. Fino a metà mese l’asse del promontorio anticiclonico resta defilato a ovest, quindi il caldo sale ma non in modo estremo ovunque. Il salto vero è atteso tra il 15 e il 20 luglio: In quella fase le due Isole Maggiori sarebbero le più esposte: sulla Sardegna parliamo di punte fino a 44-45°C, sulla Sicilia intorno ai 42-43°C, con temperature massime diffusamente sui 33-37°C nelle pianure da Nord a Sud. I dati provengono dall’ECMWF, il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio.

Ivan Gaddari insiste sulla durata più che sull’intensità: Non è tanto l’intensità di un singolo giorno a preoccupare, quanto la durata: è tutta un’esagerazione meteo climatica, e lo sarà probabilmente anche nelle prossime settimane. Su gran parte del Centro-Sud e sulle isole la fase rovente potrebbe protrarsi almeno fino al 20 luglio.

Temporali in arrivo: quando e dove

Una finestra di incertezza si apre sul fine settimana e sulla settimana successiva. Federico De Michelis spiega la divergenza tra i due principali modelli previsionali: il modello americano GFS intravede una possibile svolta attorno al 18 luglio, con l’ingresso di aria più fresca e temporali diffusi al Nord; il modello europeo ECMWF è per ora più cauto. Siamo dentro una configurazione che gli addetti ai lavori chiamano Heat Dome, una campana di alta pressione difficile da scardinare, afferma De Michelis. Le previsioni a lunga scadenza vanno confermate giorno per giorno.

Siccità e agricoltura: il deficit idrico al Nord

Davide Santini sposta l’attenzione sull’acqua. La persistente assenza di piogge sta aggravando la siccità soprattutto al Nord, dove il deficit idrico oscilla tra il 30 e il 45%. In Pianura Padana il fabbisogno irriguo in questo periodo è enorme. Il paradosso è che i temporali violenti aiutano poco: quando l’acqua cade tutta insieme scorre in superficie senza infiltrarsi, con più rischi di allagamenti che benefici per le falde. Le ripercussioni sull’agricoltura e sugli usi urbani sono concrete.

Colpo di calore: un rischio anche per i giovani

Antonio Lombardi chiude con la salute. Va sfatato un mito: il colpo di calore non colpisce solo anziani e malati. Nella forma da sforzo può abbattersi anche su persone giovani e sane, con una letalità che nei casi peggiori supera il 50%. Il cuore è il primo organo a cedere, perché la termoregolazione lo mette sotto sforzo per ore. Orari di lavoro, abitazioni climatizzate e sistemi di raffrescamento urbano sono risposte concrete a un clima che cambia. L’unica cosa che la scienza ripete senza mezzi termini è che questi effetti sono in larga parte prevedibili e prevenibili, sottolinea Lombardi.

Clima e politica: quando la scienza finisce nel tritacarne

Il Mediterraneo è tra le aree più sensibili del pianeta al riscaldamento globale, e l’estate è la stagione che più ha cambiato volto. Milano viene ormai descritta come un hotspot climatico: oltre un mese all’anno con temperature superiori ai 35°C, notti tropicali triplicate, giorni di gelo quasi scomparsi. Eppure il tema è scivolato nel dibattito politico. Lombardi cita la polemica sui climatizzatori a New York, dove una semplice raccomandazione tecnica sulla temperatura dell’aria condizionata si è trasformata in una guerra culturale: quando un fatto misurabile diventa una bandiera da agitare, si perde la possibilità di prendere decisioni razionali. La scienza descrive, la politica sceglie. Il guaio è quando la politica pretende di riscrivere anche la descrizione.

La risposta della redazione di Meteo Giornale è netta: distinguere i piani. Ai meteorologi spetta dire cosa accade e perché. Le scelte su economia, organizzazione delle città e stili di vita appartengono alla comunità. Il nostro compito è fornire informazioni corrette perché quelle scelte siano consapevoli, non spaventate.

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