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Venezia 83, Matilda De Angelis: “Ci sono tanti modi per sterminare un popolo, anche censurare arte”

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“Questo film ci ricorda cosa succede quando arte e creatività vengono censurate. Ci sono tanti modi per sterminare una popolazione, tanti modi per affamare un popolo: lo vediamo ogni giorno, da Cuba alla Palestina. Ma anche l’arte è emblematica, perché è metafora della libertà di espressione. Noi viviamo ancora in un mondo in cui possiamo fare film, portare la nostra visione, parlare, studiare, leggere. È un privilegio enorme”. Così l’attrice e produttrice associata Matilda De Angelis racconta ‘Balcanica’, l’opera prima di Nicola Sorcinelli presentata alle Giornate degli Autori, nell’ambito della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola punta i riflettori sull’Afghanistan, quando la musica viene messa al bando. Il direttore d’orchestra Nazar (Babak Karimi) e suo figlio Jalil (Ivar Wafaei), giovane suonatore di tuba, sono costretti ad abbandonare tutto ciò che conoscono. Intraprendono così un viaggio lungo la rotta balcanica verso l’Italia, un cammino segnato dall’incertezza ma illuminato dalla speranza di trovare un luogo in cui poter tornare a suonare. Durante il percorso incontrano Greta (De Angelis), una dottoressa italiana. Insieme, i tre si troveranno ad affrontare scelte destinate a cambiare per sempre le loro vite.

“Sono sempre stato vicino alle storie di libertà negate”, dice Nicola Sorcinelli. “Non è la prima volta che affronto questo tipo di racconto: queste vicende mi fermentano nello stomaco e inevitabilmente finiscono sulla pagina”. La scintilla, ricorda, è arrivata nel 2021, quando in Afghanistan la musica è stata bandita. Un gesto che per lui rappresenta “un’ulteriore incomprensione, un’ulteriore libertà negata”. Babak Karimi, che interpreta Nazar, descrive l’arte come una condanna dolcissima: “L’arte è una malattia che quando ti prende non ti molla più”. Lo ha visto in suo padre, interdetto a vita dopo la rivoluzione: non ha più fatto film, non ha recitato, non ha insegnato, ma non ha passato un giorno senza creare. “È diventato scrittore, ha fatto teatro di marionette, ha messo su una piantagione di cactus. Diceva che l’artista è come una donna incinta: puoi dirle di non partorire, ma il percorso deve avvenire”. In Iran, aggiunge, “si dice che se metti un artista in isolamento e gli dai solo pane e acqua, dal secondo giorno con la mollica farà qualcosa”.

De Angelis, che interpreta Greta, incarna lo sguardo occidentale e il privilegio di chi può scegliere di tornare indietro. “Greta vive il privilegio di potersi imbarcare in un viaggio sapendo che, se il confine è troppo complesso, può tornare indietro. Ho grande ammirazione per chi decide di portare la propria umanità e professionalità sul campo, toccando con mano vite dalle quali forse non si torna indietro”. Il suo personaggio è attraversato da una lotta interiore: capire quanto debba limitarsi al compito assegnato e quanto invece non possa più permettersi di ignorare gli esseri umani che ha davanti. “A un certo punto Greta compie un passo successivo: quello che, se riuscissimo a compiere come umanità, potrebbe essere determinante per un cambiamento”. Come produttrice associata, De Angelis sente il bisogno di restituire una fiducia ricevuta anni fa: “Per me è stato importante restituire una fiducia che mi è stata data 13 anni fa, quando ero un’esordiente. So cosa significa quando qualcuno crede in te. Sorcinelli è un regista incredibile, ma questa è la sua opera prima: volevo dare qualcosa di più, qualcosa di diverso. Credo che per me possa essere l’inizio di un’attenzione nuova verso progetti come questo”.

Stefano Sardo, produttore di Nightswim insieme a Wildside, racconta la difficoltà di sostenere un’opera così in un momento storico che rifugge le contraddizioni: “È stato complesso trovare attenzione e risorse per valorizzare un’idea scomoda, in un momento refrattario ad affrontare le contraddizioni del mondo. Il mondo sta bruciando – osserva – e la soluzione sembra essere: non parliamone. I migranti muoiono, e la soluzione è: non raccontiamoli come esseri umani, ma come numeri. Raccontarli come persone è uno sforzo di coraggio. E produrre un film che parla di questo è uno sforzo enorme”, conclude.

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