HomeSpettacoloVenezia 83, Luigi Lo Cascio: "Ne 'Il Mestiere' sono un artigiano che...

Venezia 83, Luigi Lo Cascio: “Ne ‘Il Mestiere’ sono un artigiano che aggiusta i morti”

- Advertisement -

Da “piccola truffa” per sopravvivere a “vera e propria rivolta” contro un potere che schiaccia. Luigi Lo Cascio, protagonista de ‘Il Mestiere’ di Beppe Tufarulo, presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra del cinema di Venezia, descrive così all’Adnkronos l’evoluzione del suo personaggio, Sauro Cantafame. L’opera, spiega l’attore, è una denuncia “palese” dell’assenza dello Stato in certe aree del Paese, ma soprattutto un invito a reagire. Nel film l’attore interpreta Sauro Cantafame, detto ‘o’ tecnico: su un Apecar, attraversa in solitudine un Sud non ben identificato. La sua missione è inserire cuori meccanici in anziani defunti, permettendo alle loro famiglie di dita che siano ancora in vita per continuare a riscuoterne la pensione. “Il mestiere che fa Sauro è ‘aggiustare i morti’ ed è un artigiano in quello che fa: per come lo fa, per il rispetto, per la cura, ha tutta una sua ritualità. Quindi sicuramente è un artigiano, ma ha anche una missione”, spiega Tufarulo all’Adnkronos che con questa pellicola firma la sua prima regia.

La vita solitaria di Sauro viene stravolta dall’incontro con un ragazzo fragile e in pericolo, il cui destino è iscritto nel nome: Giocondo Infelice (Riccardo Maiello). Prendendolo con sé, si mette contro Vito ‘a scimmia, criminale che in quel territorio gestisce e comanda tutto. Cantafame insegna al ragazzo il suo strano fatto mestiere di morte, sapienza e disincanto, diventando per lui il padre che non ha mai avuto. Ma gli spettri del passato e un doloroso karma da completare lo convinceranno a sfidare Vito per la salvezza del ragazzo. “All’inizio del film, la reazione contro il potere è quella della piccola truffa, del prendere in giro, della frode: simulare la vita quando non c’è per poter percepire ancora qualcosa dalla previdenza sociale”, afferma Lo Cascio. Il suo personaggio agisce come un ‘ammortizzatore sociale’ in un Sud un po’ isolato, dimenticato, dove la società è “succube del potere, sotto scacco”. La truffa, in questo contesto, diventa una necessità. “È vero che questo lavoro può sembrare illegale, ma in un Sud dimenticato dal mondo, la morte diventa anche un modo per continuare a sopravvivere”, aggiunge il regista. Tuttavia, il film racconta una trasformazione. “Poco a poco, questa cosa (la truffa, ndr) si trasforma in qualcosa di più alto e di più profondo, che è una vera e propria ribellione”, continua Lo Cascio.

La svolta arriva con Giocondo. “Forse perché incontra un ragazzo e vuole aiutarlo ad avere un futuro in una società disgraziata, ci sarà il passaggio a una vera e propria rivolta” – racconta l’attore – “Ecco che Sauro trova la forza di fronteggiare il potere, di sfidarlo a viso aperto e di indicare al ragazzo di non accettare la barbarie di questo dominio così esagerato, che cancella il futuro delle persone”. Nonostante le contraddizioni, l’insegnamento che Sauro lascia a Giocondo è netto. “Dall’incontro con questa persona contraddittoria, Giocondo ne esce con degli insegnamenti molto chiari: il coraggio, la dignità, la capacità di ribellarsi, il rispetto, la gentilezza”, conclude il regista Tufarulo. Il valore fondamentale, in un mondo dove un cadavere per strada può sembrare normale, è il rispetto per l’essere umano. “Cantafame a Giocondo dice: ‘Puoi fare qualunque cosa nella vita, ma c’è una cosa che proprio non puoi fare. Non puoi lasciare un corpo per strada, devi seppellire'”. C’è il rispetto totale per l’essere umano, vivo o morto che sia. Un messaggio che, sottolinea Tufarulo, risuona potente oggi: “Di tutte le contraddizioni che ci sono, su questo non si può transigere: il rispetto per gli esseri umani”.

- Advertisement -
ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -

Più letti

- Advertisement -

COMMENTI RECENTI