C’è chi arriva al Lido per il cinema, chi per il red carpet, chi solo per accaparrarsi un gadget o provare a scroccare un drink al bar dell’Excelsior. E poi ci siamo noi che, armate di taccuino e ironia, vi raccontiamo quello che non entra nelle conferenze stampa: gli applausi oceanici e i silenzi glaciali, gli outfit che sfidano la fisica, i gossip che si materializzano più velocemente delle barche-taxi e quei mostri della Laguna che puntualmente riemergono tra un photocall e un party segreto. Perché la Mostra del Cinema di Venezia è così: un palcoscenico dove il sublime convive con l’assurdo.
E la giornata inaugurale non ha tradito le attese. Da un lato, il sublime: del film d’apertura, ‘Ink’ di Danny Boyle, non si può ancora svelare nulla, ma il Lido è già pazzo del suo protagonista, Jack O’Connell. O almeno lo era fino al suo arrivo sul red carpet: il cappotto invernale indossato sarebbe stato eccessivo anche per Di Caprio mentre affonda nelle acque gelice dell’oceano. Attenzione, però: di Re, al Lido, ce n’è uno solo e il suo nome è George Clooney. Saluta, regala autografi e sorrisi che valgono un’intera carriera, si lancia in un italiano da turista innamorato, si diletta fotografo e ci ricorda perché i divi, quelli veri, sono un’altra cosa.
Ma, come su ogni grande palcoscenico che si rispetti, non mancano le storture. Le conferenze stampa, ad esempio, diventano il teatro dell’assurdo, con le immancabili “domande non domande” dei colleghi, monologhi autocelebrativi a cui le star rispondono con pazienza olimpica. E a proposito di risposte, con la bellissima Claire Foy, nel cast di ‘Ink’, si apre ufficialmente la stagione degli attori stitici di parole. A rendere tutto più faticoso, ci pensa poi la vera, invisibile protagonista della Mostra: un’umidità spietata che ti fa sudare anche l’acqua del battesimo e trasforma ogni look in un campo di battaglia.
Persino il perfetto George riesce a infliggere qualche colpo basso, dichiarando amore eterno alla moglie senza alcun rispetto per le legioni di cuori che, silenziosamente, battono ancora per lui. E mentre i divi vivono i loro drammi (e i nostri), ai margini della scena va in onda un altro spettacolo: dai cacciatori di autografi fuori tempo massimo, che ancora inseguono un talent per farsi scarabocchiare una X sul taccuino, a quelli che sfilano su un red carpet che esiste solo nella loro testa, posando per fotografi immaginari.
Infine, un aneddoto per veri cinefili: si dice che Richard Donner, quando portò nelle sale ‘Arma Letale’, si ispirò proprio all’aria condizionata delle sale della Mostra, una gelida brezza polare in eterno conflitto con il caldo infernale del mondo esterno. Un’eredità che, ancora oggi, tempra il fisico e lo spirito di chiunque metta piede al Lido.