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Ue e nucleare: la nuova strategia energetica di Bruxelles per sicurezza e decarbonizzazione

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La Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen propugna con sempre maggiore chiarezza la necessità per l’Ue di spingere sulla produzione di energia atomica, oltre che da fonti rinnovabili.

La consapevolezza dell’importanza dell’atomo nella strategia energetica continentale a lungo termine, esplicitata da von der Leyen nel marzo 2026 quando, durante il Nuclear Energy Summit, disse che ridurre la quota di produzione di energia atomica era stato un “errore strategico” per l’Ue, non riguarda solo il Ppe, ma anche i suoi principali alleati, i Socialisti, famiglia politica di cui fa parte anche il Partito Democratico.

Il commissario all’Energia Dan Jørgensen, un socialdemocratico danese, durante il collegio dei commissari del 17 luglio a Bruxelles, ha affermato che “una transizione accelerata verso un’energia pulita e locale, associata a una maggiore elettrificazione, rappresenta la risposta alle sfide dell’Europa in termini di sicurezza, competitività e decarbonizzazione”.

A questo proposito ha sottolineato, come riporta il verbale della riunione consultato dall’Adnkronos, “la necessità di incrementare la produzione europea di ‘elettroni verdi’, di origine sia nucleare che rinnovabile, al fine di ridurre la dipendenza dagli ‘elettroni neri’, importati e costosi”.

Il commissario ha rilevato con “soddisfazione” che l’Unione Europea ha raggiunto il livello “record” di “78 gigawatt di nuova potenza eolica e solare installata nel 2024 e che la produzione nucleare europea è leggermente aumentata nel 2025”.

Ha insistito inoltre sull’importanza di una “migliore integrazione” dell’elettricità nell’insieme dei sistemi energetici, per consentirne un “maggiore utilizzo” nei settori ad alto consumo energetico, in particolare “industria, trasporti ed edilizia”.

Per il commissario, in questa fase, l’obiettivo è fissare “traguardi indicativi” per dimostrare “determinazione” e indicare la direzione da seguire. L’opportunità di passare a un quadro vincolante sarà successivamente valutata con attenzione, sulla base di uno studio d’impatto approfondito. Ha osservato anche che l’elettrificazione rappresenta oggi un vero e proprio “collo di bottiglia”, in un contesto di “stagnazione” che perdura da circa un decennio.

Jørgensen ha messo in luce diverse “difficoltà strutturali”, rilevando come alcuni incentivi economici siano ancora in contraddizione con gli obiettivi perseguiti, in particolare per quanto riguarda la fiscalità e gli squilibri persistenti in alcuni Stati membri. Ha espresso “rammarico” per il fatto che i sussidi nazionali sostengano ancora troppo spesso l’uso di energie fossili.

A questo proposito, il commissario danese ha ricordato che, “nel contesto della crisi in Medio Oriente, era stato raccomandato agli Stati membri di non concedere sussidi per ridurre il prezzo del gasolio e che molti di essi hanno ciò nonostante scelto di farlo, optando così per scelte strategiche non sostenibili”.

Il commissario ha sottolineato infine l’importanza di un approccio globale alla bolletta energetica, che tenga conto delle sue componenti principali, in particolare il prezzo dell’energia, la fiscalità e i costi di rete.

Il commissario ritiene che il consumo di energia nelle fasce orarie di minor domanda e l’adozione di contatori intelligenti possano ridurre la bolletta a vantaggio del consumatore finale.

Per quanto riguarda la questione dell’accesso alla rete, ha segnalato che gli Stati membri dispongono di un margine di discrezionalità nella definizione delle priorità, ad esempio per quanto concerne i centri dati.

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