HomeUltima OraUcraina, Massolo: "Sorti della guerra dipendono da Putin, la strategia di Trump...

Ucraina, Massolo: “Sorti della guerra dipendono da Putin, la strategia di Trump può cambiare dopo midterm”

- Advertisement -

La decisione di Donald Trump di sospendere per sei mesi le sanzioni americane sulle operazioni commerciali relative al diesel russo rappresenta una misura temporanea, dettata dalle esigenze di politica interna americana, oppure l’inizio di una svolta nei rapporti tra Washington e Mosca? E quali conseguenze potrebbe avere sul conflitto in Ucraina? Giampiero Massolo, direttore del Geopolitical Risk Observatory della Luiss e già presidente dell’Ispi, analizza in un’intervista all’Adnkronos le ragioni della decisione americana, le prospettive diplomatiche e le possibili conseguenze di un cambiamento degli equilibri politici europei.

Ambasciatore, la decisione di Trump di sospendere per sei mesi alcune delle sanzioni alla Russia è arrivata in maniera improvvisa. Che cosa può essere successo?

“Gli americani insistevano con Zelensky, e Trump anche personalmente insisteva con gli ucraini perché interrompessero i bombardamenti sulle raffinerie e sugli impianti energetici russi. Questo in un duplice ordine di idee, in parte fondato e in parte usato a scopi di opinione pubblica. La parte fondata è che la compromissione della capacità di raffinazione russa toglie dal mercato il 3% del diesel, cioè contribuisce alla penuria di prodotti raffinati. E, avvicinandosi le elezioni di midterm, bisogna pur dare la colpa a qualcuno se i prezzi dei prodotti energetici, e in modo particolare della benzina alla pompa, aumentano. Dunque c’era una pressione molto rilevante, una pressione che in parte abbiamo subito anche noi alleati europei. Infatti la decisione è stata di rilasciare parzialmente le scorte, proprio perché l’amministrazione è impegnata in questo sforzo di abbassare i prezzi.

Chiaramente l’ottica di Kiev è diversa, e cioè: togliamo ai russi le fonti di finanziamento della guerra. A questa logica rispondono i bombardamenti degli impianti energetici e l’apparato sanzionatorio. Evitiamo che la Russia si finanzi e dunque che ci sia uno stimolo per i russi a continuare nelle operazioni belliche invece di sedersi a un tavolo e negoziare. Di fronte al rifiuto ucraino c’è stato questo gesto clamoroso, che si è tradotto in un accordo annunciato da Trump con i russi di temporanea sospensione per sei mesi delle sanzioni e dunque di immettere sul mercato quantitativi di gasolio. Ma un conto è l’effetto annuncio, un altro è la pratica possibilità per i russi di adempiere, essendo che molta della loro capacità di raffinazione è stata bombardata dagli ucraini. Dunque l’impegno che i russi hanno preso con Trump potrebbe essere solo di facciata e, a sua volta, avere l’intento strumentale di indebolire gli ucraini”.

Questa decisione può segnare un cambiamento duraturo della politica americana verso Mosca, anche a discapito dell’Ucraina?

“Vedremo successivamente, dopo le midterm, se questa misura era contingente alle esigenze di politica interna di Donald Trump, oppure se sarà un cambio di policy, un cambio di politica strutturale. Passando da una situazione di relativo ‘cerchiobottismo‘: non premo troppo sui russi, ma continuo ad aiutare gli ucraini. Bisognerà vedere se questo sarà un cambio duraturo di policy e dunque, a quel punto, una pressione più sugli ucraini che sui russi, in nome di un accordo fra grandi potenze che l’Europa e l’Ucraina stessa hanno sempre paventato perché avverrebbe sopra le nostre teste. Oppure se invece la logica era soltanto una logica di scopo, come spesso Trump ci ha abituato a fare”.

Alla luce di questa svolta, gli Stati Uniti restano l’unico Paese in grado di favorire una soluzione diplomatica del conflitto? Quale spazio rimane per l’Europa?

“Le sorti della guerra dipendono da Putin. Nel momento in cui Zelensky, anche lui in parte strumentalmente, dice: io faccio le elezioni nel caso in cui ci sia una tregua di almeno 60 giorni, mostra di venire incontro a quello che diceva Trump. Anche perché credo che sia intimamente convinto che gli ucraini poi lo rivoterebbero in una condizione come questa. Putin si rifiuta di fare questo. Trump annuncia una tregua energetica e i russi mezz’ora dopo bombardano una centrale elettrice a Kiev. Evidentemente questo ci dimostra che le sorti della guerra e la sua tempistica sono tuttora nelle mani di Vladimir Putin.

Chi può influire torcendogli il braccio alla fine sono solo gli americani. Gli europei non hanno spazio di mediazione perché hanno sposato pienamente le posizioni ucraine, come del resto è inevitabile fare: è l’interesse europeo a garantirsi sicurezza. Evidentemente l’Ucraina è l’avamposto della sicurezza europea. Se cedono, ci rimettiamo noi in sicurezza. Dunque le sorti della guerra sono in mano a Putin, ma chi può influire sulle sorti della guerra e su Putin sono gli Stati Uniti.”

Zelensky si è detto disponibile a organizzare elezioni presidenziali in caso di tregua. Quanto è realistico aspettarsi che si tengano a breve? Potrebbero rappresentare un punto di svolta nel conflitto?

“Intanto, perché si tengano le elezioni, ci vuole quantomeno una tregua, perché finché c’è lo stato di guerra la Costituzione ucraina vieta di tenere elezioni. Non si potrebbero fare in condizioni di sicurezza. Dopodiché, quando si organizzassero le elezioni, bisognerà stare bene attenti che non ci siano influenze russe sulle elezioni, perché, come sappiamo, una delle condizioni russe è il cambio di regime e dunque un presidente più allineato alle condizioni russe in Ucraina. Quindi sono due variabili da tenere in considerazione: il cessate il fuoco e la correttezza del processo elettorale. Mi sembra che non ci siamo con nessuna delle due, quindi non mi aspetto elezioni a breve”.

Guardando invece agli equilibri europei, Mosca potrebbe puntare su un cambiamento politico in Paesi come la Francia per trovare governi meno favorevoli al sostegno all’Ucraina?

“È quello che i russi sperano, confidando che il tempo lavori per loro. Bisognerà vedere, nel senso che ancora al Forum di Cernobbio Bardella ha detto che, in caso di vittoria del Rassemblement National, verrebbe sospeso l’aiuto finanziario nei confronti dell’Ucraina, ma continuerebbero il training, l’assistenza e così via. Una cosa sono le campagne elettorali, un’altra poi governare. Però è fuori dubbio che i russi sperano che nuovi equilibri europei portino anche una modifica al loro favore della situazione”.

- Advertisement -
ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -

Più letti

- Advertisement -

COMMENTI RECENTI