“Cosa deve succedere per capire che si possono mettere da parte tutte le differenze che esistono per unirci e battere le destre in un momento storico così preoccupante? Chiedo solo almeno questo: che non ci si chiami più però campo Lavrov perché è semplicemente offensivo”. E’ un passaggio dell’intervento di Stefano Bonaccini, presidente del Pd, nella Direzione del partito. Il riferimento è alla definizione, con richiamo al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, usata soprattutto sui social per indicare la coalizione di centrosinistra: se il Pd si esprime per il sostegno all
“Abbiamo sempre e tutti insieme votato a favore del sostegno all
Non devono esserci divisioni nel centrosinistra. “L’unità della coalizione, che io spero sia la più larga possibile, è garanzia necessaria, è condizione necessaria per batterli, ma non è sufficiente. Serve un programma all’altezza di un paese che sta peggio ogni giorno del giorno prima. Allora un programma firmato col sangue per dire agli italiani che non ci divideremo dopo”, dice ancora.
“Una parte della sfiducia di un pezzo d’Italia parte da quando l’Unione pur vincendo le elezioni, dopo 2 anni ci ha visti andare a casa perché non eravamo uniti sul programma”. E il programma comune “rende anche più forti le primarie se lì arriveremo, perché altrimenti il rischio è di uno scontro solo tra leadership senza un’idea condivisa del Paese”.