HomeUltima OraTrastevere, la rabbia dei residenti: "Rione fuori controllo"

Trastevere, la rabbia dei residenti: “Rione fuori controllo”

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Degrado, abbandono e mala movida condizionano sempre più la vita dei residenti di Trastevere. Dopo il reportage dell’Adnkronos sulla rissa tra senzatetto avvenuta in pieno giorno a piazza Mastai, culminata nel lancio di pietre e bottiglie che hanno danneggiato numerose auto e sfiorato una mamma e il suo bambino che si trovavano vicino alla finestra della loro abitazione, andata in frantumi, i residenti tornano a lanciare l’allarme sulle condizioni del rione romano, denunciando una progressiva perdita della qualità della vita.

“Mai avevamo vissuto una situazione come questa -dice all’Adnkronos Simonetta Marcellini, fondatrice del Comitato Emergenza Trastevere– Oggi è diventato pericoloso anche uscire per fare una passeggiata di sera, magari semplicemente per mangiare un gelato”. Nata e cresciuta a Trastevere, dove vive da 74 anni, Marcellini racconta una realtà che, a suo giudizio, è peggiorata sensibilmente, specie negli ultimi anni: “Ho vissuto gli anni di piombo e quelli della Banda della Magliana -ricorda- ma i problemi che ci sono adesso sono ormai insostenibili”, afferma. Il quartiere, secondo la presidente del comitato, è diventato un concentrato di criticità che vanno dalla presenza di senza dimora alla cosiddetta ‘mala movida’, fino all’uso incontrollato degli spazi pubblici e ai fenomeni di abusivismo.

Tra gli episodi che cita come simbolo del degrado c’è quello di un giovane trovato completamente nudo mentre dormiva su una panchina in piazza della Malva, fotografato la scorsa domenica mattina. Una situazione che, sottolinea, “non va bene per noi, ma non va bene neanche per loro”. Per Marcellini, il problema non è tanto dare assistenza alle persone fragili, ma ciò che accade dopo: “Questa gente viene abbandonata a sé stessa”. Nel quartiere c’è una delle principali sedi della Comunità di Sant’Egidio, che offre un servizio di mensa, doccia e ricovero per persone in difficoltà. La fondatrice del Comitato riferisce di aver chiesto, nel 2018, un confronto per individuare percorsi di inclusione e attività socialmente utili per le persone assistite. Un dialogo che, secondo il suo racconto, si sarebbe interrotto senza risultati concreti. “Da allora -sostiene- non ci sono stati ulteriori contatti”.

Il comitato Emergenza Trastevere è nato nel 2018. All’epoca le battaglie riguardavano soprattutto i tavolini all’aperto, il proliferare di attività di somministrazione e dei minimarket. Oggi, sostiene Marcellini, i problemi si sono aggravati. “Tutte le notti ci sono fuochi d’artificio che ci massacrano. Ci sono zone del rione dove questi fenomeni si muovono impuniti. Sembra tutto lasciato allo sbando”.

Nel mirino ci sono anche le istituzioni. Marcellini denuncia l’assenza di una strategia complessiva per la città e critica alcune proposte avanzate negli ultimi mesi: “Mi sembra che l’Amministrazione comunale sia completamente scollata dalla realtà. Non si rende conto che non c’è più spazio pubblico da concedere e che il centro storico sta scoppiando”, dice. La fondatrice del Comitato racconta inoltre di aver chiesto un tavolo di confronto con diversi assessori capitolini, dalla Mobilità ai lavori pubblici fino al commercio, per affrontare questioni come la Ztl, le condizioni dei marciapiedi e il mercato rionale. “Sono ancora in attesa di una risposta. Nessuno ha mai risposto”, sostiene.

Nonostante la sfiducia nei confronti delle istituzioni, Marcellini assicura di non voler rinunciare alla sua battaglia. “La speranza non la perderò mai. Trastevere è casa mia e non mi arrenderò. Continuerò a essere una spina nel fianco e a pretendere risposte”, afferma. In autunno il comitato punta anche sulla nuova Consulta dei residenti, da poco istituita dal municipio, come possibile strumento di confronto tra cittadini e amministrazione. Un primo appuntamento è previsto dopo l’estate. Nel frattempo, l’appello resta quello di intervenire per restituire vivibilità al quartiere. “Hanno ridotto il centro storico a un luna park. La gente se ne va perché non riesce più a vivere il rione. E questa -conclude- è la cosa più triste”.

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