Barbara Fabbroni, psicologa e psicoterapeuta specializzata in Analisi Transazionale, propone una riflessione sul rapporto tra tempo, distacco e rigenerazione interiore. Il punto di partenza è semplice quanto spesso trascurato: il tempo non è una risorsa da ottimizzare, ma uno spazio da abitare.
Il nodo centrale del ragionamento di Fabbroni riguarda l’arte del distacco. Non una fuga dalle responsabilità, ma un atto deliberato di svuotamento: liberarsi dal rumore delle scadenze, dalle aspettative altrui, dalle abitudini che consumano energia senza restituirla. Allontanarsi non significa arrendersi, ma creare un vuoto fertile in cui ritrovare la propria voce, spiega la terapeuta. È in questo silenzio consapevole che le energie interiori trovano spazio per riallinearsi.
La controra, rituale del Sud che anticipa la psicologia moderna
Per illustrare questo principio, Fabbroni ricorre a un esempio antropologico radicato nella cultura meridionale italiana: la controra. Quel momento sospeso del primo pomeriggio estivo in cui il sole impone un arresto a ogni attività, le strade si svuotano e il silenzio diventa assoluto. Non una siesta per pigrizia, ma un rituale collettivo di ritiro. Il mondo esterno si eclissa e l’individuo è costretto — o meglio, autorizzato — a rientrare in se stesso.
La controra non è nostalgia folkloristica. È, secondo Fabbroni, una forma di saggezza pratica che le società contemporanee hanno progressivamente dismesso, pagandone le conseguenze in termini di esaurimento cronico e frammentazione dell’attenzione.
Seneca e il tempo che sprechiamo senza accorgercene
Il filo si allunga fino alla filosofia stoica. Nel De Brevitate Vitae, Seneca avvertiva che la vita non è breve: siamo noi a renderla tale, disperdendola in occupazioni futili e ansie per un futuro che non controlliamo. Quello che il filosofo romano chiamava ritiro interiore — il recupero della propria presenza a se stessi — è esattamente ciò che Fabbroni traduce in termini psicologici contemporanei.
Il parallelismo non è forzato. Duemila anni separano Seneca dalla controra siciliana o calabrese, eppure entrambi indicano la stessa direzione: fermarsi non è perdere tempo, è recuperarlo.
Distacco come preparazione all’azione
La riflessione di Fabbroni non si ferma alla pausa in sé. Il distacco, nella sua lettura, è una leva creativa. Chi impara a proteggere il proprio tempo e a sperimentare il silenzio rigenerante torna all’azione con una lucidità diversa. Non con l’affanno di chi ha accumulato stanchezza, ma con la freschezza di chi ha lasciato spazio al pensiero.
È una prospettiva che rovescia il senso comune produttivista: non si è più efficienti lavorando di più, ma lavorando dopo aver sostato. La pausa non sottrae tempo al fare — lo prepara.
Fabbroni porta questa visione nel suo lavoro clinico e comunicativo, muovendosi tra psicoterapia e riflessione pubblica sui processi mediatici e le dinamiche relazionali. Maggiori informazioni sul suo lavoro sono disponibili su www.barbarafabbroni.it.