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Spazio, l’Esa presenta il conto all’Europa: per non rimanere indietro servono 10 miliardi di euro

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L’Agenzia spaziale europea presenta il conto all’Europa. Per competere con gli Usa – che puntano a 1.000 lanci e rientri all’anno entro il 2030 – e per non essere superati dalla Cina – che nello stesso anno sarà arrivata sulla Luna – servono 10 miliardi. Per la precisione un miliardo l’anno per dieci anni. La richiesta arriva all’International space summit di Parigi, davanti a ministri e commissari europei, dallo stesso direttore generale dell’esa Josef Aschbacher in un discorso accompagnato da una ‘Call to boost european space exploration’ in cui i ministri dell’Esa chiedono una direzione politica chiara sullo spazio. Quella direzione, ha tradotto il Dg, si traduce in un impegno miliardario che sarebbe comunque da prevedere nel caso l’Europa non sviluppasse la propria autonomia per l’accesso a orbita bassa, Luna e poi Marte.

Perché dipendere dagli altri (principalmente la Nasa e gli Usa, che con equilibrio vengono considerati fondamentali nella stessa ‘call’) significa spendere 5 miliardi di euro nell’arco di dieci anni solo per trasportare gli astronauti. La metà di quanto richiesto, ma senza sviluppare autonomia strategica nell’accesso allo Spazio e nel trasporto degli astronauti.

“La direzione che prenderemo da qui in avanti non è una decisione che può essere presa solo dall’Esa. Le vostre linee guida e decisioni politiche sono fondamentali”, ha detto il direttore generale dell’Esa Josef Aschbacher a Parigi per l’International space summit. Il piano dell’Esa “genererebbe un valore economico, sociale e geopolitico ben superiore all’investimento stesso. Parte di questo importo potrebbe essere compensata dal venture capital, affidando maggiori responsabilità all’industria privata, come abbiamo visto proprio ieri con The Exploration Company e il suo round di finanziamento di Serie C record da 450 milioni di dollari. L’alternativa non è a costo zero. La dipendenza ha un prezzo”.

La Call for exploration, ha spiegato Aschbacher, “riflette tre obiettivi: garantire l’accesso e la presenza dell’Europa nell’orbita terrestre bassa (LEO) nell’era post-ISS, per l’esplorazione umana e robotica. Secondo, rafforzare la presenza europea sulla Luna e attorno a essa, combinando contributi significativi alle partnership internazionali con un’autonomia europea mirata. Terzo, sfruttare l’orbita Leo e la Luna come banchi di prova per le tecnologie, le capacità e le partnership che, in ultima analisi, ci porteranno su Marte e oltre”, ha detto il Dg.

“Dall’orbita terrestre bassa alla Luna e a Marte, i Paesi di tutto il mondo stanno sviluppando le capacità di esplorazione che plasmeranno il futuro, e lo stanno facendo a una velocità mozzafiato. Gli altri colgono l’opportunità, accrescono le proprie ambizioni e passano all’azione”. Ora l’appuntamento, come ha sottolineato il ministro dell’e Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a Parigi, è presentare un piano per orbita bassa, Luna ed esplorazione robotica su Marte già nella ministeriale intermedia del 15 dicembre, a Roma, sotto la presidenza italiana. “Invitiamo l’Agenzia spaziale europea a preparare senza indugio le opzioni necessarie per tradurre” le ambizioni spaziali dell’Europa “in un’azione concreta e sostenuta, in vista delle decisioni che i ministri dovranno assumere durante l’Intermediate ministerial meeting del dicembre di quest’anno”, dichiarano i ministri degli Stati membri nella ‘Call’.

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