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Russia, Dunaev (Meduza): “Voto Duma serve a Putin per certificare sostegno, ma cresce malcontento”

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Cresce lo scontento in Russia, ma le elezioni per la Duma non saranno necessariamente lo strumento per misurarlo. Secondo Alexander Dunaev, analista politico indipendente russo e autore presso il quotidiano online Meduza, il voto del 18-20 settembre servirà soprattutto al Cremlino a dimostrare che il consenso intorno a Vladimir Putin e alla sua politica esiste ancora. “Le elezioni sono piuttosto una cosa simbolica che serve a far vedere che tutti i russi sono a favore di quello che si fa“, spiega Dunaev ad Adnkronos. “Servono per riconfermare la legittimazione del regime e quindi anche della sua politica aggressiva“.

Un voto che, dunque, ha per Putin soprattutto un valore politico e simbolico: mostrare l’unità del Paese intorno alla leadership e alla guerra in Ucraina. “È proprio anche per quello che si fanno le elezioni, per far vedere che siamo tutti uniti e guidati dal nostro grande leader“, osserva Dunaev. Per questo, aggiunge, è difficile individuare una soglia di consenso o di astensione che possa trasformarsi in un vero campanello d’allarme per il Cremlino. “Un campanello d’allarme è difficile che lo sia“, anche perché “le elezioni in Russia non sono la stessa cosa che in Italia o in altri Paesi democratici“.

Dietro il risultato atteso per Russia Unita, tuttavia, si intravede uno scontento crescente. “Al Cremlino si rendono conto che la situazione è difficile“, sottolinea l’analista. Secondo le rilevazioni più favorevoli al potere, il consenso per il partito di Putin sarebbe sceso negli ultimi mesi intorno al 30-33%. E, secondo informazioni filtrate dai canali dell’opposizione, l’obiettivo fissato dall’amministrazione presidenziale per Russia Unita sarebbe stato abbassato dal 55% al 45%. “Pure là si rendono conto che in una situazione così è difficile avere un risultato alto“, osserva Dunaev.

A pesare è anche la guerra, che dopo anni comincia a entrare più direttamente nella vita quotidiana dei russi. “La guerra ormai è al quinto anno“, ricorda l’analista. A lungo il Cremlino ha cercato di tenere il conflitto lontano dalla maggioranza della popolazione, ma “quest’anno le cose sono cambiate“, soprattutto per gli attacchi ucraini contro le raffinerie e le conseguenti difficoltà nella distribuzione dei carburanti. “Chiunque abbia una macchina lo avverte“. Il problema riguarda soprattutto le regioni, mentre Mosca e San Pietroburgo vengono protette maggiormente: “Anche se a San Pietroburgo già si sente. Già ci sono delle code“.

Gli effetti dei raid e della guerra si avvertono anche sul commercio e sulla vita economica quotidiana. Dunaev cita le difficoltà che stanno interessando Wildberries e Ozon, due giganti dell’e-commerce russo finiti nel mirino di Kiev che li ritiene snodi cruciali per l’esercito russo, spiegando che i problemi dei due operatori “colpiscono veramente milioni e milioni, non solo di consumatori, ma anche dei piccoli imprenditori“. Anche in questo caso, secondo l’analista, “si crea un forte scontento“. Ma questo malcontento “difficilmente può trasformarsi in una sconfitta elettorale del partito del potere“.

Un segnale in questo senso arriva, secondo Dunaev, dalla vicenda di Yabloko, inizialmente ammesso alle elezioni e poi escluso. Il partito, l’unico ad aver assunto una posizione apertamente contraria alla guerra, in alcune settimane avrebbe raggiunto “il 15-17%” nei sondaggi. “Già il fatto che tanta gente si dimostrasse pro Yabloko è un chiaro indizio che la popolazione è stanca e che vuole la fine della guerra“. Ora, però, “tutti i partiti che i russi troveranno nelle schede elettorali questo fine settimana sono a favore della guerra“. Per chi non vuole sostenere il Cremlino, quindi, “non ci sono alternative“.

Anche per questo, secondo Dunaev, il risultato del voto potrebbe essere utilizzato da Putin come prova di un consenso interno alla prosecuzione del conflitto. Ma le elezioni potrebbero avere soprattutto un effetto sulla gestione della guerra dopo il 20 settembre. “Se il potere, le autorità devono prendere delle decisioni difficili, delle decisioni che saranno impopolari, non lo fanno mai prima delle elezioni“. Tra queste potrebbe esserci una nuova mobilitazione. “Se nella mente di Putin, di quelli che stanno al Cremlino, c’è l’idea per esempio di una recrudescenza del conflitto, di un’ulteriore escalation, queste misure verranno applicate dopo il 20 settembre“. Una nuova mobilitazione, precisa, “non sarà come nel 2022“, perché quella precedente “è stato uno shock per la società russa, anche uno shock per il regime stesso“.

Quanto all’opposizione e all’eredità di Alexei Navalny, Dunaev ritiene che il movimento sia ancora attivo, ma profondamente segnato dalla morte del suo leader. “È stato un colpo durissimo“, afferma. “In un’organizzazione così fortemente personalista o trovi un sostituto di Navalny oppure stai in crisi“. Anche Yulia Navalnaya, osserva, non possiede le stesse caratteristiche politiche del marito. L’opposizione russa resta inoltre “sempre stata molto frammentata“, con tensioni anche tra le diverse organizzazioni che si oppongono al Cremlino.

Un elemento positivo, secondo Dunaev, è però la collaborazione tra i sostenitori di Navalny e l’oppositore Maxim Katz sulla strategia del “voto intelligente“, che punta a individuare, circoscrizione per circoscrizione, il candidato più competitivo contro Russia Unita, indipendentemente dal partito di appartenenza. “L’obiettivo è quello di non far passare i candidati del partito del potere“. I seguaci di Navalny, conclude Dunaev, “sono in crisi“, ma “si mantengono attivi” attraverso video, inchieste e iniziative per cercare di incidere sul voto. Anche in queste elezioni, “cercano di incidere in qualche modo sul processo elettorale, per quanto sia difficile farlo in queste condizioni“.

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