HomeUltima OraRimpatri migranti: la nuova legge Ue è ufficiale, cosa cambia ora

Rimpatri migranti: la nuova legge Ue è ufficiale, cosa cambia ora

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Il regolamento rimpatri sarà presto legge dell’Ue, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Oggi il Consiglio Affari Interni a Lussemburgo ha dato il via libera definitivo alle nuove norme che consentono rimpatri più “efficaci” per le persone che non hanno diritto di soggiornare nell’Unione, informa il Consiglio stesso.

Le nuove norme definiscono procedure valide in tutta l’Unione per il rimpatrio di chi non ha diritto a restare, con regole più severe per il rimpatrio di soggetti che rappresentano una minaccia per la sicurezza. La legge fornisce agli Stati membri ulteriori strumenti per attuare i rimpatri. Offre inoltre agli Stati membri la possibilità di istituire centri di rimpatrio in Paesi extra-Ue.

Tutte le misure relative al rimpatrio “devono essere attuate nel pieno rispetto dei diritti fondamentali”, sostiene il Consiglio.

Per Jim O’Callaghan, ministro della Giustizia, degli Affari interni e della Migrazione dell’Irlanda, “circa due persone su tre, destinatarie di un ordine di lasciare l’Ue, di fatto non partono. Le norme rivedute sui rimpatri, adottate oggi, aiuteranno gli Stati membri a eseguire rimpatri rapidi ed efficaci. Questo è fondamentale per garantire un approccio comune alla gestione della migrazione nell’ambito del patto sulla migrazione e l’asilo“.

Le nuove norme impongono ai cittadini di Paesi terzi privi del diritto di soggiorno nell’Ue l’obbligo di lasciare lo Stato membro interessato e di collaborare con le autorità. La mancata osservanza dell’obbligo di collaborazione può comportare sanzioni, tra cui la riduzione di benefici e indennità concessi in base alla legislazione nazionale, il diniego di incentivi previsti per favorire il rimpatrio volontario, sanzioni pecuniarie e persino sanzioni penali, se previste dalla legislazione nazionale.

Le nuove norme introducono un ordine di rimpatrio europeo, un modulo in cui gli Stati membri dovranno inserire gli elementi chiave della decisione di rimpatrio. Il modulo fornirà agli Stati membri le informazioni necessarie per riconoscere le decisioni di rimpatrio emesse da altri Stati membri.

Il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio rimarrà, per il momento, su base volontaria e sarà riesaminato tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme. La Commissione potrà quindi presentare una proposta legislativa per rendere obbligatorio il riconoscimento reciproco.

Le nuove norme introducono misure specifiche per i cittadini di Paesi terzi che rappresentano un rischio per la sicurezza. Ad esempio, gli Stati membri possono imporre un divieto di ingresso a tempo indeterminato, qualora sia giustificato e proporzionato al rischio per la sicurezza, oppure trattenere questi cittadini di Paesi terzi per un periodo superiore a 24 mesi.

Le nuove norme consentiranno anche agli Stati membri di trasferire le persone prive del diritto di soggiorno nell’Ue e destinatarie di una decisione di rimpatrio verso centri di rimpatrio istituiti in Paesi terzi, fuori dall’Ue.

Questo, sottolinea il Consiglio, richiede la conclusione di un accordo o di un’intesa con il Paese terzo in questione.

Questi accordi o intese potranno essere conclusi esclusivamente con Paesi che rispettino gli standard internazionali in materia di diritti umani e i principi del diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento (non-refoulement). I minori non accompagnati sono esclusi da questi accordi o intese.

Il regolamento sarà ora pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue ed entrerà in vigore il giorno successivo. Alcune disposizioni, come quelle relative ai centri di rimpatrio, si applicheranno immediatamente. Altre disposizioni, che richiedono attività preparatorie, si applicheranno un anno dopo l’entrata in vigore.

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