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Raid russo al confine polacco, sfiorati Boris Johnson e l’ex capo della Cia Petraeus: cosa sappiamo

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14 set. – (Adnkronos)

A un giorno dall’attacco russo in Ucraina che ha colpito un treno passeggeri a circa due chilometri dal confine con la Polonia, cresce la preoccupazione per l’escalation della Russia. Il raid, avvenuto nei pressi di Yahodyn, assume un peso particolare perché si è verificato pochi minuti dopo il passaggio di un convoglio diplomatico sul quale viaggiavano l’ex premier britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e diversi consiglieri per la sicurezza europei.

Ma c’è un dettaglio che rende l’episodio ancora più sensibile: nella stazione, al momento dell’attacco, si trovava anche David Petraeus, ex direttore della CIA, in Ucraina per partecipare alla Yalta European Strategy, lo stesso forum che aveva portato a Kiev anche Johnson e Bildt. Al momento del raid, secondo Ukrzaliznytsia, l’ex capo della CIA era però su un altro treno, fermo alla stazione di Yahodyn.

Petraeus ha raccontato al New York Times di aver sentito i droni avvicinarsi e poi l’esplosione, definendo quei momenti “terrificanti”. “Per chi non è mai stato sotto il fuoco nemico, è stato terrificante… Questo è l’atto di un leader veramente barbaro che cerca di terrorizzare i civili ucraini”, ha detto.

Nessuno dei passeggeri è rimasto ferito. Per le autorità polacche, tuttavia, la distanza dal confine rappresenta un elemento di forte preoccupazione. Il premier Donald Tusk ha convocato una riunione di emergenza, mentre per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, si è trattato di un attacco “deliberato”. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha parlato di un attacco che “bussa alla porta” dell’Unione europea e della Nato. Anche Boris Johnson ha condannato il raid, definendolo un attacco “casuale e insensato” contro infrastrutture civili.

Il raid è avvenuto domenica 13 settembre nei pressi della stazione di Yahodyn, nella regione ucraina di Volinia, lungo la linea ferroviaria che collega Kiev alla Polonia.

Un drone russo ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri diretto a Varsavia. Il convoglio era stato evacuato dopo l’allarme e non si registrano vittime. Nella stessa area un altro attacco ha colpito un distributore di carburante e alcuni mezzi nei pressi del valico di Yahodyn-Dorohusk, a meno di un chilometro dal territorio polacco.

L’ipotesi avanzata da Ukrzaliznytsia è che il bersaglio potesse essere il treno diplomatico sul quale viaggiavano Johnson, Bildt e altri esponenti europei, partito dalla stazione pochi minuti prima dell’impatto. Al momento, però, non ci sono elementi pubblici sufficienti per affermare che il convoglio diplomatico fosse effettivamente nel mirino.

Carl Bildt ha confermato che il suo treno aveva già superato il confine quando è avvenuto l’attacco. Secondo l’ex premier svedese, il convoglio che seguiva è stato evacuato prima dell’impatto grazie all’allerta lanciata dai sistemi di sicurezza.

La Russia ha sostenuto di aver preso di mira infrastrutture ferroviarie utilizzate per il trasporto di materiale militare verso l’Ucraina. Il fatto che sia stato colpito un treno passeggeri, però, ha alimentato le accuse di Kiev e dei suoi alleati.

L’attacco era “chiaramente un messaggio per il mondo occidentale”, pensato per spaventare i Paesi occidentali e “dissuaderli dal sostenere l’Ucraina”, anche recandosi fisicamente nel Paese sotto attacco, dichiara l’Alta rappresentante Ue agli Affari esteri, Kaja Kallas, entrando al Summit europeo sull’Artico in corso a Rovaniemi, in Finlandia.

“La domanda per noi è: cosa dobbiamo trarre da questo messaggio? Penso che dovremmo fare l’opposto: dovremmo dimostrare che siamo al fianco dell’Ucraina e che non abbiamo paura, perché altrimenti la Russia otterrebbe esattamente ciò che vuole, cioè la sottomissione dell’Ucraina”, prosegue Kallas. Quello, ribadisce, non è nemmeno l’obiettivo finale di Mosca, che “è molto più ampio, quindi dobbiamo essere fermi su questo”.

Per il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, gli attacchi russi dello scorso fine settimana hanno come obiettivo quello di “intimidire, scoraggiare e soprattutto dividere” gli alleati europei.

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