HomeUltima OraMare: Mattioli: ''la burocrazia fa perdere 100 miliardi, come tre finanziarie''

Mare: Mattioli: ”la burocrazia fa perdere 100 miliardi, come tre finanziarie”

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La burocrazia marittima e la mancanza di un sistema in grado di operare per 365 giorni l’anno 24 su 24 costa al sistema paese 100 miliardi di euro, pari a tre finanziarie, all’incirca il 5% del Pil. Non ha dubbi Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare nell’indicare i principali ostacoli per lo sviluppo della Blue economy italiana. I numeri sono buoni, ma al Salone del Mare, in un’intervista all’Adnkronos disegna alcuni nodi ancora da sciogliere e auspica che dopo il ministero delle Politiche del Mare si passi a un Ministero del Mare.

La Blue economy ha prospettive di forte crescita. Cosa deve fare l’Italia per cogliere al meglio i vantaggi economici come sistema Paese?

Dobbiamo lavorare molto sulla sburocratizzazione. Per me è fondamentale. Dobbiamo cercare di utilizzare il digitale per ridurre al minimo ad esempio tutto quello che si traduce in attesa nei porti e renderli così operativi 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Si deve fare in modo in sostanza che le merci non subiscano dei ritardi. Il gap logistico in Italia è pari a circa 100 miliardi l’anno, come 3 finanziarie. E quando dico gap logistico, intendo dire che la maggior parte di questa differenza è costituita proprio dal mix di sistemi ultra burocratici che tolgono competitività ai porti e che paradossalmente fanno il gioco degli scali europei. Una situazione che fa sì poi che tutte le merci che l’Italia ordina all’estero transitino attraverso i famosi gateway del nord Europa, e cioè Rotterdam, Amburgo e Anversa.

Il governo con la creazione del Ministero delle Politiche del mare ha dato un segnale formale o sostanziale al settore?

In Italia finalmente si è presa coscienza che siamo un paese marittimo. Per la prima volta abbiamo il Ministero delle Politiche del Mare, è stato fatto il Piano del Mare 2026-2028. Insomma, si registra una maggiore attenzione rispetto a queste tematiche. Mi auguro che ora si possano fare passi ulteriori e andare verso il Ministero del Mare vero e proprio. Devo dire che c’è un’attenzione importante da parte del Ministero e in generale del Governo sui temi legati al mare. Si comprende che la Blue Economy è una parte importante dell’economia: basti vedere la stessa nautica italiana in mostra al Salone: non è solo un driver economico, è anche un campione e un biglietto da visita del nostro Made in Italy. E l’intera economia blu è arrivata ad avere un valore del pil pari a circa il 12%. Insomma il fatto che sia stato fatto un ministero indica che il comparto non è più visto come un settore periferico, ma come un settore centrale per lo sviluppo economico, da questo punto di vista siamo sulla strada giusta.

L’Italia è leader mondiale, nella costruzione di yacht, ma è altrettanto competitiva nei porti?

I porti stanno crescendo in maniera abbastanza importante. Purtroppo al momento stiamo subendo delle costrizioni, soprattutto nel Mediterraneo. La crisi di Hormuz e la crisi del Canale di Suez ovviamente hanno comportato una riduzione dei traffici perché le navi hanno dovuto in qualche maniera ridisegnare le rotte. Siamo rimasti un po’ tagliati fuori. Ma un’altra cosa che ha giocato non a favore del sistema Mediterraneo e soprattutto dell’Italia, è stato il tema delle degli Ets.

I porti nautici turistici Italiani potrebbero essere più attrattivi?

Sì e abbiamo bisogno di avere un maggiore sviluppo del turismo nautico italiano. Ma non è una cosa semplicissima diventare più attrattivi e competitivi: siamo un Paese tartassato dalla burocrazia e secondo me deve esserci maggiore attenzione per evitare che quello dei porti turistici diventi un settore che opera in un ambiente ulteriormente difficile.

A che punto siamo con la transizione energetica nel mondo marittimo?

Tutto ciò che riguarda l’utilizzo dell’elettrico è estremamente importante. Ovviamente va sempre definito in che maniera si produce l’energia necessaria a muovere l’elettrico: diciamo che quanto più la catena è blu, tanto più evidentemente è sostenibile. Per quanto riguarda il nostro settore, al momento immaginarne un utilizzo esteso oggettivamente è molto difficile, perché abbiamo delle distanze enormi e non si può pensare a dei punti di rifornimento in mezzo all’oceano. L’utilizzo che noi facciamo nel nostro settore è legato soprattutto a un utilizzo delle navi quando sono nei porti, cercare di evitare di avere i generatori accesi e utilizzare l’energia accumulata durante il moto avendo delle navi che da questo punto di vista sono a zero emissioni.

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