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Legge elettorale, i capilista bloccati e le donne? Mirabelli: “La scelta è politica”

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La legge elettorale Stabilicum è stata approvata dalla Camera, al terzo passaggio parlamentare dopo le modifiche apportate dal Senato che aveva innalzato il numero delle firme richieste ai partiti non presenti in Parlamento per presentarsi alle elezioni ed aveva introdotto le preferenze con i capilista bloccati, pomo della discordia parlamentare tanto che a luglio l’emendamento che le introduceva veniva bocciato dall’Aula di Montecitorio. “Giorgia Meloni, tu donna, sei riuscita a sbarrare la strada alle altre donne, perché i capilista potranno essere tutti uomini”, ha detto il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte nella dichiarazione di voto. E’ vero? Il sistema del capolista bloccato danneggia la rappresentanza femminile? Mentre fioccano gli annunci di ricorsi in Consulta, lo abbiamo domandato al presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli che all’Adnkronos ha risposto: “Rientra in una linea che da qualche tempo si è andata affermando e che in qualche modo è presente anche nel Rosatellum. Io riterrei che non sia in contrasto con la Costituzione. Ma c’è da valutarne l’opportunità, che è una opportunità politica. Ci sarebbe da discutere infatti sulla convenienza di questo sistema che verticizza e rafforza chi ha il potere di presentare le liste, cioè il partito politico”.

Secondo il presidente emerito, la questione costituzionale e giuridica che si pone si incentra infatti intorno a due articoli della Costituzione: l’articolo 3 (uguaglianza sostanziale) e il 51 (che impone alla Repubblica di promuovere on appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini all’accesso alle cariche elettive): “Il problema – rimarca il costituzionalista – è che non può esserci una rappresentanza distinta per genere”, dal momento che l’eletto rappresenta l’intera Nazione non solo il proprio genere di appartenenza (art. 67 Costituzione). Quindi non possono esserci collegi per soli uomini o per sole donne, né si può stabilire una riserva di seggi fissa per genere perché si violerebbe l’uguaglianza del voto e la libertà dell’elettore? “Esattamente. Non ci possono essere collegi riservati, né una quota di eletti riservati ai due sessi perché violerebbe sia il principio di eguaglianza sia la previsione che tutti possono accedere in condizioni di eguaglianza alle cariche pubbliche elettive”.

Il governo avrebbe però potuto in qualche modo agevolare la presenza femminile nell’ambito delle assemblee elettive come chiedevano le opposizioni, rispettando l’art. 3 della Costituzione? “La legge approvata lo prevede per quanto riguarda le candidature non capolista, dal momento che è più agevole da ottenere e disciplinare riguardando l’articolazione all’interno di un medesimo collegio elettorale – risponde Mirabelli – E’ però più difficile prevederlo come alternanza di capilista in collegi diversi, cioè in modo orizzontale. Quindi dovrebbe essere l’impegno delle forze politiche nella presentazione delle candidature, sempre in un ambito di scelta di tipo politico, a promuovere la rappresentanza femminile”. Vale a dire che bisogna fidarsi delle buone intenzioni e condotte dei partiti? “In astratto ci sarebbero altri meccanismi, come i collegi piccoli uninominali in cui è ridotto il distacco tra elettore ed eletto. Questo però non riguarda più la distinzione di sesso, ma il rapporto fra elettori ed eletti in una diversa configurazione dell’intera disciplina elettorale che probabilmente ridurrebbe anche l’astensionismo”, conclude.

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