In Mountainhead, il film del creatore di Succession Jesse Armstrong, quattro miliardari tech si ritrovano in una villa isolata tra le montagne. Gigantesca e di lusso, ma poiché è stata affittata dal meno ricco tra i ricchissimi, questi la trattano come un motel a due stelle per indispettire il padrone di casa. Mentre il gruppo passa il tempo a scriversi sul petto, urlare in cima al cucuzzolo e al telefono con la Casa Bianca, il mondo fuori scivola nel caos: una nuova tecnologia basata sulla (loro) intelligenza artificiale e sui deepfake alimenta rivolte e crisi politiche violentissime.
Lo raccontava Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn: metà dei protagonisti della Silicon Valley si è dotato di una “apocalypse insurance”, nel caso in cui qualcosa vada molto storto. Il menù è vario: guerra nucleare, pandemia, collasso della rete elettrica, insurrezioni, crisi climatica o un sistema di intelligenza artificiale fuori controllo.
L’ultimo caso arriva dall’Argentina. Il Financial Times racconta oggi la storia di Wamani, un ranch di 32 mila ettari sulle Ande, nella provincia di Mendoza, acquistato da sei investitori, capeggiati dall’argentino-spagnolo Martín Varsavsky. Tra loro ci sono Alec Oxenford, imprenditore tecnologico e ambasciatore di Javier Milei negli Stati Uniti, e Dan Lubetzky, fondatore delle barrette Kind. Il gruppo ha già speso quasi 10 milioni di dollari. Sul terreno sono comparse case prefabbricate, cupole geodetiche (delle specie di igloo facili da montare e molto resistenti) e una pista di atterraggio.
Varsavsky non parla di bunker. La sua idea è più ambiziosa: creare un territorio sufficientemente grande, isolato e autosufficiente da poter continuare a funzionare anche dopo una catastrofe globale.
Gli edifici sono alimentati da pannelli solari. Il progetto prevede allevamento di bovini e l’acquisto di altri terreni per coltivare. Ci sono sorgenti e corsi d’acqua. Varsavsky vorrebbe anche installare grandi modelli linguistici su computer alimentati a energia solare, in modo da ricostruire una sorta di “internet chiuso” qualora server e reti globali smettessero di funzionare.
La logica geografica è semplice: allontanarsi il più possibile dai principali obiettivi nucleari dell’emisfero settentrionale e contemporaneamente restare vicino a cibo, acqua ed energia. Varsavsky considera non soltanto il ranch, ma l’Argentina e più in generale il sud-sud del mondo, un possibile luogo nel quale mantenere in vita “società complesse” dopo una guerra atomica. Con la moglie ha già stabilito una soglia precisa: se la Cina invadesse Taiwan o la Russia i Paesi baltici, partirebbero per Wamani “il giorno dopo”.
Non è una fantasia isolata. A Kauai, nelle Hawaii, Mark Zuckerberg ha costruito Koolau Ranch, un enorme complesso che Wired ha ricostruito attraverso autorizzazioni edilizie, documenti pubblici e testimonianze di persone coinvolte nei lavori.
I progetti prevedono due grandi residenze collegate da un tunnel, dal quale si accede a un rifugio sotterraneo di oltre 460 metri quadrati, con spazi abitativi, locali tecnici e un’uscita di emergenza. La porta del rifugio è in metallo riempito di cemento per resistere alle esplosioni.
Ma il bunker del fondatore di Meta – che tra le sue varie fissazioni ha quella di creare la mucca perfetta per ottenere una bistecca perfetta – è soltanto una parte del sistema. Il complesso dispone di una propria riserva d’acqua e produce cibo attraverso agricoltura e allevamento. Nei progetti figurano più di una dozzina di edifici, almeno trenta camere da letto e trenta bagni, oltre a palestra, piscine, sauna e altre strutture. Tra acquisto dei terreni e lavori il costo stimato superava i 270 milioni di dollari.
Anche qui non solo una casa protetta, ma un piccolo ecosistema privato che cerca di ridurre al minimo la dipendenza dal mondo esterno.
Prima delle Hawaii e dell’Argentina c’è stata soprattutto la Nuova Zelanda. Per almeno un decennio il Paese è stato la destinazione feticcio dei “futuri sopravvissuti” della Silicon Valley: lontana dalle grandi potenze nucleari, poco popolata, politicamente stabile e capace di produrre molta più energia e cibo di quanto richieda la popolazione locale.
Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir, fece in modo ottenere la cittadinanza neozelandese nel 2011 e nel 2015 comprò per 13,5 milioni di dollari 193 ettari sulle rive del lago Wānaka, nell’Isola del Sud.
Su quel terreno Thiel progettò un enorme complesso composto da tre strutture, un’area privata, un lodge per gli ospiti e uno spazio per la meditazione. Disegnato dallo studio giapponese Kengo Kuma, avrebbe dovuto inserirsi quasi completamente nel paesaggio. Eppure nel 2022 le autorità non diedero l’autorizzazione perché l’intervento avrebbe avuto un impatto eccessivo su un’area classificata come paesaggio naturale di particolare valore.
Forse anche per questo Thiel si è buttato sull’Argentina: ha da poco acquistato una villa a Buenos Aires e ci ha trasferito (temporaneamente) il marito e i figli, mentre il governo Milei lavora a programmi per attirare grandi patrimoni stranieri. Varsavsky sostiene di aver parlato con Thiel del Paese e che entrambi sono arrivati alla conclusione che sarebbe tra i luoghi migliori dove trovarsi in caso di Terza guerra mondiale.
Ma Pacifico e Sudamerica sono solo alcune delle possibili vie di fuga immaginate da colui che ha creduto in Zuckerberg, litigato con Musk e favorito l’ascesa di JD Vance. Anni fa aveva finanziato un progetto ancora più radicale: costruire comunità galleggianti in mezzo all’oceano, abbastanza autonome da potersi sottrarre alle leggi degli Stati.
È il seasteading, il movimento lanciato da Patri Friedman, nipote dell’economista Milton Friedman. All’epoca non puntava a sfuggire all’olocausto nucleare, quanto alle scocciature di vivere nei nostri ordinamenti burocratici. Nel saggio ‘The Education of a Libertarian’ scriveva: “Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili”. E allora come levarsi di torno la politica? Le possibilità erano tre: il cyberspazio, il dominio extraterrestre e, nel mezzo, l’oceano.
E se invece il mondo non finisce domani tanto vale puntare forte anche sulla longevità: già nel 2006 aveva promesso 3,5 milioni di dollari alla Methuselah Foundation per studi destinati a combattere e potenzialmente invertire i processi dell’invecchiamento.
Negli ultimi anni c’è stata la svolta apocalittica. Nel 2025 Thiel ha tenuto a San Francisco quattro lezioni sull’Anticristo, replicate poi a Roma in incontri a porte chiuse che hanno prima attratto, e poi annoiato in perfetto canone flaianeo, i presenti. Il suo Anticristo non è il demonio che porta la fine del mondo. È, soprattutto, il potere che può nascere dalla paura della fine del mondo. Un tiranno potrebbe utilizzare il terrore della guerra nucleare, del cambiamento climatico o di un’AI fuori controllo per promettere “pace e sicurezza”, imporre un governo mondiale e fermare il progresso scientifico e tecnologico. Un cortocircuito sublime: il miliardario che si prepara a scenari di catastrofe, ma contemporaneamente diffida di chi vuole organizzare la prevenzione di quelle stesse catastrofi.
Anche Sam Altman parlava di survivalism molto prima di diventare il volto della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Nel 2016 raccontò al New Yorker di essersi preparato a scenari che comprendevano virus sintetici, intelligenze artificiali pericolose e conflitti nucleari. Aveva messo da parte armi, oro, ioduro di potassio, antibiotici, batterie, acqua e maschere antigas e disponeva di un vasto terreno a Big Sur, in California, raggiungibile in aereo.
C’era poi un piano B: in caso di pandemia o grande collasso, Altman disse che avrebbe potuto raggiungere insieme a Thiel il famigerato “compound” neozelandese. Non è chiaro se nel frattempo la destinazione sia cambiata.
I preppers, come si definiscono coloro che si preparano alla fine del mondo, non si limitano a costruire fortezze da centinaia di milioni.
Steve Huffman, cofondatore e Ceo di Reddit, si è sottoposto alla chirurgia laser agli occhi anche per eliminare la dipendenza da occhiali o lenti a contatto in una situazione di emergenza. Si è dotato inoltre di motociclette (più facili delle automobili per uscire da una città bloccata) armi, munizioni e scorte alimentari.
L’ex manager di Facebook Antonio García Martínez ha comprato due ettari di bosco su un’isola del Pacific Northwest e ci ha portato generatori, pannelli solari e migliaia di munizioni. Il venture capitalist Tim Chang racconta di tenere pronte le valigie per la famiglia e di accumulare immobili anche come possibili rifugi all’estero. L’ex dirigente Yahoo Marvin Liao, non possedendo armi da fuoco, ha preso lezioni di tiro con l’arco.
Anche Larry Page, cofondatore di Google, ha ottenuto la residenza in Nuova Zelanda attraverso un bando riservato a chi investiva nel Paese almeno 10 milioni.
Tutto questo per dire che il bene più prezioso non è necessariamente il bunker: può essere il diritto di entrare in un Paese sicuro. Una seconda cittadinanza, un visto riservato ai milionari, un aeroporto privato, una pista di atterraggio e un elicottero possono valere più di tre metri di cemento armato.
Uno studio pubblicato su Nature Food ha simulato gli effetti di una guerra nucleare sulla produzione mondiale di cibo. Anche uno scenario relativamente limitato, capace di immettere più di 5 milioni di tonnellate di fuliggine nell’atmosfera, provocherebbe forti carenze alimentari in gran parte del pianeta. Nei casi più estremi la produzione calorica delle principali colture potrebbe crollare di circa il 90%.
L’emisfero australe avrebbe alcuni vantaggi. Nelle simulazioni più gravi Australia e Nuova Zelanda risultano significativamente meno colpite di molti altri Paesi, soprattutto sul piano della disponibilità alimentare. Ma quei ricercatori ricordano un effetto che nessuna proprietà privata può eliminare: milioni di persone cercherebbero di raggiungere proprio i territori rimasti abitabili.
Dove c’è domanda, ovvio, nasce un mercato.
In Kansas l’imprenditore Larry Hall ha trasformato un vecchio silo costruito per ospitare un missile Atlas durante la Guerra fredda in un condominio sotterraneo di quindici piani. Il Survival Condo Project è progettato per ospitare fino a 75 persone. Gli appartamenti costano fino a 3 milioni di dollari e Hall ha detto al New Yorker di averli venduti praticamente tutti. Il bunker disponeva di scorte di cibo e carburante per anni, coltivazioni idroponiche, allevamento di pesci, piscina e “finestre” Led che riproducevano il paesaggio esterno.
Il salto successivo è trasformare il bunker in un prodotto di lusso. La società Oppidum vende rifugi personalizzabili il cui prezzo parte da diversi milioni di euro e nei quali possono essere installate piscine, palestre, biblioteche e gallerie d’arte.
E nel 2026 si è arrivati al bunker come club internazionale. Safe, società statunitense specializzata in ambienti fortificati, sta sviluppando Aerie, un progetto pensato per clienti che possiedono già residenze protette ma vogliono poter raggiungere un rifugio anche quando sono lontani da casa. Il primo centro in Virginia, vicino a Washington, è stato annunciato con un investimento di 300 milioni di dollari: residenze sotterranee, sistemi biometrici, strutture mediche assistite dall’Ai, piscine, camere iperbariche e ambienti progettati per simulare luce e panorami esterni. È praticamente una Soho House dell’Armageddon: non un unico bunker al quale sperare di riuscire ad arrivare, ma una rete di luoghi protetti nelle città frequentate abitualmente dai grandi patrimoni.
Le tensioni geopolitiche sono ovviamente una voce importante del bilancio. A marzo il Times raccontava un aumento delle richieste per Aerie dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Resta però un difetto fondamentale nella fantasia del miliardario autosufficiente: nessun miliardario è realmente autosufficiente.
Lo scrittore Douglas Rushkoff nell’ormai storico articolo “Survival of the Richest” del 2018 (poi diventato un libro, un marchio e addirittura un mindset, così lo chiama lui) raccontò di essere stato convocato da cinque uomini ricchissimi del mondo finanziario per parlare del futuro. Uno di loro stava terminando il proprio sistema di bunker sotterranei e voleva sapere come mantenere il controllo della sua squadra di sicurezza dopo “The Event”, l’Evento: la formula con cui indicavano collasso climatico, disordini, guerra nucleare, pandemia o grande cyberattacco.
La questione è meno grottesca di quanto sembri. Se il sistema monetario è saltato, perché una guardia armata dovrebbe continuare a obbedire al proprietario del bunker? Chi piloterà l’aereo? Chi riparerà il generatore? Chi curerà un’appendicite? Chi coltiverà il cibo? E quante famiglie del personale bisogna salvare affinché il personale accetti di presentarsi al lavoro nel giorno della fine del mondo?
Qui torniamo a Mountainhead: il vero lusso dei “tech bro” non è sapere quando arriverà l’apocalisse (non lo sanno). È potersi permettere di comprare un’opzione su quasi ogni scenario possibile: una casa alle Hawaii, un terreno in Nuova Zelanda, un ranch argentino, una seconda cittadinanza, un jet, un bunker, generatori, acqua, cibo e una rete privata di rifugi.
Per Yishan Wong, un altro ex Ceo di Reddit, è pura matematica: se il rischio è molto improbabile ma il danno potenziale è enorme, spendere una piccola frazione del proprio patrimonio per assicurarsi contro quell’eventualità può essere perfettamente razionale.