“La tragedia di Pietralata non deve scomparire dall’attenzione pubblica con il venir meno dell’emozione di questi giorni”. È l’appello che Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, rivolge al mondo dell’informazione dopo la morte della piccola Bianca e dei suoi genitori.
Secondo Vaia, “i media hanno avuto il merito di portare la vicenda all’attenzione del Paese, ma proprio ora occorre evitare che disabilità e fragilità tornino nell’ombra. «Il passo ulteriore è raccontare questi temi anche nella quotidianità, non soltanto davanti a una tragedia o quando sono coinvolti atleti, politici e personaggi dello spettacolo”. Accanto ai casi che conquistano le prime pagine “esiste infatti una realtà molto più ampia e spesso poco visibile: quella delle persone con disabilità e delle famiglie che ogni giorno devono confrontarsi con ostacoli, solitudine, servizi insufficienti o frammentati – sottolinea Vaia – Ma esistono anche esperienze capaci di dimostrare che un modello diverso è possibile: progetti di vita indipendente, percorsi abitativi e lavorativi inclusivi e realtà come PizzAut, dove autonomia, partecipazione e lavoro diventano strumenti concreti di inclusione”.
È anche questo, ricorda Vaia, “che l’informazione può contribuire a far conoscere. Non attraverso un racconto pietistico della disabilità – spiega – ma dando spazio alle persone, alle loro vite, ai loro diritti e alle loro possibilità. Raccontare ciò che funziona può contribuire a diffondere modelli positivi, così come denunciare le barriere ancora presenti può aiutare a rimuovere gli ostacoli alla piena partecipazione. Da qui l’appello alle direzioni di giornali, televisioni, radio e testate digitali affinché questi temi restino nell’agenda dell’informazione anche lontano dalle emergenze. Ascoltiamo direttamente le persone con disabilità e le loro famiglie, raccontiamo le buone pratiche e cerchiamo gli invisibili, quelli che spesso non riescono a far arrivare la propria voce all’attenzione dell’opinione pubblica”.
Per Vaia, infatti, l’inclusione non si costruisce soltanto attraverso leggi, risorse e servizi. È necessario anche un cambiamento culturale nel modo in cui la società guarda e racconta la disabilità. “I media possono avere un ruolo decisivo nel cambiare questo sguardo e, con esso, il Paese. Non aspettiamo la prossima tragedia per vedere ciò che è già ogni giorno davanti ai nostri occhi” conclude.