Dopo venticinque anni di assenza, Vassily Kandinsky torna a Roma. Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, Palazzo Bonaparte ospita la grande retrospettiva dedicata al padre dell’astrattismo, con oltre settanta opere prestate eccezionalmente dal Centre Pompidou di Parigi. Un’occasione rara, resa possibile anche dalla lunga chiusura per restauri dell’istituzione francese, che fino al 2030 affida i suoi capolavori a partner internazionali.
La mostra è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, e prodotta da Arthemisia in collaborazione con il museo parigino. Il percorso si articola in cinque sezioni e attraversa l’intera parabola creativa di Kandinsky: dalle prime opere figurative agli anni di Monaco e del Der Blaue Reiter, dalla Russia rivoluzionaria all’esperienza al Bauhaus, fino all’ultima stagione parigina prima della morte nel 1944.
Una rivoluzione nata tra musica e colore
Nato a Mosca nel 1866, Kandinsky non sembrava destinato a diventare uno degli artisti più radicali del Novecento. Dopo la laurea in giurisprudenza e una carriera accademica avviata, attorno ai trent’anni prende una decisione netta: lascia tutto e si trasferisce a Monaco di Baviera per dedicarsi alla pittura. Sono due esperienze a segnare la svolta. Davanti ai Covoni di Claude Monet, capisce che un dipinto può emozionare anche senza rappresentare fedelmente la realtà. All’ascolto del Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Bol’šoj, intuisce che la pittura può agire come la musica: evocare emozioni, ricordi, immagini interiori senza bisogno di un soggetto riconoscibile.
Da questa intuizione nasce l’astrattismo. Nel 1911, insieme a Franz Marc e Gabriele Münter, fonda il Der Blaue Reiter — Il Cavaliere Azzurro — movimento che pone al centro dell’arte la dimensione spirituale ed emotiva dell’esperienza umana. Tra il 1911 e il 1914, il colore conquista progressivamente la propria autonomia. Opere come L’Arco nero (1912), tra i capolavori più celebri della collezione del Centre Pompidou, segnano il passaggio definitivo verso un linguaggio in cui forme e segni esprimono da soli, senza rimandare al mondo visibile.
Gabriele Münter: la riscoperta di una protagonista dimenticata
Una delle novità più attese della mostra è lo spazio dedicato a Gabriele Münter, compagna di Kandinsky per oltre un decennio e figura centrale dell’Espressionismo tedesco. Artista rimasta a lungo nell’ombra, Münter condivise con Kandinsky una stagione di intensa sperimentazione, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo delle nuove avanguardie. Il loro rapporto intrecciò dimensione personale e dialogo artistico in una fase cruciale per la nascita dell’astrazione.
Per la prima volta, alcune sue opere saranno esposte accanto a quelle del maestro, accompagnate da documentazione che ne restituisce il ruolo effettivo. Una presenza che ridisegna, almeno in parte, la narrazione tradizionale di quegli anni.
Nina Kandinsky e il lascito al Centre Pompidou
La mostra racconta anche le donne che segnarono la vita di Kandinsky. Accanto a Münter, la figura di Nina Kandinsky — moglie e custode instancabile della sua memoria — è al centro di una sezione dedicata. Fu il suo generoso lascito al Centre Pompidou a permettere di preservare e trasmettere l’immenso patrimonio del maestro: il museo parigino conserva oggi il nucleo più completo e importante di opere di Kandinsky al mondo.
Tra i capolavori esposti spicca Gelb-Rot-Blau (1925), composizione in cui forme e colori si organizzano secondo una logica quasi musicale. Accanto alle opere pittoriche, la mostra include documenti, fotografie, oggetti personali e materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky, che aprono uno sguardo sulla dimensione più quotidiana e intellettuale dell’artista. Non manca una sala immersiva ideata appositamente per l’esposizione.
Informazioni pratiche
Palazzo Bonaparte si trova in Piazza Venezia 5, angolo Via del Corso, a Roma. La mostra è aperta dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 19.30, venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 21. La biglietteria chiude un’ora prima. Informazioni e prenotazioni su www.mostrepalazzobonaparte.it.