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Iran, Trump insiste: “Colpiremo molto duramente, ora è il nostro turno”

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“Colpiremo l’Iran molto duramente, perché è il nostro turno farlo”. Donald Trump promette vendetta. Gli Stati Uniti, dice il presidente, risponderanno dopo l’attacco sferrato da Teheran contro le forze americane in Giordania. “Sanno che sta arrivando, ci stanno chiedendo di non farlo”, aggiunge il numero 1 della Casa Bianca. “Abbiamo abbattuto cinque razzi che viaggiavano a 8.500 km l’ora. Ci hanno provato, ora tocca a noi”, ha quindi affermato, sottolineando come ad attaccare gli Stati Uniti “è stato una fazione diversa” da coloro con i quali parliamo. “Ci hanno già chiesto scusa, ma noi li colpiremo comunque un pochettino”, afferma

“Vorrei che” i membri del Congresso colpissero “l’Iran con i dazi, non soltanto con le sanzioni”, dice ancora Trump, riferendosi al disegno di legge su nuove sanzoni alla Russia. “Penso che sia importante – evidenzia – Ci sono dazi sulla Russia, ma non su quei cinque Paesi che hanno a che fare con l’Iran. La misura sarebbe più efficace”.

Le parole di Trump arrivano quando il conflitto in Medio Oriente si sta di fatto allargando. Le forze armate Usa e saudite hanno condotto un’operazione congiunta contro un’alleanza militante in Iraq. Un’iniziativa che ha interrotto la breve tregua osservata negli attacchi diretti statunitensi contro obiettivi in Iran che dal canto suo ha risposto lanciando missili contro la Giordania.

L’Iran ha inoltre affermato che lo Stretto di Hormuz non tornerà al suo stato precedente. Lo ha detto all’agenzia di stampa studentesca iraniana Isna il vicepresidente del parlamento Ali Nikzad, sottolineando che Hormuz appartiene allIran. “Consideriamo lo stretto una conquista della recente guerra imposta e un dono divino alla grande nazione iraniana”, ha spiegato Nikzad, aggiungendo che Teheran non rinuncerà a rivendicare i propri diritti su Hormuz.

L’Arabia Saudita ha trascorso gli ultimi cinque mesi di conflitto tra Usa e Iran nel tentativo di non finire in un conflitto regionale. Come rileva la Cnn in un’analisi, Riad ha sempre esortato alla calma, accusato i danni rispondendo con moderazione e tenuto aperti i canali di comunicazione con Teheran anche mentre i droni iraniani colpivano la sua infrastruttura petrolifera, cruciale per l’economia del regno. Ma ora, con il crescente coinvolgimento dei proxy iraniani in Yemen e in Iraq, il Paese è accerchiato e preso di mira con attacchi asimmetrici da tre lati. Così ieri i caccia sauditi si sono uniti per la prima volta ai raid statunitensi, prendendo di mira lIraq orientale, a indicare la decisione saudita di assumere una postura più assertiva nel ridisegnare gli equilibri della regione.

Il cambio di passo è decisivo per l’Arabia Saudita, protagonista di una politica estera volta alla stabilizzazione e all’apertura della propria economia agli investimenti esteri, al fine di trasformare la petro-monarchia in un Paese a prova di futuro, grazie ad ambiziosi piani di rinnovamento, e prossima potenza regionale. Come parte di questo approccio Riad si è avvicinata a Washington, consolidando le relazioni economiche e militari anche tramite l’acquisto di decine di miliardi di dollari in equipaggiamento militare per modernizzare le proprie forze armate e dotarsi di sistemi di difesa aerea per difendere il proprio immenso territorio. Nel mentre ha lavorato per migliorare il rapporto con lo storico rivale iraniano fino a raggiungere un equilibrio sancito con l’accordo del 2023, mediato dalla Cina.

Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare (Al Hashid Al Shaabi), gruppo armato iracheno che include potenti fazioni filo-iraniane e che da tempo costituisce una minaccia per Washington. Le Forze di mobilitazione popolare sono una rete di fazioni a maggioranza sciita creata nel 2014 nel contesto della lotta all’Is. E’ nato tutto dopo una fatwa dell’ayatollah Ali al-Sistani, la massima autorità sciita in Iraq, quando l’Is avanzava nel Paese. Gruppi armati filo-iraniani hanno risposto all’appello e a loro si sono uniti anche volontari iracheni da tutto il Paese.

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