HomeUltima OraIa, Meritocrazia Italia: "Serve limite per difendere merito e competenze"

Ia, Meritocrazia Italia: “Serve limite per difendere merito e competenze”

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“Il caso della sentenza di Palermo, che, pubblicata, reca ancora traccia delle istruzioni dell’Intelligenza Artificiale, non è un errore di distrazione. È un simbolo. È la fotografia di un Paese che sta smettendo di studiare, di faticare, di meritare”. Lo segnala Meritocrazia Italia che ricorda di denunciare “da mesi ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti: l’IA non regolamentata non è evoluzione tecnologica, è sostituzione integrale dell’uomo. E la prima vittima è il merito”. “Ci siamo battuti per nove anni – ricorda una nota – per affermare un principio semplice: la qualità di un professionista, di un operaio, di un artigiano, di un docente, di un magistrato si costruisce con anni di sacrificio fisico e mentale. Con i libri aperti fino a notte. Con le prove sbagliate. Con la gavetta in cantiere, in studio, in aula. Cosa resta di tutto questo se un prompt sostituisce dieci anni di competenza?”

Per Meritocrazia Italia si rischia che “non ci saranno più alunni che sfogliano le pagine dei libri per approfondire, ma alunni che chiedono alla macchina di riassumere; non ci saranno più prove di concorso credibili, perché ogni elaborato potrà essere artefatto e irriconoscibile; non ci sarà più bisogno di operai specializzati, perché un braccio meccanico costerà meno di un operaio formato; non ci sarà più bisogno di professionisti che scalano la loro qualità con aggiornamento, master, esperienza sul campo, perché una piattaforma darà un parere standard a 2 euro”. “Stiamo distruggendo la scala sociale del merito” segnala Walter Mauriello, presidente di Meritocrazia Italia, osservando che “senza il limite, non c’è merito. Senza merito, non c’è società. C’è solo una popolazione a spasso”.

Da Mauriello arriva una proposta “articolata e non rinviabile”. “Da anni – sottolinea – chiediamo una legge che introduca il principio di ‘Riserva Umana di Competenza’. In tutti gli atti professionali, giudiziari, medici, tecnici, amministrativi, deve essere certificato, con responsabilità penale, quanto del lavoro è frutto di elaborazione umana e quanto di ausilio artificiale. Un avvocato, un ingegnere, un medico devono scalare la loro qualità sul campo, non sull’algoritmo. Il cliente ha diritto di sapere se a difenderlo è un uomo che ha studiato o una macchina che ha copiato”.

“Come esiste il limite per i subappalti, chiediamo che per ogni azienda, studio professionale, impresa commerciale e attività produttiva, venga fissata una percentuale massima di attività delegabile all’IA, sia nelle mansioni operaie che in quelle intellettuali. Chi supera quel limite e licenzia competenze umane per sostituirle con sistemi automatizzati deve essere sanzionato duramente. Non è decrescita, è difesa del lavoro qualificato”.

“Oggi – si sottolinea – un giovane avvocato o un giovane artigiano scala la sua qualità lavorando. Se togliamo il primo gradino – la ricerca, la bozza, il parere semplice, il pezzo base – non arriverà mai al secondo. L’IA rischia di bruciare l’apprendistato del merito. Chiediamo che nei concorsi pubblici, negli esami di Stato e nella scuola, l’uso dell’IA sia vietato e tracciato come forma di illecito”.

“L’Italia, patria del diritto, dell’artigianato, della cultura umanistica, si faccia promotrice in Europa e all’ONU di un Trattato Internazionale sull’Intelligenza Artificiale Umanocentrica, per convincere USA e Cina che non si può rendere l’umanità disumana e artificiale. Non è una battaglia tecnologica, è una battaglia antropologica” conclude Meritocrazia Italia.

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