Alla Festa del Cinema di Roma la musica si prende la scena: dal film su Pino Daniele ai documentari su Elisa, Jovanotti e Morgan. Dal 13 al 25 ottobre l’Auditorium Parco della Musica si trasforma in un grande palcoscenico dove il racconto per immagini incontra quello delle note. A partire da ‘Je so’ pazzo’ di Nicola Prosatore. Il film – il 15 ottobre alla kermesse e in sala con 01 Distribution – è un ritratto di Pino Daniele (interpretato da Massimiliano Caiazzo), un’anima ribelle nata nei vicoli di Napoli, che ha rivoluzionato la musica italiana fondendo blues, jazz e tradizione partenopea. La pellicola racconta la sua ascesa, dagli anni difficili dell’infanzia segnata dall’abbandono, fino al leggendario concerto del 1981 davanti a duecentomila persone. Tra conflitti familiari, fragilità personali e amori profondi, Pino trova nella musica un linguaggio per esprimere ciò che non riesce a dire. Ma il successo porta con sé nuove sfide: il rapporto irrisolto con il padre, il peso delle aspettative e il rischio di ripetere gli stessi errori. Non è solo la storia di un musicista straordinario, ma quella di un uomo in lotta con sé stesso, in cerca di riconciliazione con le sue radici e con l’amore di una città che non ha mai smesso di aspettarlo.
Alla 21esima edizione della Festa sarà protagonista anche Elisa con ‘Kintsugi… e sono la mia opera’ di Ludovico Boccianti. Il doc – in anteprima il 23 ottobre – è un racconto sul dolore, la trasformazione e la rinascita. Nato durante la lavorazione del nuovo album di Elisa, ne raccoglie la dimensione più intima, trasformando in immagini, musica, danza e parole le emozioni legate alla nascita delle canzoni. Elisa è protagonista e voce narrante di un percorso tra realtà e dimensione onirica. Spazi teatrali e paesaggi interiori si intrecciano in un racconto nel quale ogni canzone apre una nuova prospettiva. Pensieri e ricordi prendono forma attraverso la sua voce. La danza diventa uno strumento per entrare in contatto con la propria parte più fragile. Alla musica si intrecciano monologhi, confessioni e riflessioni nate durante la scrittura, tra paura, perdita, desiderio di ricominciare e fiducia. Il titolo richiama l’arte giapponese del kintsugi: ciò che si è rotto non viene nascosto, ma riparato e valorizzato. Una metafora della trasformazione, in cui le cicatrici diventano parte di una nuova consapevolezza.
Grande attesa per Jovanotti. Il 16 ottobre il ‘ragazzo fortunato’ presenterà ‘Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti’, il film documentario diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti. Nelle sale italiane dal 26 novembre al 2 dicembre come evento speciale (distribuito da Plaion Pictures), il doc promette di svelare il lato più privato di Lorenzo Cherubini, andando oltre l’immagine pubblica della popstar. “Quando gli ZZtop (i registi Zonta e Zoratti, ndr) mi hanno proposto di fare un doc, sette anni fa, gli ho detto: ok, ma io non voglio saperne niente”, racconta lo stesso Jovanotti in una nota. “Il patto è questo: io sono una giraffa nella savana e voi siete quelli di Quark. La giraffa partecipa al film come soggetto ma non ha nessun controllo sul racconto, quello lo fate voi”. E confessa: “Non mi sento a mio agio nel mostrarmi vulnerabile, mi piace stare in scena a inventare una realtà aumentata, splendente ed eccitante. Però sono uno come tutti nella maggior parte del tempo in cui non indosso il costume da Jovanotti. Il film racconta soprattutto quella parte”. Sul risultato finale aggiunge: “Quando ho visto il film, dopo sette anni me ne ero quasi dimenticato, mi sono commosso e divertito. Quella giraffa sono proprio io”.
Ci sarà anche Marco Castoldi, in arte Morgan, protagonista del doc ‘Non importa dove’ di Francesco Fei e Consuelo Moschella in anteprima il 21 ottobre. Dopo essere stato per anni al centro della scena musicale e televisiva italiana, Morgan viene progressivamente escluso da quel mondo che lo aveva osannato e trasformato in un personaggio mediatico. Lontano dai grandi palcoscenici e dalla televisione, continua però a creare incessantemente, non importa dove. Per due anni, il film entra nella sua vita con un accesso inedito e senza filtri, fino agli spazi più intimi della sua esistenza. La sua casa milanese, rifugio e archivio di una vita interamente consacrata all’arte, diventa il cuore di un racconto che attraversa quotidianità, affetti, musica e creazione, ma anche la solitudine e il grande dolore che ha segnato profondamente la sua vita. Uno sguardo intimo e ravvicinato restituisce l’artista oltre il personaggio: le sue contraddizioni, la fragilità, la forza e l’urgenza incessante di trasformare anche il dolore in arte. Un artista unico e senza compromessi, per il quale creare non è mai stata una scelta, ma una necessità. Non importa dove è un viaggio dentro l’universo privato e creativo di Morgan: il ritratto di un artista che, anche quando il mondo sembra voltargli le spalle, non smette di esistere attraverso la sua musica.
La kermesse accoglierà anche Mace, protagonista del documentario ‘Mace – An Out of Body Experience’ di Giorgio Testi, in anteprima il 22 ottobre. Per la seconda volta nella sua carriera, l’artista torna al Forum di Milano e riunisce sul palco gli artisti che hanno dato voce al suo universo musicale: Venerus, Gemitaiz, Joan Thiele, Salmo e molti altri. Più che il racconto di un concerto, il film è un viaggio nella percezione: dall’intimità alla dimensione collettiva, dal controllo all’estasi. Attraverso le parole dei protagonisti e le immagini della preparazione e dello show, segue la nascita di un’esperienza condivisa. Prove, palco e pubblico si fondono in un flusso in cui il confine tra realtà e allucinazione si fa sempre più sottile.
Protagonista anche Ludovico Einaudi con ‘In a Time Lapse A Journey Inside the Album’ di Ana Shametaj, in anteprima il 20 ottobre. A più di dieci anni dal successo internazionale di ‘In a Time Lapse’, Einaudi torna nei luoghi dove quell’album ha preso vita, dalla casa di famiglia a Dogliani al convento di Lonigo, mentre l’Arena di Verona accoglie una nuova esecuzione dal vivo del maestro e della sua band. Alternando concerto e racconto, il film intreccia le testimonianze dei collaboratori più stretti di Einaudi al suo memoir personale, restituendo il ritratto di un artista alla ricerca di un equilibrio invisibile tra intuizione, disciplina e ascolto del mondo, culminando in una toccante esecuzione della sua amatissima composizione ‘Experience’. La Festa ‘suonerà’ anche la musica del passato. ‘Make some noise: Mano Negra!’ di David Dufresne, in anteprima il 19 ottobre. Più di 700 ore di materiale d’archivio esclusivo per raccontare una delle band alternative più famose di Francia: i Mano Negra, che divennero cult con brani come ‘Mala vida’, ‘Out of Time Man’ e ‘King Kong 5’. Colta in scena e fuori scena, negli incontri con Joe Strummer e gli Urban Dance Squad o in momenti del viaggio attraverso la Colombia sul treno El Expresso del Hielo, la band “trasmette energia e speranza”, racconta Dufresne. “I Mano Negra sono esistiti per il tempo breve di quattro album, ma amati da parecchie generazioni. Dal 1987 al 1994, nell’epoca delle ultime utopie, prima che il mondo scegliesse il cammino che percorriamo ancora oggi”. E il film di Dufresne (noto per documentari come il recente ‘The Monopoly of Violence’ e per lavori interattivi come ‘Fort McMoney’) trasmette proprio quella idea di utopia e quel bisogno di libertà e solidarietà.
‘Elza’ di Eryk Rocha, in anteprima il 18 ottobre, racconta l’icona della musica popolare brasiliana (emersa dalla povertà della favelas per affermarsi come rappresentante fondamentale del samba e della Música Popular Brasileira), Elza Soares. È stata una delle voci più potenti e dirompenti del Novecento. Eryk Rocha (figlio di Glauber, uno dei più grandi registi della storia del cinema sudamericano) ne raccoglie la testimonianza per comporre un memoir libero e non cronologico. Attraverso materiali d’archivio e spezzoni di film che hanno fatto la storia del cinema brasiliano, la parabola della cantante s’intreccia alle ferite storiche del paese, facendosi specchio di oltre sette decenni di lotte contro il razzismo, la violenza e le disuguaglianze. Schivando le trappole dell’agiografia postuma, Rocha lascia che sia Elza stessa a guidare il racconto con le sue continue metamorfosi artistiche e umane. Ne emerge il ritratto di una donna passata attraverso le tragedie e la censura senza mai farsi piegare.
Ricorrendo ai filmati da lei effettuati nel corso degli anni, l’iraniana Mahsa Karampour, al suo debutto alla regia, con ‘Dans la gueule de l’ogre’ (in anteprima il 23 ottobre) ricostruisce la vicenda del fratello Siavash, musicista della scena underground e membro degli Yellow Dogs, un gruppo nato clandestinamente a Teheran e poi approdato negli Stati Uniti. Il percorso conduce dall’Iran, dove suonare rock significa fare i conti con la censura e la repressione, a New York, promessa di libertà che si rivelerà assai meno semplice del previsto, anche dopo la tragedia che nel 2013 colpì alcuni componenti della band. Film musicale e storia familiare finiscono così per coincidere. Karampour evita tanto la mitizzazione dell’artista ribelle quanto il facile schema dell’Occidente come terra promessa: lascia invece emergere la distanza tra i due fratelli, il prezzo psicologico dello sradicamento e la necessità di continuare a creare. Un esordio intimo e liberissimo. Giovanni Sinopoli arriverà alla kermesse con ‘Il ghiaccio in tasca. Mio padre Giuseppe Sinopoli’ (in anteprima il 23 ottobre). A venticinque anni dalla morte improvvisa del padre, il direttore d’orchestra Giuseppe Sinopoli, Giovanni intraprende un viaggio intimo per ritrovare l’uomo dietro la figura pubblica. Attraverso la propria voce, filmati di famiglia, materiali d’archivio e interviste a familiari, musicisti e artisti che lo hanno conosciuto, il documentario ricostruisce un dialogo mai avvenuto tra padre e figlio, interrogando l’eredità culturale di Sinopoli e il ruolo della musica classica oggi, soprattutto per le nuove generazioni.
Infine, ‘Congo Boy’ di Rafiki Fariala. Il film – in anteprima il 23 ottobre – segue Robert: ha diciassette anni e sogna di farsi strada nel mondo della musica rap. Fuggito con la famiglia dal Congo in preda alla guerra civile, vive a Bangui, nella Repubblica Centrafricana. Quando i suoi genitori sono arrestati e messi in carcere, Robert deve darsi da fare per mantenere sé stesso, i fratelli e le sorelle minori. Tra gli impegni a scuola e i lavori occasionali, non abbandona la sua vocazione musicale. Rafiki Fariala (musicista, cantante e poeta slam noto con il nome d’arte Rafiki-RH20) costruisce ‘Congo Boy’ sulla propria storia di giovane rifugiato e aspirante musicista con uno stile semplice, ritmato, coinvolgente ed efficacissimo.