Falsa attribuzione di paternità, tentata estorsione, calunnia, uso di atto falso a rilevanza internazionale. Sono i reati ipotizzati in una dettagliata denuncia querela, depositata alla Procura di Roma, che ripercorre la vicenda della ‘fabbrica di bambini in Brasile’, raccontata dall’Adnkronos fin dalle prime rivelazioni di una delle vittime italiane, l’avvocato Nunzio Bevilacqua. L’atto, che porta la data del 5 ottobre 2026, ricostruisce i fatti che si riferiscono a una storia lunga cinque anni.
In estrema sintesi: una breve relazione tra Bevilacqua e una donna brasiliana e italiana per iure sanguinis, Barbara Zandomenico Perito, poi una gravidanza, un’attribuzione di paternità contestata, test del dna inattendibili, richieste di denaro. Arriva quindi la scoperta di un ‘sistema’, secondo le indagini difensive di Bevilacqua, che rientra nei canoni dell’associazione a delinquere, guidata da una matriarca e da un santone, con la collusione delle autorità locali e una rete per mantenere legati alla setta gli adepti e guadagnare soldi facili.
Intanto, paradossalmente, l’unico procedimento giudiziario che va avanti è a carico dell’avvocato italiano e si consuma in Brasile, dove però non può più mettere piede né far valere i propri diritti.
Ora però si apre formalmente la partita giudiziaria anche in Italia. Il 21 settembre 2026 viene notificato a Bevilacqua un atto in cui, si legge nella denuncia querela del 5 ottobre, “una donna italo-brasiliana, con cui avevo avuto una breve frequentazione anni addietro, aveva compiuto una inveritiera attribuzione di paternità a me di una di lei figlia, in forza di un atto clinico falso”. La donna “ha ottenuto in Brasile un provvedimento di mantenimento e il divieto di avvicinamento e comunicazione, adducendo asseriti fatti di stalking e violenza domestica di genere che, secondo la sua versione, avrei commesso”. Detti fatti, prosegue Bevilacqua nella sua denuncia querela, “sono tutti smentiti da un’autorevole consulenza tecnica genetica” nonché da “una successiva dichiarazione pubblica di natura confessoria resa dalla stessa donna”. Lei “sta procedendo a mendaci iscrizioni anagrafiche di stato civile in Italia della minore, che risulta iscritta (tramite il consolato italiano di Curitiba, in Brasile) all’anagrafe del comune di Longarone (Bl), assieme alla madre”. Alla luce di questo, l’avvocato italiano chiede che “siano perseguiti e puniti i reati di estrema gravità commessi in Italia, da un’italiana contro un italiano, e che sia accertato il mendacio degli atti anagrafici derivanti dalla di lei condotta”.
Bevilacqua, ricostruendo con l’Adnkronos la vicenda, evidenzia la catena di fatti e di presunti reati: “Oltre alla tentata estorsione, quando si rendono conto che la tentata truffa non aveva dato i risultati sperati (non solo di farmi elargire denaro non dovuto ma anche di essere complice inconsapevole di falsa iscrizione anagrafica di minore), si sommano la calunnia consumata ai miei danni derivante da dichiarazione confessoria dell’accusante, l’uso di atto falso (documento avente sembianze di certificato dna) e le falsità anagrafiche”.
L’indagata, Barbara Zandomenico Perito, ha cittadinanza brasiliana per nascita, ma anche italiana, avendo avi italiani ed essendo munita di passaporto rilasciatole in data 08.11.2021 dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Per la richiesta del passaporto italiano ha dichiarato di essere residente a Roncoferraro (Mn) ma sulla scheda anagrafica del Consolato italiano a Curitiba è residente Aire con la propria figlia minore a Longarone. Secondo le verifiche di Bevilacqua, al comune di Longarone non risulta e al Comune di Roncoferraro dicono di non aver mai sentito questo nominativo. Va rilevato, osserva Bevilacqua parlando con l’Adnkronos, che “in forza della paternità falsa attribuita a un italiano residente in Italia (come me) il figlio dell’Italo brasiliana all’estero diventerebbe subito italiano e dunque una iscrizione di questo tipo, oltre a creare la falsità di iscrizione anagrafica di minore, uso di atto falso, sarebbe il presupposto anche di una cittadinanza illegittimamente acquisita, perché senza i requisiti legali previsti”.
Nella denuncia querela di Bevilacqua c’è un passaggio chiave: “l’uso di atto falso si è consumato all’estero ma costituisce il presupposto doloso e il mezzo fondamentale attraverso cui la donna ha ottenuto il ‘titolo’ (la sentenza straniera) da usare successivamente in Italia e, comunque, contro un cittadino italiano. Il piano criminale architettato da Barbara Zandomenico Perito per sfruttare le maglie della cooperazione internazionale e i diversi sistemi giuridici denota proprio la spiccata capacità di delinquere della donna”. Un punto centrale della modalità con cui ha operato, spiega l’avvocato italiano, “è sottrarsi alle molteplici notifiche effettuate dall’Italia per le contestazione di precedenti condotte di reato (come la tentata truffa) in modo o da non far partire il processo in Italia o farlo arenare per irreperibilità (comportandosi come un qualsiasi straniero e non come un italiano che ha preso – in qualche modo – il passaporto italiano). Poi si è fatta ‘preconfezionare’ nel suo Paese, in una provincia nel sud del Brasile (Tubarão), un provvedimento inaudita altera parte, con sole dichiarazioni dell’italo brasiliana, e utilizza il grimaldello della cooperazione giudiziaria per provare a far transitare senza verifiche una sentenza ottenuta in Brasile in un ordinamento (quello italiano) che avrebbe necessitato di tutt’altre garanzie per arrivare a un accertamento”. (Di Fabio Insenga)