Il palco dell’Ariston può attendere, perché per un ritorno a Sanremo “non c’è fretta”: ora è il momento di ripartire dal collettivo. Un manifesto contro l’individualismo e un invito a prendersi del tempo per guardare le cose dalla giusta angolazione con la consapevolezza che il noi unisce e non separa. Esce oggi, venerdì 16 ottobre per Carosello Records, ‘N OI’, il nuovo Ep degli Eugenio in Via Di Gioia, anticipato dai singoli ‘Ciao bella Italia’ con il Piccolo Coro dell’Antoniano e ‘Baciamoci’. Nel titolo dell’Ep, qualcuno leggerà n 01, un nuovo inizio, qualcuno penserà a un errore di battitura, qualcun altro si limiterà semplicemente a leggere noi. Ma forse è proprio nell’impossibilità di scegliere un solo significato che si trova il senso di questo progetto. “L’idea è nata banalmente guardando un cucchiaio in studio: ci siamo resi conto che, nel suo lato convesso, rifletteva il contrario. Questa cosa ci è piaciuta molto e l’abbiamo riportata nella copertina: la nostra immagine (ed è la prima volta che la mettiamo in un disco) è dritta, mentre la mano che tiene il cucchiaio è capovolta”, racconta all’Adnkronos Eugenio, voce della band che in 12 anni di percorso condiviso con Emanuele Via (pianoforte e tastiere), Paolo Di Gioia (batteria e percussioni) e Lorenzo Federici (basso e contrabbasso) non ha mai smesso di osservare il mondo da prospettive diverse, restando però sempre unita. “L’invito che facciamo è di avere la capacità di sospendere il giudizio, guardare le cose da più lontano e saper aspettare. Passiamo la vita a confinare la realtà negli oggetti in cui la vediamo riflessa, un po’ come avviene con le bolle algoritmiche sui social. La parola ‘noi’ dovrebbe comprendere, non separare”.
Il titolo così si contrappone all’‘io perenne’ di una società individualista e competitiva. “Se guardi ‘Noi’ con la N staccata da OI al contrario, matematicamente diventa ‘io per N’ – spiega la band –. La risposta a questa ipercompetizione è proprio il ‘noi’. Pensiamo sia il futuro”. Un futuro che richiede di rallentare: “La nostra società fa degli zoom incredibili sulla realtà, ma fa fatica a metterla a fuoco. Allontanando la visuale in un orizzonte più ampio, possiamo definire meglio le cose, perché trema anche meno la mano da cui le guardiamo”. L’Ep si snoda attraverso sei brani (‘Come si fa’, ‘Due gocce d’acqua’, ‘Ciao bella Italia’, ‘Ci manchiamo da una vita’, ‘Sasso’, ‘Baciamoci’), in un percorso che va dalle domande di ‘Come si fa’ alla tregua di ‘Baciamoci’. “Non l’avevamo pensata esattamente in questo modo – scherza Eugenio – ma è assolutamente così. Dalle domande iniziali arriviamo a una potenziale soluzione, che è quella di sognare insieme”. In ‘Ciao bella Italia’ spicca la collaborazione con il Piccolo Coro dell’Antoniano. “I bambini dicono spesso la verità in maniera molto innocente, sono trasparenti e onesti senza sapere di esserlo. Determinati messaggi hanno più forza se pronunciati da loro, che rappresentano il futuro”, racconta Emanuele Via.
La band si prepara ora al Club Tour 2026 in partenza a novembre (che toccherà Bologna, Padova, Firenze, Senigallia, Perugia, Roma e Molfetta) e al grande evento all’Unipol Forum di Assago il 5 maggio 2027. “Il tour nei club (dal 16 al 27 novembre) sarà molto ravvicinato, saremo sempre in giro. L’idea è che ogni concerto abbia una scaletta un po’ diversa dall’altra: chi verrà a Firenze vedrà un concerto diverso da chi andrà a Roma. Questo tour ci aiuterà anche a testare brani e giochi di luci in vista del Forum di Assago del 5 maggio. Il Forum non è un traguardo improvviso, ma un’evoluzione naturale. Arriva dopo anni di gavetta: abbiamo suonato per strada, nei locali da 50 persone, poi da 100, da 1000… È un percorso lineare fatto di piccoli semi che sono cresciuti”. E a proposito del caro biglietti, la band prende una posizione netta: “Noi lottiamo tantissimo per mantenere i prezzi bassi: al Forum di Assago il parterre costerà 30 euro. Preferiamo avere più persone a un prezzo ridotto, piuttosto che pochi che possono permetterselo. Avere una platea strapiena ed entusiasta è tutta un’altra cosa”. Un successo costruito nel tempo, superando anche i momenti di crisi, come nel 2015 dopo alcune date deserte al Sud. “Ci siamo chiesti: ‘Ma ha senso fare tutto questo?’. La risposta è arrivata poche ore dopo suonando per strada a Torino, con tantissima gente che cantava le nostre canzoni. La cosa che ci aiuta ancora oggi a non litigare troppo è vivere le relazioni senza imposizioni: ci dà la forza per andare avanti”. Infine, su un possibile ritorno al Festival di Sanremo: “Ci farebbe piacere tornare, l’Ariston è un palco stupendo. È come entrare in una centrifuga, ma lo rifaremmo. A differenza della prima volta, però, non abbiamo fretta o ansia. Vogliamo tornare quando sarà il momento giusto, che sia fra un anno o fra dieci”. (di Loredana Errico)