HomeUltima OraEmma Bonino, con Marco Pannella una vita di battaglie: poi la rottura

Emma Bonino, con Marco Pannella una vita di battaglie: poi la rottura

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Marco Pannella ed Emma Bonino sono stati una delle coppie politiche più singolari della prima e seconda Repubblica. Uniti da un’idea radicale della libertà e della democrazia, erano però diversissimi per carattere, linguaggio, stile e persino fisico. Pannella, alto circa un metro e novanta, poteva arrivare a pesare oltre cento chili; Bonino, un metro e sessanta per una cinquantina di chili, sembrava appartenere a un’altra specie politica. Lui barocco, fluviale, capace di interminabili monologhi e improvvise digressioni. Lei concreta, asciutta, concisa, abituata a trasformare una battaglia politica in una frase essenziale. Eppure proprio quell’apparente incompatibilità produsse per decenni una formidabile coppia di combattenti.

Pannella aveva cominciato giovanissimo: nel 1945, appena quindicenne, aveva preso la tessera del Partito liberale. La sua sarebbe stata una militanza politica lunghissima, fatta di campagne referendarie, provocazioni, ostruzionismo parlamentare, scioperi della fame e della sete, iniziative nonviolente e una capacità quasi inesauribile di occupare lo spazio pubblico. Bonino arrivò alla politica radicale più tardi. Nel 1975, a 28 anni, si autodenunciò per aver praticato un aborto clandestino, trasformando la propria vicenda personale in una battaglia politica per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza. Poco dopo arrivò l’arresto. Nel 1976 entrò alla Camera insieme a Pannella, Adele Faccio e altri esponenti radicali. Era l’inizio di un sodalizio destinato a durare quasi quarant’anni.

Pannella e Bonino fecero del referendum uno strumento di democrazia diretta e di pressione sulle istituzioni. Dal 1974 il movimento radicale raccolse decine di milioni di firme, portando al voto questioni che spesso i grandi partiti avrebbero preferito lasciare ai margini del dibattito pubblico. Divorzio, aborto, finanziamento pubblico dei partiti, obiezione di coscienza al servizio militare, voto ai diciottenni, caccia, manicomi, nucleare: su molti di questi temi le battaglie radicali contribuirono a modificare profondamente il quadro legislativo e culturale italiano. La forza dei radicali non fu mai proporzionale ai loro consensi elettorali. Il loro peso politico derivava dalla capacità di individuare temi destinati a diventare centrali, costringendo gli altri partiti a prendere posizione. Una politica costruita più sulle campagne che sulle percentuali, più sulle minoranze attive che sulla conquista del potere. Pannella aveva intuito prima di molti altri la forza della comunicazione politica: i microfoni aperti, le provocazioni, i digiuni, le manifestazioni spettacolari, l’uso sistematico della radio e della televisione. Bonino divenne invece, progressivamente, il volto più istituzionale di quella stessa cultura politica: parlamentare, commissaria europea, ministra degli Esteri, protagonista delle istituzioni italiane ed europee.

E’ proprio qui che, negli ultimi anni, cominciò ad aprirsi la distanza. Pannella rimase legato alla militanza radicale, alla struttura del Partito radicale e a una concezione della politica fondata sulla mobilitazione permanente, sulla disobbedienza civile e sulla denuncia pubblica. Bonino si muoveva sempre più dentro le istituzioni italiane e internazionali, con un profilo riconosciuto ben oltre i confini del movimento radicale.

La divergenza diventò evidente nel novembre 2014, quando Bonino non partecipò al congresso del movimento radicale. Per Pannella fu il segnale di un distacco ormai difficile da ricomporre. Per Bonino, invece, la distanza era soprattutto il risultato di un diverso modo di intendere la prosecuzione delle battaglie radicali. Nel luglio 2015 lo scontro divenne pubblico. Pannella criticò duramente Bonino, accusandola di essersi allontanata dal partito e di vivere ormai in un circuito internazionale lontano dalla militanza radicale. La polemica fu aspra e segnò la fine di un rapporto politico e personale che sembrava indissolubile.

Bonino visse quella rottura con dolore e senza comprenderne fino in fondo le ragioni. La definì, sostanzialmente, una decisione unilaterale di Pannella. “Marco ha segnato la mia vita come nessun altro“, avrebbe poi ricordato, riconoscendo nell’antico compagno di battaglie una figura decisiva della propria formazione politica e umana.

Il paradosso è che la frattura non cancellò il legame. Pannella continuò a rappresentare per Bonino una figura irripetibile: maestro, compagno di battaglie, interlocutore e, in qualche modo, anche padre politico. Nel ricordarlo, Bonino ha insistito soprattutto sulla sua capacità di portare al centro della politica questioni che sembravano marginali: i diritti individuali, le carceri, la giustizia, la nonviolenza, il diritto internazionale, gli Stati Uniti d’Europa. E ha sottolineato il suo rispetto quasi ossessivo per il Parlamento, anche quando lo combatteva attraverso l’ostruzionismo.

Il loro rapporto era impossibile da separare dalla politica. Lo racconta bene uno dei primi ricordi personali di Bonino: una cena a casa di Pannella, una quantità spropositata di pasta con burro, la pioggia, una notte trascorsa lì e, il mattino dopo, la notizia dell’arresto di Gianfranco Spadaccia per le disobbedienze civili sull’aborto. “Con lui era impossibile scindere politico e personale“, ha ricordato. E’ forse questa la chiave per comprendere la loro storia. Pannella e Bonino non furono soltanto due politici che collaborarono a lungo. Furono due persone che per decenni condivisero una stessa idea di politica, pur interpretandola in maniera sempre più diversa.

Lui rimase l’irregolare, il provocatore, il tribuno della nonviolenza, l’uomo disposto a portare il proprio corpo fino al limite per attirare l’attenzione su una battaglia. Lei divenne progressivamente la dirigente istituzionale, la diplomatica, la politica capace di muoversi nei palazzi italiani e internazionali senza perdere il proprio patrimonio radicale. La rottura del 2015 fu dunque anche la conclusione di una trasformazione iniziata molti anni prima. Rimane, però, il dato storico: dall’alto di un consenso elettorale spesso intorno al due per cento, Pannella e Bonino hanno contribuito a cambiare l’Italia molto più di quanto abbia fatto la loro forza parlamentare. La loro influenza è stata quella delle minoranze capaci di imporre temi, parole e diritti al dibattito pubblico. E anche dopo la fine del loro sodalizio, Bonino ha continuato a riconoscere a Pannella un ruolo che va oltre la cronaca politica: quello, nelle sue parole, di un uomo “a suo modo e con i suoi modi” padre della patria. (di Paolo Martini)

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