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Discendente su docu Anita Garibaldi: ‘Ha incarnato ideali di libertà e sorprendente modernità”

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“Ribelle, appassionata, sorprendentemente moderna. Anita Garibaldi è diventata un simbolo, l’incarnazione di un’ideale di libertà che non conosce confini geografici né limiti imposti dal genere, una delle figure più affascinanti e coraggiose del XIX secolo”. Così all’Adnkronos Francesco Garibaldi-Hibbert, discendente da Ricciotti, l’ultimo dei quattro figli, accanto a Menotti, Rosita e Teresina, di Anita e Giuseppe Garibaldi, ‘autore’ del cortometraggio ‘Anita’ (regia di Federico Wardal, colonna sonora firmata da Andrea Ceccomori) che il 19 agosto sarà proiettato al Festival del Cinema di Gramado, a Rio Grande do Sul, in Brasile, prestigioso rassegna dell’America Latina, al Teatro dell’Hotel Sierra Azul. Nel corso della cerimonia sarà inoltre conferito il premio ‘Courage for Freedom’ a Rosa Helena Volk, presidente di Gramadotur, per il suo sostegno a favore dello sviluppo culturale, turistico e istituzionale della propria comunità. Il ‘Courage for Freedom Film Award’ viene conferito dall’Associazione Nazionale Giuseppe Garibaldi per rendere omaggio alle eccellenze cinematografiche che esaltano i valori universali che ispirarono gli Eroi dei Due Mondi nella loro lotta per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia dei popoli oppressi.

“Il cortometraggio – continua Francesco Garibaldi Hibbert – si ispira ad una lirica struggente che l’Eroe dei due Mondi dedicò alla moglie dopo la sua morte. Perchè non tutti sanno, forse, che Giuseppe Garibaldi fu anche poeta. Un perpercorso rivoluzionario, quello di Anita Garibaldi – sottolinea ancora – che attraversa due continenti. Una vicenda personale breve e intensa, che sembra sfidare le categorie tradizionali con cui si raccontano le donne del Risorgimento“. Ana Maria de Jesus Ribeiro nasce nel 1821 a Morrinhos, nei pressi di Laguna nello stato di Santa Caterina nel sud del Brasile, figlia di un mandriano e di una sarta. Fin da bambina mostra un carattere forte. Sa cavalcare, sa muoversi nella natura, non accetta facilmente le imposizioni e cresce con un temperamento che sfida ogni convenzione. “Una vicina, intervistata anni dopo, dirà: “Montava a cavallo come un uomo e aveva il coraggio di un soldato, aveva negli occhi una fiamma che nessuno riusciva a spegnere”, ricorda il discendente di Anita Garibaldi.

La sua vita cambia radicalmente nel 1839, quando incontra Giuseppe Garibaldi, che in quel periodo combatte per la Repubblica Rio-Grandense. Proprio a Laguna sconfigge la flotta imperiale, viene proclamata la Repubblica Jiuliana a Laguna con Garibaldi eroe indiscusso del momento. Ed è sempre il discendente di Ricciotti che ricorda le parole di Garibaldi nelle sue Memorie: “In quella giovane donna vidi il coraggio di un soldato e la grazia di un angelo, vidi qualcosa di straordinario: coraggio, fierezza, e una volontà che pareva più forte della guerra stessa. Era la prima nei pericoli, l’ultima nelle ritirate” “Quell’incontro non fu un incontro romantico – precisa Francesco Garibaldi – ma è un incontro di destini. Anita non rimane mai in secondo piano. Trasporta munizioni, guida cavalli, affronta prigionie e fughe. Un ufficiale riograndense, João da Silva Tavares, la descrive così: ‘Anita non conosceva paura. Dove gli uomini esitavano, lei avanzava’. Non solo moglie e madre, Anita era una donna coraggiosa, temeraria. “Ma non in modo cieco – prosegue l”autore’ del cortometraggio – In battaglia mostrava una straordinaria lucidità tattica. Sapeva leggere il terreno, intuire i movimenti del nemico, scegliere il momento giusto per avanzare o ritirarsi. Garibaldi stesso riconobbe più volte che la sua presenza era decisiva, non solo per il morale delle truppe, ma anche per la riuscita delle manovre.

Nel 1842, accertata la morte del primo marito, Anita e Giuseppe si sposarono a Montevideo. Qui nacquero tre dei loro quattro figli e Anita continuò a sostenere il marito nelle sue imprese, anche durante la guerra civile uruguaiana. Nel 1848, partono per l’Italia, dove il Risorgimento è in pieno svolgimento, prima Anita con i suoi 3 figli, poi Garibaldi con una ottantina della sua Legione Italiana. Anita partecipa alla difesa della Repubblica Romana del 1849. “Anche qui – sottolinea ancora Francesco Garibaldi– non si limita a sostenere il marito. E’ presente nelle decisioni, nei movimenti, nella ritirata verso Venezia. Nonostante sia malata e incinta, rifiuta di separarsi da Garibaldi. Durante la ritirata, attraverso l’Appennino, nonostante la febbre altissima, rifiutò di essere lasciata indietro. Insistette per cavalcare, per restare accanto a Garibaldi, per continuare a lottare, pur stremata, non volle rinunciare alla sua missione. Purtroppo, proprio durante quella ritirata, Anita muore il 4 agosto 1849, non aveva ancora compiuti 28 anni, alla Fattoria Guiccioli nella campagna ravennate. La sua morte è tragica, ma contribuisce a trasformarla in un mito.

Oggi le sue spoglie riposano sul Gianicolo, a Roma, nel monumento dedicato a lei, un monumento fortemente voluto dal nonno di Francesco Garibaldi, Ezio, figlio di Ricciotti, che si occupò anche della traslazione della salma da Nizza nel 1932. “Perché ricordiamo Anita Garibaldi? – conclude il suo discendente – Perchè non è solo un personaggio storico. È un esempio di forza, di indipendenza e di passione politica. La sua vita ci ricorda che il coraggio non è un privilegio di pochi, ma una scelta possibile per chi decide di non accettare i limiti imposti dalla società”. Il film è stato presentato per la prima volta nel novembre 2025 al San Francisco New Concept International Film Festival, dove ha ricevuto tre premi. Sono stati insegniti di prestigiosi riconoscimenti Federico Wardal (‘Usa Excellence for Acting a Film Monologue’), Francesco Garibaldi-Hibbert (‘The Best Film Concept’) e Andrea Ceccomori (‘The Best Soundtrack’).

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