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Difesa europea, Ischinger: “Siamo troppo piccoli, il formato E5 può essere la soluzione”

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Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito come possibile nucleo capace di spingere la difesa europea oltre le lentezze dei meccanismi istituzionali tradizionali. È l’obiettivo della European Defense Roundtable della Munich Security Conference (Msc), che fa tappa oggi a Roma dopo gli incontri di Monaco, Parigi e Ditchley Park, nel Regno Unito

L’iniziativa, organizzata a Roma dalla Msc insieme allIstituto Affari Internazionali (Iai), si tiene a Palazzo Orsini, sede ufficiale dell’Ambasciata del Sovrano Militare Ordine di Malta presso la Santa Sede. Al tavolo siedono rappresentanti di alto livello dei governi, delle forze armate, del mondo accademico e dell’industria dei cinque Paesi dell’E5. Il think tank italiano ci sono il presidente Michele Valensise, il direttore Marco Simoni, Nicoletta Pirozzi e Alessandro Marrone

A spiegare l’origine del progetto è stato questa mattina il presidente della Msc Wolfgang Ischinger, durante un incontro con la stampa ospitato dall’ambasciatore tedesco in Italia Thomas Bagger, al quale era presente anche l’Adnkronos. “Abbiamo cominciato a pensarci all’inizio di quest’anno, prima della conferenza di febbraio”, ha raccontato. L’idea, ha precisato, nasce dalla Msc, fondazione privata e indipendente, e non dal governo tedesco: cercare un formato capace di “promuovere l’idea della difesa europea” al di là delle strutture esistenti dell’Ue e della Nato

La scelta è caduta sull’E5, i cinque Paesi europei che insieme concentrano una parte rilevante del peso politico, militare e soprattutto industriale del continente. “Non si può difendere l’Europa se non si dispone di una base industriale”, ha sottolineato Ischinger, ricordando le capacità presenti in Germania, Regno Unito, Italia e Francia e la rapida crescita della Polonia, che negli ultimi anni ha portato la propria spesa militare ai livelli più elevati dell’Alleanza in rapporto al Pil. 

La serie è stata inaugurata durante la Msc di febbraio a Monaco. Parigi ha ospitato il secondo appuntamento a maggio e Ditchley Park, vicino Oxford, il terzo. La Msc considera quindi Roma la quarta tappa del percorso. A seguire, ha annunciato Ischinger, ci sarà Varsavia a metà ottobre e infine un incontro conclusivo in Germania, ospitato dal ministro della Difesa Boris Pistorius, probabilmente nella seconda metà di novembre.  

Il punto, per Ischinger, è che la costruzione europea deve ora misurarsi con una funzione per la quale le sue istituzioni non erano state originariamente progettate: la deterrenza e la risposta a minacce militari esterne. “Il progetto europeo, in generale, ha in qualche modo ristagnato”, ha osservato, ricordando la stagione in cui figure politiche come Hans-Dietrich Genscher ed Emilio Colombo lanciavano grandi progetti comuni. Oggi, invece, “stiamo entrando in un mondo nuovo” e le minacce esterne hanno assunto una dimensione “molto, molto seria”. 

Un problema riguarda anche la velocità delle decisioni. Gli strumenti costruiti a partire dagli anni Cinquanta per l’integrazione economica e politica europea, ha osservato il diplomatico tedesco, non sono necessariamente quelli più adatti a un’Unione chiamata a dissuadere possibili aggressioni militari, e si tratta di una sfida “enorme” ed “esistenziale”. 

Da qui anche la provocazione con cui Ischinger ha descritto il peso dei singoli Stati europei nel nuovo sistema internazionale. Ha ricordato una vecchia battuta secondo cui in Europa esistono “due categorie di Paesi: quelli piccoli e quelli che non hanno ancora capito di esserlo”. Oggi, ha sostenuto, quella formula è ancora più vera: vista dalla Cina, dove è stato da poco, l’Ue appare come “un gruppo di Stati nani”. “Non parlo degli stati membri con pochi abitanti: anche Italia e Germania sono piccole”. La conseguenza è che “se non spingiamo seriamente in avanti il progetto europeo, creando una capacità di agire e più Europa, non meno Europa, non dobbiamo sorprenderci se non siamo in grado di difendere i nostri interessi”. 

Proprio lItalia, secondo l’ambasciatore Bagger, ha assunto un peso crescente nel dibattito sulla sicurezza continentale, grazie non solo alla stabilità politica ma alle capacità industriali nel settore degli armamenti, della tecnologia, dello spazio e dell’ingegneria. 

Ischinger ha infine indicato nei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta due possibili “blueprint” per rafforzare l’Europa. Il problema, ha concluso, non è più la produzione di proposte: “Parlarne è facile, promuoverle è relativamente facile. Prendere decisioni non lo è”. La Msc, nelle intenzioni del presidente, vuole allora agire da “catalizzatore” per “spostare le cose dalla discussione all’azione”. 

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