L’Italia sospende l’accordo di Schengen con la Spagna dopo la crisi migratoria di Ceuta. Il ministero dell’Interno ha disposto la chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna, sospendendo quindi il trattato di Schengen. La decisione è stata assunta a seguito delle più recenti acquisizioni informative analizzate in particolare nel Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere che il ministro Matteo Piantedosi ha presieduto questa mattina al Viminale.
L’Italia ha inoltre deciso che rafforzerà i controlli lungo la frontiera con la Francia. A seguito di un confronto telefonico tra il ministro Piantedosi e l’omologo francese, Laurent Nuñez, è stata infatti condivisa l’opportunità di un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre tra i due Paesi nell’ambito di accordi di collaborazione tra forze di polizia già precedentemente sottoscritti tra Francia e Italia.
La premier Giorgia Meloni ieri aveva prospettato il ricorso a “strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna”, lo spazio di libera circolazione dell’Ue, che dal 1995 consente il libero passaggio tra le frontiere interne dell’Ue, indipendentemente dalla nazionalità. Lo spazio è regolato da una serie di norme che ne garantiscono la validità permanente, con eccezioni precise e limitate nel tempo.
Oggi lo spazio Schengen conta 29 Paesi europei: 25 Stati membri dell’Ue più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, che non fanno parte dell’Ue ma applicano le stesse regole. Cipro e Irlanda restano Stati Ue esclusi dall’area, mentre Bulgaria e Romania vi hanno aderito integralmente nel 2024, dopo l’ingresso della Croazia nel 2023. Il tutto si basa sull’assenza di controlli sistematici alle frontiere interne, ma è complementato dalla cooperazione di polizia e giudiziaria tra gli Stati Ue, un sistema di condivisione di dati su persone e oggetti ricercati e dalla politica comune del visto Schengen, che consente soggiorni fino a 90 giorni ai cittadini extra-Ue, oltre al rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne comuni come compensazione per l’assenza di controlli interni.
Prima del provvedimento annunciato oggi, in base all’ultimo aggiornamento della Commissione europea, risalente al 23 luglio, dal 2006 sono state notificate 498 reintroduzioni dei controlli alla frontiera. Il più recente è stato implementato dall’Italia, dal 24 al 26 luglio, per i soli confini con la Francia, visti i rischi all’ordine pubblico e alla sicurezza interna legata a un festival in Vald di Susa e il relativo rischio ai cantieri della Tav. Roma ha ripristinato anche i controlli alla frontiera con la Slovenia dal 19 giugno al 18 dicembre 2026 per far fronte al “rischio continuo di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori” lungo la rotta balcanica, oltre alle crisi in Medio Oriente e Ucraina, “alti livelli di migrazione irregolare” e la “forte presenza di reti di contrabbando e traffico”.