L’Italia in questi giorni sta vivendo probabilmente l’estate più tormentata degli ultimi decenni. Si stanno infatti registrando temperature particolarmente elevate che possono comportare rischi importanti per la salute, non solo per le persone più fragili, ma anche per chi assume farmaci.
In questo contesto, “il rapporto tra caldo e farmaci va considerato da due prospettive complementari: da un lato, le alte temperature possono compromettere la stabilità, ma anche l’efficacia e la sicurezza dei medicinali; dall’altro, alcuni farmaci possono rendere l’organismo più vulnerabile agli effetti del caldo”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Annalisa Capuano, membro della Società italiana di farmacologia (Sif) e direttrice del Dipartimento di Medicina sperimentale dell’università della Campania ‘Luigi Vanvitelli‘.
“La maggior parte dei farmaci è progettata per rimanere stabile entro condizioni precise, spesso a temperatura ambiente controllata e, in genere, non oltre i 25 °C, salvo diversa indicazione riportata sulla confezione o nel foglio illustrativo”, ricorda Capuano. “Le alte temperature possono accelerare i processi di degradazione dei principi attivi, riducendo l’efficacia del trattamento farmacologico. Tra i farmaci più sensibili si annoverano: antibiotici, anticoagulanti, antiepilettici, antidolorifici e sedativi – elenca l’esperta – che richiedono condizioni particolarmente stabili di conservazione, non oltre i 25 °C”. Non tutti i medicinali sono sensibili allo stesso modo. “Le categorie più delicate sono quelle che richiedono la conservazione in frigorifero, in genere tra 2 e 8 °C: insulina e alcuni farmaci per il diabete, diversi ormoni, numerosi vaccini e prodotti biologici”, indica Capuano.
Ma la tutela della salute durante le ondate di calore “non riguarda solo la corretta conservazione dei medicinali. È importante ricordare ai nostri pazienti che alcuni farmaci, sebbene conservati in modo corretto, possono rendere il nostro corpo più vulnerabile agli effetti del gran caldo” – mette in guardia l’esperta – Indipendentemente, anche senza assumere farmaci, durante la stagione estiva, quando arriva il gran caldo, il nostro corpo incontra più difficoltà a mantenere stabile la temperatura, la pressione; inoltre si suda molto, viene meno l’equilibrio dei liquidi corporei e ciò può comportare disidratazione, debolezza, cali di pressione o, nei casi estremi anche un colpo di calore. Quest’ ultimo può avvenire anche all’ombra o in luoghi chiusi e umidi senza esposizione diretta al sole, a causa di temperature elevate e scarsa ventilazione”.
Tra i farmaci che rendono il nostro organismo più suscettibile agli effetti del caldo, pecisa Capuano, rientrano “i diuretici, i quali inducono maggiore eliminazione di acqua e sali minerali attraverso le urine e, pertanto, possono causare disidratazione, crampi o abbassamenti della pressione. Anche beta-bloccanti e farmaci vasodilatatori, usati molto per problemi cardiovascolari (soprattutto ipertensione), possono ostacolare la risposta del nostro corpo alle alte temperature, portando a debolezza estrema, capogiri o abbassamento importante della pressione arteriosa. Ma non solo i farmaci del cardiovascolare, anche alcuni che agiscono sul sistema nervoso, come i farmaci per il trattamento del Parkinson, gli antipsicotici, e i farmaci antidepressivi, possono compromettere la regolazione della temperatura corporea o anche ridurre la pressione. Altre classi farmacologiche, tra cui gli ansiolitici, possono aumentare capogiri e provocare sonnolenza e senso di spossatezza, mentre i vecchi antistaminici possono ridurre la produzione di sudore, che è uno dei principali meccanismi con cui il corpo si raffredda”.
“Ciò non significa che autonomamente i pazienti possono sospendere le terapie quando fa caldo” – avverte l’esperta – Al contrario, qualsivoglia modifica di dose, di orario o scelta di terapie alternative deve necessariamente essere valutata dal medico curante o dallo specialista. I pazienti che assumono i suddetti farmaci possono però autonomamente bere con regolarità, evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, restare in ambienti freschi, alzarsi lentamente se hanno debolezza e prestare attenzione a campanellini d’allarme come confusione, crampi, battito irregolare, sete intensa, capogiri importanti, diminuzine dell’urina o ancora, sensazione di svenimento”. Se dovessero presentarsi tali sintomi, è “consigliabile spostarsi subito in un ambiente fresco, bere e contattare subito un medico, soprattutto se il paziente è particolarmente fragile o se è un anziano”, conclude la farmacologa.