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Basket, la rivincita della provincia

[oblo_image id=”1″] Nel calcio bisogna accontentarsi delle briciole. A giocare per vincere sono sempre le stesse: per antonomasia Juve, Milan o Inter, nei momenti di massimo splendore si inseriscono le romane. Certo, ci sono favole come quella del Chievo, ma possono essere derubricate come eccezioni che confermano la regola. A dettare legge rimangono le squadre delle metropoli mentre le provinciali devono lottare per sopravvivere continuando ad oscillare tra A e B. Nel basket le parti si invertono. Se la regina indiscussa del campionato rimane il Montepaschi Siena, altri piccoli capolavori vengono plasmati da mani sapienti e menti lungimiranti.

Cosa dire dell’Air Avellino? Dalle serie minori alla conquista della Coppa Italia con disarmante disinvoltura. E l’approdo nel gotha continentale dell’Eurolega ha consacrato la nuova dimensione di una città che si è scoperta improvvisamente innamorata del basket. Quasi uno sberleffo pensando alla crisi di Napoli, tornata ad annaspare dopo un breve periodo di splendore. Ma anche altre piazze riescono a sopperire alla “carenza demografica” con l’organizzazione della società e la passione dei tifosi. Se Cantù e Pesaro appartengono alla storia della pallacanestro nostrana, ultimamente sono giunte alla ribalta in grande stile Montegranaro, Teramo Rieti

Fanno da contraltare le metropoli. Torino fatica terribilmente a riportare il grande basket all’ombra della Mole, gli investimenti dell’Armani Milano non sono serviti ad arricchire la bacheca, mentre Roma rimane un’eterna incompiuta a cui sembra mancare qualcosa per coronare l’imponente progetto dirigenziale. Senz’altro è più facile ritagliarsi spazio in città non intorpidite dalla passione calcistica, ma è sempre la qualità della gestione societaria a fare la differenza. Vince chi crede nel basket promuovendolo nel settore giovanile con politiche di ampio raggio senza limitarsi all’acquisto da sbandierare alla stampa. Anche se una domanda viene spontanea: siamo sicuri che nello sport dei giganti sia un male trovare piccole realtà capaci di spezzare l’egemonia del triangolo metropolitano Torino-Milano-Roma?

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