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Arriva l’influenza: paracetamolo o ibuprofene? I consigli dell’infettivologo

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Temperature in calo e l’autunno che sta arrivando, lo scenario preferito per l’influenza stagionale: insieme a febbre, dolori muscolari, mal di testa e disturbi respiratori. Ma come affrontarla nel modo corretto? Quando è preferibile il paracetamolo e quando può essere indicato l’ibuprofene? Esistono farmaci antivirali efficaci e quali sono i soggetti più a rischio? A queste e altre domande risponde l’infettivologo Massimo Andreoni, professore emerito dell’università degli Studi di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio superiore di sanità, con alcuni consigli pratici per gestire i sintomi e capire quando è necessario rivolgersi al medico.

Per l’influenza è meglio prendere il paracetamolo o l’ibuprofene? “Meglio il paracetamolo, perché è un analgesico e agisce sulla febbre. L’ibuprofene, invece, è un farmaco antinfiammatorio”, risponde Andreoni.

Si possono prendere insieme o alternarli? “In una prima fase della malattia, quando i sintomi non sono ancora al culmine, è preferibile utilizzare il paracetamolo e osservare come evolve la malattia. Se invece l’influenza dovesse manifestarsi in maniera importante e aggressiva, si può valutare il ricorso allibuprofene.”

Vale lo stesso consiglio anche per i bambini? “A maggior ragione per i più piccoli è importante prestare attenzione e valutare con cautela la terapia.”

Esiste un farmaco ‘migliore’ per curare l’influenza? “Esistono farmaci efficaci contro i virus influenzali, in particolare alcuni antivirali come zanamivir e oseltamivir. Sono indicati soprattutto per i pazienti ad alto rischio di sviluppare una malattia grave e in presenza di una diagnosi certa di influenza. È però fondamentale che vengano assunti entro le prime 48 ore dall’esordio della malattia.”

Quali sono i consigli pratici e quando è il caso di chiamare il medico? “Dipende molto dalle condizioni del paziente. Se si tratta di una persona fragile, è importante sentire subito il medico. Per pazienti fragili intendiamo, per esempio, persone con patologie cardiache, Bpco, insufficienza renale, diabete o immunodepressione, oltre agli anziani molto avanti con l’età”. Se invece si tratta di una persona sana, “in assenza di segnali di peggioramento è possibile aspettare almeno tre giorni prima di contattare il medico, monitorando l’evoluzione dei sintomi. In caso di un peggioramento significativo, però, è opportuno rivolgersi tempestivamente a un professionista” conclude Andreoni.

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