È di almeno cinque feriti, tra cui un ragazzo di 14 anni, il bilancio degli attacchi missilistici russi condotti nella notte contro Kiev. Lo hanno riferito le autorità della capitale ucraina, citate da Ukrainska Pravda. I bombardamenti, effettuati con missili balistici, hanno provocato incendi e danneggiato diversi edifici residenziali, un asilo e una struttura non abitativa nel quartiere di Solomianskyi.
Secondo l’amministrazione militare di Kiev e il Servizio statale per le emergenze, l’esplosione ha distrutto parte della facciata al piano terra di un edificio residenziale di cinque piani, mentre l’onda d’urto ha mandato in frantumi le finestre di altri palazzi. Danneggiato anche un edificio di due piani all’interno di un complesso scolastico per l’infanzia.
Altri attacchi russi sono stati condotti nella notte contro l’Ucraina e hanno danneggiato diverse infrastrutture energetiche nelle regioni di Kiev e Zhytomyr, oltre a un importante ponte nella capitale. Lo ha riferito il sindaco della Capitale, Vitali Klitschko, denunciando una situazione particolarmente critica per la fornitura di elettricità.
“Ci sono molte proposte diverse e diversi colloqui, alcuni dei quali sono utili e molto importanti. Noi sosteniamo il cessate il fuoco, sosteniamo la de-escalation. Ma finora non abbiamo visto alcuna prova, alcun segnale da parte della Russia che sia pronta a fare qualcosa. Ed è questo, credo, il motivo per cui la situazione è pericolosa”, aveva detto ieri sera il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky in un’intervista alla Cnn.
“Quando non vogliono discutere di come porre fine a questa guerra, e mi riferisco ai russi, ma vogliono invece iniziare a parlare di una nuova architettura della sicurezza in Europa, è pericoloso” ha rimarcato. Tra l’altro, secondo Zelensky, “è più pericoloso per l’Unione europea che per noi. Noi non facciamo parte dell’Ue. Siamo sulla strada dell’adesione, ma non siamo ancora membri. E non facciamo parte nemmeno della Nato. Per questo, scusate se intervengo, non sto parlando a nome di queste organizzazioni, ma è pericoloso per tutti noi. Viviamo tutti in Europa. Non vogliamo una nuova Yalta, una Yalta 2.0″.