Il Museo archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo torna pienamente fruibile, con le sue storiche collezioni e un nuovo ordinamento museografico, dopo un lunghissimo cantiere di restauro e riallestimento. E regala ai visitatori un’opera unica, il carro da Pompei ritrovato nei depositi del museo, parte delle donazioni borboniche di primo ‘800. Prosegue così il racconto del Salinas, la più antica istituzione museale pubblica della Sicilia (1814), presentato nella sua interezza questo pomeriggio con l’apertura definitiva del primo e del secondo piano, alla presenza del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, dell’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, e del direttore del museo, Giuseppe Parello, che sono intervenuti con il coordinamento della giornalista Elvira Terranova.
Gli spazi vengono restituiti al pubblico al termine di un articolato e meticoloso cantiere di restauro con il conseguente riordinamento delle storiche collezioni archeologiche, un viaggio nella storia più remota della Sicilia e del Mediterraneo in un complesso monumentale, l’ex convento dei Padri Filippini all’Olivella, dove il Salinas ha sede dal 1866.
«La riapertura completa del Salinas è un risultato atteso da tempo – dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani – al quale il mio governo ha contribuito sostenendo gli interventi necessari a riportare in mostra collezioni rimaste per anni nei depositi. È un impegno che dobbiamo anzitutto ai siciliani, perché possano conoscere e apprezzare la ricchezza della propria storia. La prima esposizione del carro da Pompei rende ancora più significativo questo appuntamento e dà il giusto riconoscimento al lavoro di chi lo ha studiato e identificato. Continueremo a investire nei nostri musei, convinti che la cultura debba avere un ruolo sempre più forte nello sviluppo della Sicilia, anche per le opportunità che offre al turismo e all’occupazione».
«A diciassette anni dall’avvio dei lavori e a dieci dalla riapertura del piano terra, restituire oggi alla piena fruizione i tre piani del Museo Salinas è un grande traguardo per Palermo e per tutta la Sicilia – afferma l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato –. Tornano accessibili collezioni straordinarie, capaci di raccontare la nostra storia e di richiamare visitatori, studiosi e appassionati da tutto il mondo. Palermo ritrova così uno dei suoi più importanti attrattori culturali, con un’offerta che arricchisce l’esperienza di chi visita la città. Portare a compimento questo percorso significa dare valore al patrimonio e farne una risorsa concreta per la crescita del territorio».
«Una nuova tappa nel percorso di valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale che custodiamo – commenta il direttore del Salinas, Giuseppe Parello –. Un intervento che coniuga il rispetto per l’architettura storica del monumento, in continuo dialogo con il cuore pulsante della città. E con una rinnovata attenzione alla fruizione delle collezioni, rendendole protagoniste di un’esperienza di conoscenza coinvolgente e accessibile. In questa direzione si inserisce anche il nostro progetto di “Design for All” per un museo inclusivo, capace di accogliere ogni visitatore, indipendentemente da età, abilità, competenze linguistiche e capacità di concentrazione. Perché il Salinas sia sempre più un luogo di meraviglia, dialogo, incontro e cultura, aperto a tutti».
Dal 1995 il museo è intitolato ad Antonino Salinas, illuminato archeologo che lo diresse ininterrottamente dal 1873 al 1914 e che fu titolare all’Università di Palermo della prima cattedra di archeologia istituita in Italia. Il “Cantiere del Salinas” prende il via nel 2009 con i fondi europei Por 2000-2006 (quasi 16 milioni di euro) per gli interventi di restauro dell’intero complesso monumentale, il ripristino funzionale e il riordinamento museale. Nel 2016 la restituzione del piano terra con le ricche raccolte dei più antichi scavi archeologici in tutta la Sicilia riunite intorno ai due chiostri e alla nuova Agorà, spazio contemporaneo d’ispirazione greca che accoglie seminari e dibattiti culturali. Nel 2022, con i Fondi Sviluppo e Coesione “Patto per la Sicilia” – Palermo – Patto per il Sud (2.800.000 euro) è stato avviato il riallestimento del primo e del secondo piano. Nel 2026, sotto la direzione museale dell’architetto Giuseppe Parello (in carica dal 2024), viene completato l’allestimento. Tra il 2024 e il 2026 vengono realizzati ulteriori interventi tecnici per l’adeguamento alla normativa antincendio vigente, la revisione degli impianti antintrusione e l’organizzazione dei percorsi di visita (per un totale di circa 270.000 euro, fondi del dipartimento dei Beni culturali della Regione Siciliana).
Il riordinamento scientifico delle collezioni del Salinas è stato progettato da un comitato di studiosi e accademici cui è seguito il coordinamento delle direttrici pro tempore. Nella fase realizzativa vi ha lavorato un team interistituzionale di specialisti (le sei archeologhe del Salinas con i colleghi dell’Università di Palermo, del Cnr e delle Soprintendenze siciliane) con il coordinamento, negli ultimi due anni, del direttore Parello. Oggi i due nuovi piani del Salinas (quasi 5 mila metri quadrati con il piano terra) offrono al visitatore un vivace racconto compiuto tra passato e presente. Al primo piano del Salinas sono i “gioielli di famiglia”, ovvero le collezioni storiche che, sin dall’Ottocento, ne hanno fatto una delle più ragguardevoli istituzioni museali d’Italia. Ecco le donazioni borboniche, con pregevoli statue, vasellame e suppellettili in bronzo dai siti di Pompei e Torre del Greco (fra le novità inedite anche reperti organici, come fichi secchi carbonizzati, granaglie, frammenti di tessuto); l’arte etrusca con monumentali sarcofagi, statue e sfingi della straordinaria Collezione Casuccini (acquistata nel 1866 dal neonato Regno d’Italia per l’allora Museo nazionale di Palermo, sull’onda del sentimento unitario risorgimentale, grazie ai buoni uffici del ministro palermitano Michele Amari); e ancora l’arte egizia e le meraviglie delle “Wunderkammer” e del collezionismo di gesuiti, benedettini e aristocratici siciliani confluiti a inizio Ottocento in quello che era il primo museo pubblico della Sicilia; una sezione di oreficeria con raffinatissimi gioielli delle culture fenicio-punica, greca, romana e bizantina; le collezioni numismatiche – quasi tutte inedite – che ricostruiscono la storia della monetazione in Sicilia, dalle origini e fino all’Ottocento, attraverso le varie culture e dominazioni. Si prosegue al secondo piano con la narrazione archeologica della Sicilia occidentale e di Palermo con i risultati – sinora mai esposti al pubblico – delle campagne di scavo succedutesi per tutto il Novecento. Una narrazione che fa luce sulla fase preistorica (in mostra una riproduzione dei celeberrimi graffiti dell’Addaura, oggi inaccessibili e databili intorno a 16.000 anni fa), i siti indigeni, la fase fenicio-punica (Marsala, Solunto) e un approfondimento sulla storia medievale di Palermo con una raccolta di ceramiche di fattura arabo-normanna; una sezione è dedicata alla Sicilia occidentale, dall’età tardo-antica al medioevo. Conclude il percorso la spettacolare, aerea, Sala dei Mosaici, con il tetto di cristallo che sfiora l’azzurro del cielo di Palermo e irradia di luce l’intero spazio.
La riapertura del Salinas coincide con un’importante novità per il mondo scientifico: viene esposto per la prima volta il carro cerimoniale proveniente dalla Casa di Sallustio a Pompei (I sec. d.C.) e “gemello” di quello ritrovato nel 2021 a Civita Giuliana, il cui rinvenimento e la successiva esposizione hanno consentito alle archeologhe del Salinas, un team di sei professioniste, di attribuire a un carro cerimoniale un corpus di oggetti in bronzo e ferro sino ad allora studiati e mai esposti. Il frutto di uno “scavo” nei magazzini del Salinas, dove giacevano reperti archeologici provenienti dalle donazioni borboniche di inizio Ottocento recuperati grazie a un lungo lavoro di ricerca incrociata tra documenti d’archivio, diari di scavo, registri del museo e soprattutto attente ricognizioni nei depositi.