“La sconfitta di Trump è un tonfo che riempie di sollievo. Il Re di Washington ha pagato in una volta sola tutte le sue scelte politiche. Ma a catturare la mia attenzione in questo giro elettorale non è stato chi ha vinto queste elezioni, ma come sono state vinte”. Lo afferma Lucia Annunziata, europarlamentare del Partito Democratico, commentando i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e riflettendo sulle implicazioni del voto americano per la sinistra italiana ed europea.
“I Democratici hanno fatto emergere una classe dirigente nuova, più giovane, multietnica, molto spostata a sinistra. E forse lo hanno fatto persino senza volerlo. Perché il cuore del partito continua a guardare a Kamala Harris, ai candidati di sempre, a una politica che fatica a uscire dai propri schemi. Intanto, fuori da quel mondo che si è già più volte accartocciato su sé stesso, è cresciuta un’altra generazione”, osserva Annunziata.
Una generazione che, secondo l’europarlamentare, ha saputo allargare il proprio consenso senza rinunciare alla propria identità politica. “È una storia che comincia con Obama, ma che oggi prende una strada diversa. Una generazione capace di parlare alle comunità arabe e musulmane, agli afroamericani, ai latinoamericani, ai quartieri popolari delle grandi città. Ma anche, e in questo caso soprattutto, ai bianchi di classe media”. E aggiunge: “Questa nuova classe dirigente non ha vinto nascondendo le proprie idee. E non ha cercato di somigliare ai repubblicani per conquistare qualche voto in più. Ha fatto politica, ha organizzato consenso, ha parlato a persone che non si sentivano più rappresentate”.
Per Annunziata, il risultato americano dovrebbe rappresentare anche un’occasione di riflessione per il campo progressista italiano. “Non mi piace definirla lezione per noi italiani europei, ma è su questo aspetto che la vicenda americana dovrebbe accendere un alert nel nostro sistema politico progressista. In Italia c’è una convinzione che torna puntualmente quando ci avviciniamo alle elezioni: per vincere bisogna spostarsi al centro o più a sinistra. Come se per vincere si dovesse in ogni caso, attenuare la propria identità. Come se esistesse un elettore moderato o radicale, da qualche parte, immobile in attesa che la sinistra gli vada incontro a braccia aperte”.
Il punto centrale, sottolinea, è la capacità di intercettare le esigenze economiche e sociali di un elettorato sempre più articolato. “I temi sui quali questa nuova generazione ha costruito consenso non sono affatto marginali. Sono quelli mainstream, la affordability che era il centro della sicurezza e della dignità dell’American way of life. La forza per tenere in vita con fierezza tutto quello che si muove al di sotto del livello della grande ricchezza. Tema quanto mai determinante nel nostro Occidente. Il costo della vita, la casa, i salari, la sanità. Questioni che attraversano una società profondamente cambiata, dove anche la classe media ha molti volti, molte origini, radici e storie diverse”.
“Una sinistra riconoscibile, anche molto avanzata sui diritti, può parlare a un elettorato largo se riesce a entrare nella vita delle persone. Se capisce che dietro le differenze culturali ci sono spesso le stesse difficoltà economiche, le stesse preoccupazioni per i figli, la stessa paura di perdere terreno”, prosegue Annunziata, pur riconoscendo che “non sarà facile tenere insieme questa nuova generazione e il vecchio Partito Democratico americano. Le contraddizioni sono molte. Ma qualcosa si è mosso, e sarebbe un errore fare finta di non vedere”.
Il ragionamento si sposta quindi direttamente sul Pd e sulla leadership di Elly Schlein. “Quella nuova classe dirigente americana somiglia, per molti versi, al partito che Elly Schlein vorrebbe costruire. Più giovane, più plurale, con un’identità progressista chiara. La differenza è che in Italia fatichiamo ancora a trasformare questa identità in un rapporto forte con la classe media, con il lavoro, con le condizioni materiali di chi vive nelle nostre città e nelle nostre periferie”.
“E allora forse la domanda è sbagliata. Non si tratta di decidere se la sinistra debba essere più moderata o più radicale. Si tratta di capire chi rappresenta, e se è ancora capace di parlare alla maggioranza delle persone, invece di inseguire una collocazione politica che, a forza di cercarla rischia di diventare un luogo solo immaginario”, conclude Annunziata.