“Con ‘Toilet’ porto in scena l’incapacità dell’uomo contemporaneo di guardarsi dentro”. Lo racconta all’Adnkronos Gabriele Pignotta, autore, regista e interprete della dramedy che fino all’8 novembre è in scena al Teatro Piccolo Eliseo di Roma. Uno spettacolo che assume un valore speciale perché ha accompagnato la riapertura del Teatro Piccolo Eliseo di Roma, tra i luoghi simbolo della scena teatrale capitolina. “Per me è stata una gioia immensa”, spiega Pignotta. “Il Piccolo Eliseo è un patrimonio della città e un punto di riferimento per noi artisti. Quando scrissi ‘Toilet’, alla fine del 2019, dissi subito che quello sarebbe stato il teatro perfetto per questo spettacolo. Ha la dimensione giusta, unisce intimità e prestigio. E poi ci siamo risparmiati l’ennesima sede di una catena di abbigliamento low cost”, dice l’attore. Lo spettacolo – una produzione ‘Artisti associati – Centro di produzione teatrale’ – che racconta di un uomo che si ritrova in un bagno da cui non riesce più a uscire. Dentro c’è Flavio Bretagna, venditore sempre al telefono, sempre di corsa, sempre altrove con la testa. Si ferma in una piccola area di servizio senza nemmeno registrare dove si trovi, entra in bagno e, quando prova a uscire, la serratura non cede. Uno scherzo? No. Mentre fuori non risponde nessuno. Con il cellulare come unica via di fuga, Bretagna comincia una trattativa sempre più surreale con il Maresciallo dei Carabinieri, con la sua segretaria e con una galleria di personaggi imprevedibili, compresi gli autori degli annunci scritti sui muri del bagno. Si ride molto, poi la tensione sale, e con il passare delle ore quelle quattro mattonelle diventano lo spazio in cui affiora l’inconscio del protagonista, senza più vie di fuga.
Sullo sfondo di una situazione tanto surreale quanto universale, Pignotta racconta di come una prigionia inaspettata si trasforma in un viaggio interiore e in una riflessione sulla contemporaneità. “Flavio Bretagna è l’uomo medio contemporaneo”, osserva l’attore. “Ha paura di pensare troppo e di valere troppo poco. Non ha il coraggio di non adeguarsi. Oggi viviamo nell’impatto costante dei social, in una corsa continua verso una vetrina in cui vogliamo entrare tutti”. Eppure, ricorda, “le più grandi lezioni sulla felicità ci hanno insegnato a rallentare. Quando una persona è nel panico le diciamo di respirare. Oggi l’uomo contemporaneo respira troppo velocemente”. In fondo, ‘Toilet’ “è una lettera d’amore alla necessità di rallentare”. È proprio questa incapacità di fermarsi il cuore dello spettacolo. Secondo l’autore, la paura della solitudine e del silenzio nasce da una crisi più profonda d’identità: “Non abbiamo lavorato abbastanza per costruirci un’identità precisa in cui riconoscerci. Stiamo vivendo una seconda rivoluzione industriale che sta modificando valori e riferimenti. L’uomo di oggi ha paura di fermarsi perché non sa bene dove fermarsi”. Alla domanda su quanto ci sia di autobiografico nello spettacolo, Pignotta ammette: “In parte sì. Ho scritto ‘Toilet’ in un momento particolare della mia vita, quando ero appena uscito da questa fase che racconto nello spettacolo, che è il risultato di un percorso personale e di alcune riflessioni che stavo facendo in quel periodo. Poi la paternità mi ha cambiato profondamente: mi ha regalato una nuova chiave di lettura del mondo, delle priorità e del tempo”. Oggi, dice, “non ho più paura di pensare, di restare solo con me stesso. E lo sto insegnando anche a mia figlia. Le cose vanno attraversate, solo così si superano”.
Il percorso di ‘Toilet’ è diventato negli anni un esempio di narrazione multipiattaforma. Nel 2022 ‘Toilet’ è diventato un film prodotto da Vision Distribution e Fenix, scritto, diretto e interpretato da Pignotta con le voci di Lillo, Francesco Pannofino e Vanessa Incontrada. Nel settembre 2025 la storia ha fatto un ulteriore salto con ‘Toilet the social series’, spin-off originale pensato per i ritmi del web: i primi 15 episodi hanno superato le 250mila visualizzazioni tra Instagram, Facebook, TikTok e YouTube. Un progetto che continua a reinventarsi e a parlare a un pubblico sempre nuovo. E ora lo fa in teatro. “Per me è fondamentale attraversare linguaggi diversi”, afferma Pignotta. Il teatro “non deve rimanere fermo su sé stesso”. Chi fa drammaturgia contemporanea, spiega l’attore, “ha il dovere di tenere aggiornati ritmi, linguaggio e modalità di comunicazione”. Per l’artista sarebbe un errore “chiudersi nel sacro mondo del teatro proprio mentre il pubblico tradizionale sta scomparendo anagraficamente. Bisogna guardare al futuro e soprattutto ai giovani”. Nel frattempo, lo spettacolo si prepara ad andare in tour in Cina e in Sud America: “L’universalità di questa storia? Prima di tutto il bagno”, dice sorridendo. “Ed è il motivo per cui lo spettacolo funziona anche all’estero. Tutti conoscono quel luogo e tutti riconoscono Flavio Bretagna, perché quella corsa frenetica verso risultati che non ci accontentano mai accomuna un po’ tutto il pianeta”.
Autore, regista e interprete dello spettacolo, Pignotta paragona il suo metodo di lavoro a quello di un cantautore: “Per me è tutto un unico flusso. Parte tutto da un’emozione o da un’urgenza che prende forma attraverso la scrittura e arriva al pubblico grazie all’interpretazione. La storia che immagino non posso farla raccontare a un altro, perché diventerebbe la sua storia”. Nel corso dell’intervista l’artista riflette anche sullo stato della comicità italiana, rivendicando il valore culturale della commedia: “Far ridere non dovrebbe essere solo evasione. La commedia ha una grande opportunità: far riflettere dopo aver aperto il cuore dello spettatore. Se riesci a far sorridere qualcuno, quello è il momento giusto per stimolare una riflessione. È lì che il racconto diventa davvero ricchezza”. E nonostante social, algoritmi e contenuti sempre più brevi, Pignotta sulla sfida di far ridere il pubblico resta ottimista: “Credo che ciò che aggancia davvero il pubblico sia l’autenticità. Se ti sento sincero, resto con te”.
L’autore allarga poi la riflessione al tema del politicamente corretto, che a suo avviso sta mettendo in difficoltà la comicità contemporanea. Pur prendendo le distanze da una difesa dello “scorretto” a tutti i costi, Pignotta invita a preservare la libertà espressiva degli artisti: “Non sono d’accordo con il politicamente scorretto a ogni costo, ma la censura fa male all’arte in generale”. Nel futuro dell’attore c’è un romanzo (“ho già iniziato un percorso con un editore”), nel frattempo pensa a un suo sogno nel cassetto. Racconta di aver sviluppato negli anni una particolare sensibilità nei confronti degli anziani, una fascia della popolazione che ritiene “troppo spesso messa ai margini”. Il suo sogno è quello di dedicare tempo ed energie a iniziative capaci di “restituire loro centralità, dignità e occasioni di espressione”, magari proprio attraverso il teatro. “Frequentandoli ho scoperto che dentro sono identici a quando avevano vent’anni”, osserva. “A cambiare è il modo in cui la società li guarda e li valorizza. Mi piacerebbe vedere un anziano sorridere, sentirsi ancora valido, tornare a casa soddisfatto dopo essersi espresso attraverso il teatro”. Un progetto che, ammette, non avrebbe finalità economiche ma esclusivamente umane. “Questo è il mio sogno: avere il tempo e le risorse necessarie per dedicarmi a qualcosa che non abbia un ritorno economico, ma che sia bello di per sé. Alla scoperta dell’essere umano, che è la cosa più bella di questo viaggio”, conclude.